di Lucrezia Clemente (*)
L’abbraccio e le carezze ai bimbi in un centro di prima accoglienza per migranti è una delle immagini che rimarrà nella memoria del viaggio apostolico di Leone XIV in Spagna, il primo in 15 anni di un Papa nel Paese iberico. L’incontro emotivo con giovani che hanno rischiato la vita per arrivare in Europa ha segnato l’ultima tappa della visita di Prevost. “Siamo tutti migranti, siamo tutti pellegrini in cammino verso la nostra patria celeste. Aiutiamoci a vicenda a rendere questo viaggio un’esperienza più umana per tutti”, è stato l’appello lanciato dal Pontefice, che poi, incontrando le realtà di accoglienza e integrazione, ha rivolto un messaggio anche ai trafficanti che “approfittano della disperazione”. “Fermatevi e convertitevi”, ha detto. Nell’isola spagnola il Papa ha messo in evidenza l’importanza di una vera integrazione che, ha spiegato, comporta diritti e doveri per entrambe le parti. A chi accoglie, ha sostenuto, spetta il compito di “imparare ad allargare la propria casa” e di “non chiudere il cuore all’incontro”. A chi arriva invece quello di “aprirsi con fiducia alla comunità” rispettando le sue leggi e imparando la sua lingua. Parole piene di significato per la Spagna dove il tema migratorio è al centro di un acceso dibattito politico, con il governo di Pedro Sanchez che ha avviato la regolarizzazione di almeno 500mila migranti e il Partito popolare e Vox che nelle regioni in cui hanno stretto un accordo di governo, hanno stabilito una cosiddetta ‘priorità nazionale’ per ricevere aiuti pubblici. Il Pontefice ha ricordato più volte anche il dramma di chi perde la vita in mare in cerca di un futuro migliore. “Ogni vita persa su queste rotte è un fallimento per la famiglia umana”, ha detto Prevost, affermando che i cristiani non possono rimanere indifferenti a questi “cimiteri del mare”. Dopo l’incontro con i migranti al centro ‘Las Raices’, che da quando è stato aperto, nel 2021 ha accolto oltre 54mila persone, e quello con le realtà di integrazione a La Laguna, Prevost si è diretto in papamobile al porto di Santa Cruz de Tenerife, per l’ultimo dei tanti bagni di folla in Spagna. Con sgabelli e cappellini, chi con un libro, chi con il lavoro a maglia, i residenti dell’isola si sono radunati fin dalla mattina presto attorno alle transenne che delimitavano il percorso che avrebbe fatto Leone, primo Pontefice a visitare le Canarie. La folla è poi cominciata ad affluire al porto dove il Papa ha celebrato l’ultima messa nel Paese iberico. “Nessun essere umano è un’isola”, ha ricordato Leone davanti a 40mila persone, “siamo nati per l’incontro”. Il Pontefice ha concluso la funzione salutando la Spagna e dicendosi “profondamente commosso” per il grande affetto ricevuto. Poi, in netto ritardo sulla tabella di marcia, si è diretto all’aeroporto di Tenerife Nord dove si è tenuta una breve cerimonia di saluto a cui ha partecipato il re Felipe VI. Dopo un incontro bilaterale con il sovrano e i saluti alle autorità iberiche, il Papa è salito a bordo dell’aereo Iberia A320 che avrebbe dovuto riportarlo a Roma, ma un guasto al velivolo ha costretto a un improvviso cambio di piani. Proprio mentre si attendeva che l’aereo decollasse, il portellone si è aperto di nuovo e il Papa ha abbandonato il velivolo accompagnato dal re. Alla fine il sovrano, per non far attendere ulteriormente il Pontefice, gli ha messo a disposizione il suo Falcon per permettergli di rientrare all’aeroporto di Roma Fiumicino. Secondo fonti dell’equipaggio di Iberia, citate da El Paìs che era a bordo dell’aereo papale, il problema sarebbe stato causato dal forte vento che soffiava sull’isola. Il Falcon con a bordo Leone è poi decollato dopo le 18, ora locale.
(*) La Presse
