Politica

Scuola: Valditara, con noi indottrinamento non più tollerato

 

“Con questo Governo e con me come Ministro dell’Istruzione e del Merito l’indottrinamento a scuola non è più tollerato”. Così in una intervista a ‘Il Tempo’ il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara dopo il caso dei due studenti sanzionati per aver appeso in una scuola di Cesena uno striscione con scritto ‘L’Italia agli italiani’. L’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia Romagna ha appena chiesto chiarimenti al dirigente del liceo Vincenzo Monti di Cesena. Per gli studenti anche il compito di preparare una tesina riparatoria da presentare alla maturità, ovvero una riflessione sul razzismo. L’elaborato deve essere riparatorio di un comportamento scorretto. Al ministro interessa capire “se il contenuto dell’elaborato critico è riconducibile alla frase contenuta nello striscione appeso a scuola. In questo caso l’oggetto non sarebbe pertinente dal momento che “L’Italia agli italiani” non è una affermazione razzista” e sottolinea che “la stragrande maggioranza fa il proprio lavoro in modo serio, professionale ed equilibrato. Bisogna essere riconoscenti nei loro confronti. Poi c’è una piccola minoranza che pensa sia legittimo indottrinare gli studenti. Vuole imporre la propria visione del mondo. Con i precedenti governi, di tanti colori, si è fatto finta di niente per non avere contestazioni e non essere attaccati da una certa intellighenzia subito pronta a dare del ‘fascista’. Oggi, con questo governo e con questo ministro, tutto ciò non è più tollerato”, spiega ancora Valditara. “I docenti devono stimolare lo spirito critico, favorire il pluralismo, prospettare opinioni diverse, metterle a confronto. Ciò non toglie che debbano anche fornire legittimamente la propria versione, ma sempre tenendo conto delle altre letture. La finalità dell’insegnamento è far maturare lo studente, valorizzare i suoi talenti. La grande missione della scuola è educare alla libertà. Essere liberi da qualsiasi soggezione a persone, mode o ideologie”.

Da anno scolastico ’23-24 diminuite aggressioni a docenti”

 

“Rispetto all’anno scolastico ’23-’24, quando abbiamo iniziato a contabilizzare le aggressioni ai docenti, per la prima volta c’è stata una netta diminuzione. Sono circa una ventina in meno. Veniamo da decenni di delegittimazione dell’autorità. Ricordo un episodio che ho inserito anche nel mio libro ‘La rivoluzione del buon senso’. Mi ero da poco insediato al Ministero, quando una professoressa mi contattò, raccontandomi di una sua studentessa che si rifiutava di spegnere il cellulare. Di fronte al rimprovero, rispose: ‘Io non riconosco la tua autorità’. Questo è il simbolo della crisi del rapporto tra studente e docente”, ha aggiunto il ministro sottolineando che “sicuramente c’è il tema dei social che stimolano l’aggressività e la maleducazione. L’altro aspetto decisivo è l’educazione a casa. Non voglio generalizzare, ma in alcuni genitori, cresciuti all’indomani delle tendenze culturali ed educative diffuse dal ’68 e dintorni, non vi è più l’attenzione ad un rapporto che stimoli il giovane al rispetto dell’autorità e al senso di responsabilità. Talvolta assistiamo a genitori che si trasformano in ‘sindacalisti’ del figlio, contestando i docenti. È necessaria una svolta culturale e valoriale. Pensiamo a Michel Foucault che arrivò addirittura a paragonare le scuole alle caserme, alle carceri o agli ospedali. Quella è la stessa visione che ritorna nelle frasi di una certa sinistra moderna quando mi accusa di ‘disciplinamento’, ‘autoritarismo’ e ‘addestramento’. Concetti che risalgono al ’68 e udiamo ancora oggi”.

Red

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