La guerra di Putin

Ucraina. Tutti a Washington, ma la vera novità del vertice è il prossimo incontro Putin – Zelensky

di Giuliano Longo

Forse la montagna ha partorito solo un topolino, ma è comunque un topolino bianco di pace, anche se  Zelensky e i “volenterosi europei” cui si è unita Giorgia Meloni, non hanno ottenuto gran che da Trump.

Comunque le novità sono due: la prima che Putin e Zelensky si incontreranno entro il mese di agosto, la seconda che gli stati Uniti garantirebbero la sicurezza dell’Ucraina in modi e forme tutte da specificare, ma comunque escludendo l’adesione diretta di Kiev alla NATO..

 

Chi  invece ha le idee ben chiare è proprio Zelensky il quale ha proposto a Trump un massiccio pacchetto di sicurezza da 150 miliardi di dollari, di cui 100 in armamenti americani, ma -si noti bene – finanziati dall’Europa e una partnership per la produzione di droni del valore di 50 miliardi di dollari.

 

Ma quando lunedì  è stato chiesto al Tycoon  degli ulteriori aiuti militari per Kiev, ha risposto ai giornalisti: “Non daremo nulla. Stiamo vendendo armi”.

 

Una proposta comunque astutae quella di Zelensky, a spese atrui.  che solletica  l’agenda  “America First” ” di Trump, presentando l’accordo come vantaggioso per l’industria statunitense piuttosto che per gli aiuti tradizionali.

 

Che tuttavia che si presenta a doppio taglio poiché potrebbe riferirsi alle garanzie di difesa per l’Ucraina, ma anche alla propsettiva di un proseguimento del conflitto per molti mesi.

 

Ben poco cosa, dopo che Trump ha abbandonato le sue iniziali richieste di cessate il fuoco dopo l’incontro di venerdì scorso con Putin.  perseguendo ora un accordo di pace globale che sembra favorire le posizioni russe sulle concessioni territoriali.

 

Tregua d’armi sulla quale hanno ancora insistito il Cancelliere Tedesco Mertz e il presidente francese Macron nonostante. nel corso dell’incontro, fosse stata mostrata una mappa dei territori ucraini già occupata dai russi ad esclusione dell’area di Zaporizhja e di alcune aree del Donbass ancora i mano ucraine,.

 

Con molta chiarezza Trump ha invece dichiarato ai giornalisti nello Studio Ovale che apprezzava l’idea di un cessate il fuoco, ma che le due parti avrebbero potuto lavorare a un accordo di pace mentre i combattimenti continuavano.

 

Vorrei che si fermassero, mi piacerebbe che si fermassero”, ha detto. “Ma strategicamente questo potrebbe rappresentare uno svantaggio per una delle due parti”.

 

Una sorta di licenza a chiudere la partita militare secondo i piani del Cremlino?

 

Reasta il fatto che Mappa presentata (ostentata?) nello Studio Ovale  dimostrava la situazione difficile per Kiev sotto il profilo militare,  nonostante lo scorso venerdì il comandate in capo ucraino Sirsky abbia dichiarato che i nuovi insediamenti occupati dai russi rappresentavano l’1%, forse riferendosi solo alle conquiste degli ultimi giorni..

 

 

A proposito dei territori contesii in precedenza in pochi  hanno notato il mutamento di sfumature nelle  affermazioni di Zelensky  precedente al suo incontro alla Casa Bianca, quando ha parlato   di “altri territori” che non verranno mai concessi alla Russia.

 

Una affermazione che potrebbe implicare anche  un congelamento dello status di quelli attualmente occupati dai russi,  in primis la Crimea, della quale Kiev è comunque  sempre ben intenzionata a far saltare il ponte, come avvenuto con l’attentato sventato di due giorni fa.

 

Tornando all’incontro Putin-Zelensky che dovrebbe svolgersi entro questo mese,  Trump ha dichiarato sul suo social Truth di aver parlato con Putin per organizzare  l’incontro, che precederà i colloqui trilaterali con lo sesso Trump, sebbene tempi e luoghi specifici rimangano indefiniti.

 

Il portavoce del Cremlino Yuryi Ushakov ha riferito che il presidente americano ha trasmesso a Putin  informazioni sui negoziati con Zelensky e gli alleati europei e ha confermato che  i vertici della Federazione Russa e degli Stati Uniti hanno sostenuto l’idea di proseguire i negoziati diretti russo-ucraini e contemporaneamente quelli tra Mosca e Washington.

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