La guerra di Putin

Riusciranno gli europei a convincere Trump che gli accordi di Anchorage sono superati dai successi di Kiev?

President Donald Trump boards Air Force One, Friday, May 15, 2026, at Beijing Capital International Airport in Beijing. (AP Photo/Mark Schiefelbein) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

 

di Giuliano Longo (*)

A poco a poco sta emergendo le intenzioni dell’Europa per l’avvio di colloqui con Putin almeno per una tregua al fronte. Secondo l’agenzia  Bloomberg in occasione degli incontri con Trump al G7 della prossima settimana, gli europei cercheranno di ottenere il sostegno di Trump per i loro eventuali negoziati con Putin.

Gran Bretagna, Francia e Germania ritengono che il corso della guerra sia cambiato a favore dell’Ucraina e questo crea l’opportunità di rivedere le condizioni di pace concordate in Alaska, fra le quali il ritiro dell’esercito ucraino dal Donbass.

I leader europei vogliono che la Russia accetti un cessate il fuoco sulla linea del fronte e l’impiego  delle forze di pace occidentali a garanzia dell’ Ucraina, quindi faranno pressione su Trump e Putin s per eventuali   colloqui a luglio, con la partecipazione dell’Ucraina, della Federazione Russa, degli Stati Uniti e dell’UE.

La loro opinione è in sostanza che il corso del conflitto sia radicalmente cambiato a favore di Kiev annullando I contenuti degli accordi di Anchorage e che  le uniche proposte accettabili di pace siano quelle europee, anche se Putin la scorsa settimana ha ribadito che la base di ogni accordo rimangono le condizioni concordate conTrump in Alaska. Per l’Europa in questa fase, è fondamentale superare altre  eventuali soluzioni di compromesso, rendendo praticamente irrilevante cosa succederà dopo. Che è invece quello che preme a Putin.

Esiste un piano europeo di lunga prospettiva per la Pace?  La domanda rimane aperta.

Quando Trump esercitava pressione su Zelensky perchè giungesse a un compromesso con Putin, Mosca eserciva la su deterrenza ,ma evitando movimenti bruschi  e radicali nel conflitto in corso. Ora se è vero che la situazione bellica si va evolvendo a favore di Kiev ed evapora lo “spirito di Anchorage”, per il Cremlino la barriera deterrente sarà minore. 

Però attenzione, perchè l’attuale situazione è simile agli accordi di Minsk prebellici.

Allora Mosca attese  che i paesi garanti di questi accordi (Francia, Germania e Stati Uniti) mettessero sotto pressione Kiev per attuare la parte politica degli accordi, ovvero  il  reinserimento del Donbas – Donestz in uno status speciale. Quando al Cremlino ciò  si rese conto che nulla di quei colloqui sarebbe stato attuato e nessuno avrebbe fatto pressione su nessuno, allora Putin decise di invadere l’Ucraina.

Questa ovviamente la vulgata di Mosca, ma è anche noto che da anni l’Occidente si preparava – soprattutto dopo I moti di piazza  Maidan – ad affrontare per procura il nemico russo.

Sino a poco tempo fa  Mosca esaltava quasi in maniera ossessiva quelli accori in Alaska di cui gli americani, – alle prese con il loro conflitto nel Golfo – nemmeno quasi più parlano e Putin  sperava venissero attuati,. Questo  almeno sino alla primavera scorsa, ma ora scorrendo I media russi, pare proprio che le sue posizioni siano gradualmente cambiate. 
Probabilmente a Kiev e in Europa si aspettano che Putin indebolito, accetti– almeno in parte – le  loro condizioni ma – come dimostra l’esperienza del febbraio 2022 – la reazione russa potrebbe invece comportare una brusca escalation.

In quale forma  non è ancora chiaro, ma sarà determinata dall’attuale situazione al fronte e ai problemi interni della Federazione.. .

E qui sta l’incognita,  perchè più inciderà la valutazione  di Putin su questi aspetti, maggiore potrebbe essere la reazione di Mosca.  E solo a questo punto si vedrà se Trump sia pronto a lasciare il ruolo di mediatore abbracciando le condizioni  dell’Europa e di Kiev.

In sostanza –  prima di passare alle vie di fatto con recrudescenza del conflitto – Putin potrebbe valutare realisticamente se l’Europa e la Nato siano in grado di esporsi a questa minaccia anche con l’indispensabile sostegno americano. Per di più – a parte la continua esaltazione dei successi di Kiev – andrebbe  anche valutato il processo di logoramento della stessa Ucraina, forse più presente a Mosca che a Bruxelles o a Londra.

In sostanza l’opinione che Kiev stia in qualche modo ribaltando la situazione bellica, anzichè un pugnale alla gola di Putin, potrebbe invece favorire  la revanche di quel partito della guerra che alligna al Cremlino e da tempo chiede una svolta bellica radicale con tutti mezzi.

Che ovviamente non conviene nemmeno alla Russia, ma pensare che essa  non disponga dei mezzi per farlo anche senza I rischi nucleari, potrebbe essere un abbaglio devastante. Solo allora si potrà verificare se l’Europa è pronta a cantarle a muso duro a Putin….ma non è nemmeno da escludere  che  la diplomazia. – lentamente – prenda il posto del “sonno della ragione” bellico.

(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale

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