di Margherita Lopes (*)
Pochi, fragili e sempre più preziosi: i neonati si riducono ogni anno in Italia. Nel 2025 le nascite nella Penisola sono state appena 355.000 (-3,9% rispetto all’anno precedente). Un problema fatto non solo di numeri. “Si parla tanto di denatalità e incentivi, ma oggi nascere in un luogo o in un altro fa ancora la differenza in termini di accesso ai diritti”, sottolinea Maria Domenica Castellone, vice presidente del Senato, alla presentazione a Palazzo Madama della campagna ‘1000 Buoni Giorni. Salute, cura e diritti per bambini, bambine e famiglie’, promossa da Cittadinanzattiva. La scienza ci dice che i primi 1000 giorni di vita di un bimbo sono una finestra fondamentale per la salute dell’adulto di domani. “Eppure il periodo che va dal concepimento ai due anni in Italia è condizionato ancora dal luogo di nascita e dal reddito”, sostiene Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva. Se per Castellone Cittadinanzattiva è una “sentinella sul territorio, preziosa per raccogliere i dati ed elaborare proposte concrete, perché chi vive sulla propria pelle dei problemi ha un occhio particolare nell’individuare possibili soluzioni”, l’associazione ha presentato un’interessante analisi che fotografano la disparità affrontata dai più piccoli. L’analisi civica condotta sui Piani regionali della prevenzione evidenzia una profonda eterogeneità di approcci sul territorio nazionale. Maria Vitale, responsabile Programmi per la salute di Cittadinanzattiva, punta il dito sulle “forti differenze nell’accesso ai servizi educativi 0-3 anni, ma anche ai consultori, ai servizi per la tutela della salute mentale perinatale, ai percorsi di prevenzione, al supporto alla genitorialità”. Se Lombardia, Veneto, Lazio, Campania, Piemonte, Basilicata e Umbria puntano sulla programmazione dedicata, che vede l’adozione di progetti specifici e strutturati sui 1000 giorni con sistemi dedicati di monitoraggio, Abruzzo, Liguria, Marche e Molise seguono invece il modello incentrato sui consultori e sul percorso nascita, valorizzando queste strutture come presidi destinati a questo specifico arco temporale. Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Valle d’Aosta, Province Autonome di Trento e Bolzano applicano il modello sociosanitario integrato, mettendo in rete consultori, Centri per le Famiglie, salute mentale, servizi educativi e comunità locali. Infine Sardegna, Sicilia, Puglia e Campania adottano un approccio orientato all’equità sociale soprattutto a beneficio delle aree interne e delle famiglie vulnerabili. Insomma, Regione che vai… “Sono due i momenti della vita in cui salute, cura e diritti non sono oggetto di tutele sufficienti: l’età anziana e i primi mille giorni dal concepimento ai 2 anni”, riflette Mandorino. “Sono fasi che richiederebbero un surplus di attenzione, per il fatto di essere due età indifese. Il caso della piccola Beatrice ci porta a riflettere: occorre impostare una campagna in cui fare pressione per politiche pubbliche sistematiche di tutela, informazione e per creare una rete impegnata con competenze ad hoc sui territori”. Una piattaforma digitale gratuita, sportelli di tutela, incontri e laboratori di formazione, ma anche sportelli di tutela sul territorio per la primissima infanzia e per ridurre le disuguaglianze territoriali. Questi i punti forti della campagna sostenuta da un Board che, insieme a Cittadinanzattiva, metterà a punto una piattaforma di interventi mirati a mettere in connessione famiglie, istituzioni, professionisti sanitari, educatori, Terzo Settore e comunità territoriali. L’obiettivo è ambizioso: trasformare i primi 1000 giorni in una leva di equità sociale, salute pubblica e innovazione del welfare.
