– Individuare i pazienti più vulnerabili prima che il danno cardiaco associato alle terapie oncologiche diventi clinicamente evidente. Con un budget complessivo superiore ai 50 milioni di euro, il Compass (Cardio-Oncology Multidisciplinary Patient Assistance Solution), è attualmente il più grande progetto Innovative Health Initative in corso ed è dedicato al fenomeno della cardio-tossicità delle terapie oncologiche. Coordinato dal King’s College London, Compass riunisce un ampio consorzio multidisciplinare che coinvolge una sessantina di partner tra istituzioni cliniche, accademiche e industriali (un ruolo chiave è svolto da GE Healthcare). Tra i principali protagonisti del consorzio c’è la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, co-coordinatore del progetto, di cui è project manager il dottor Saverio Gravina della Direzione Scientifica – Grant Office del Policlinico Gemelli.
Un progetto per individuare i pazienti più fragili
“Questo progetto – spiega la professoressa Giovanna Liuzzo, Professore associato di Medicina Cardiovascolare, Università Cattolica del Sacro Cuore, direttore della UOSD Sindromi Coronariche Acute, Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS, Co-Principal Investigator (PI) di Compass – ha l’obiettivo di individuare i pazienti più vulnerabili prima che il danno cardiaco associato alle terapie oncologiche diventi clinicamente evidente. Per farlo, integreremo dati clinici, biomarcatori innovativi, analisi genomiche e informazioni provenienti da dispositivi wearable (quali frequenza cardiaca, variabilità della frequenza cardiaca e molto altro), attraverso algoritmi di intelligenza artificiale, in grado di riconoscere precocemente i segnali di rischio e costruire modelli predittivi personalizzati. Un aspetto centrale del progetto sarà proprio la caratterizzazione biologica dei pazienti. L’obiettivo è consentire una vera medicina di precisione, proteggendo il cuore senza compromettere l’efficacia delle cure oncologiche e riducendo il rischio di interruzione delle terapie”. I pazienti saranno valutati prima, durante e dopo la terapia oncologica mediante un approccio multimodale che combina imaging cardiovascolare, biomarcatori e tecnologie digitali. Un ruolo centrale sarà svolto dall’ecocardiografia, la metodica più diffusa e scalabile, arricchita da nuovi software capaci di identificare alterazioni cardiache molto precoci, insieme a tecniche avanzate come TAC cardiaca e risonanza magnetica. Saranno inoltre studiati nuovi marcatori di danno miocardico, ottenuti mediante biopsia liquida e il contributo della genetica e della farmacogenetica alla suscettibilità individuale e alla risposta ai trattamenti.
Il cuore innovativo del progetto è realizzare una piattaforma europea condivisa
“Grazie all’intelligenza artificiale – conclude la professoressa Liuzzo – analizzeremo sia i pazienti arruolati prospetticamente, sia ampie coorti storiche di lungo-sopravviventi. Il cuore innovativo del progetto sarà la realizzazione di una piattaforma europea condivisa che integrerà dati raccolti nei diversi Paesi partecipanti. Questo repository rappresenterà una risorsa unica per sviluppare nuove strategie di prevenzione, diagnosi precoce e gestione personalizzata della cardiotossicità, con l’ambizione di trasformare il modo in cui vengono seguiti i pazienti oncologici dal punto di vista cardiovascolare e di rendere le cure sempre più sicure, efficaci e personalizzate”. Per quanto riguarda i biomarcatori di imaging, l’esame di base resta l’ecocardiografia, anche nelle sue applicazioni più avanzate. “Ma oggi, grazie ad altre metodiche di imaging, quali PET e risonanza magnetica (RMN) – spiega il professor Luigi Natale, Associato di Radiologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, direttore del Centro Avanzato di Radiologia (ARC), responsabile della UOC di Radiologia toracica e cardiovascolare e Co-PI del Compass – siamo in grado di studiare anche i cosiddetti biomarcatori funzionali e il danno tessutale, sui quali l’ecocardiografia aggiunge poco”. A seconda dei diversi Work Package interessati, nel Compass ci sono gruppi che si occupano dello studio del danno aterosclerotico precoce, attraverso la TAC coronarica (sia valutando il calcio coronarico, che le placche instabili)”. “Per quanto riguarda gli studi di risonanza magnetica – prosegue Natale – ci saranno due modelli fondamentali: quello della classica tossicità da antracicline e quello della miocardite indotta dagli immune checkpoint inhibitors (immunoterapia). La RMN è infatti in grado di documentare sia l’edema tessutale, che i danni irreversibili (necrosi ed eventuale sviluppo di fibrosi sostitutiva, di cicatrici), accanto a parametri funzionali più sofisticati e riproducibili di quanto misurabile con l’ecocardiogramma (volume, frazione d’eiezione, strain)”. L’ultimo passaggio che viene fatto per la valutazione del danno tessutale “è lo studio dell’ossigenazione del miocardio, che riflette un danno microvascolare, sia in condizioni di riposo, che sotto stress iperventilatorio. Tutte queste valutazioni ci dovrebbero portare all’identificazione di nuovi biomarcatori di imaging. La PET, che non ci vede direttamente coinvolti (questi studi vengono fatti al King’s College di Londra) esplorerà invece il danno mitocondriale”, conclude.
