Politica

Giustizia: l’allarme dei giudici sulla Rule of Law, pericolosa regressione democratica

di Emilio Orlando

(LaPresse) – Un allarme sullo stato della democrazia costituzionale, sul crescente squilibrio tra i poteri dello Stato e sul rischio di un arretramento dello Stato di diritto. È il messaggio emerso dal seminario di studi “Rule of Law”, svoltosi alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e delle più alte cariche istituzionali, con interventi del vicepresidente del Csm Fabio Pinelli, del presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso e del consigliere del Csm Antonello Cosentino. Il tema centrale del confronto è stato il progressivo indebolimento dei meccanismi di garanzia democratica, in una fase storica segnata – come è stato sottolineato più volte – da “fenomeni di regressione democratica” e da un rafforzamento del potere esecutivo a discapito degli altri poteri dello Stato.

Uno degli avvertimenti più netti è stato lanciato da Fabio Pinelli, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, che ha parlato di un’epoca “caratterizzata da significative regressioni dello Stato di diritto, anche in Paesi che un tempo avremmo definito di democrazia stabilizzata”. Pinelli ha ricordato come negli ultimi anni si siano registrati “fenomeni di degrado costituzionale” e “di significativo rafforzamento del potere esecutivo a detrimento di quello giudiziario”. Nel suo intervento Pinelli ha insistito sulla necessità di preservare l’equilibrio tra i poteri dello Stato e aggiornare il sistema dei “checks and balances”, oggi messo sotto pressione anche dalla crescita del potere tecnologico e dell’intelligenza artificiale. “La nostra non è più, o non è più solo, epoca di giuristi e di filosofi, ma di ingegneri e di algoritmi”, ha affermato, sottolineando i rischi derivanti dalla concentrazione di potere nelle mani delle grandi piattaforme globali.

Il presidente della Corte costituzionale, Giovanni Amoroso, ha invece posto l’accento sul contesto internazionale e sulle tensioni che attraversano le democrazie occidentali. “Viviamo un momento di estrema frammentazione e incertezza del panorama internazionale”, ha detto, denunciando “allarmanti fenomeni di regressione democratica verso forme di democrazia di investitura”. Amoroso ha richiamato il ruolo della Costituzione e della Corte costituzionale come presidio della democrazia rappresentativa e dello Stato di diritto, ma ha anche evidenziato le criticità rilevate a livello europeo. In particolare, ha ricordato che nella Comunicazione della Commissione europea del 2025 “vengono espresse preoccupazioni per il frequente ricorso alla decretazione d’urgenza”. Il presidente della Corte costituzionale ha inoltre ribadito che gli Stati membri dell’Unione europea “sono tenuti a provvedere affinché sia evitata qualsiasi regressione della loro legislazione e della loro giurisprudenza in materia di organizzazione della giustizia”, soprattutto quando possono essere messi in discussione “l’indipendenza dei giudici” e il ruolo della Corte deputata alla constitutional review.

Molto forte anche il richiamo del consigliere del Csm Antonello Cosentino sul tema dell’indipendenza della magistratura e della fiducia dei cittadini nei giudici. Citando la Commissione di Venezia, Cosentino ha ricordato che l’indipendenza del magistrato è uno “stato d’animo” che implica impermeabilità alle pressioni esterne e interne. “Il magistrato deve essere indipendente da sé stesso”, ha spiegato, richiamando il dovere del giudice di liberarsi dalle proprie convinzioni personali e ideologiche. Un equilibrio delicato che oggi si misura anche nello spazio pubblico e nella comunicazione dei magistrati. Secondo Cosentino, “l’imparzialità praticata abita nel processo, l’imparzialità percepita abita nello spazio pubblico”.

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