L’Unione europea è compatta al fianco dell’Ucraina. E il primo Consiglio europeo dopo 16 anni senza Viktor Orban è l’ulteriore occasione per dimostrarlo. A seguito del segnale di unità arrivato dal G7, dai capi di Stato e di governo europei ne è atteso uno ulteriore a Bruxelles con l’adozione a 27, quindi all’unanimità, delle conclusioni sull’Ucraina. Al momento, il nodo resta il dialogo con il presidente russo Vladimir Putin che ancora non sembra avere intenzione di sedersi al tavolo negoziale. E a questo proposito riprende slancio l’ipotesi di un inviato Ue – caldeggiata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni – che parli con una voce unica a nome dell’Europa. “Io continuo a ritenere che questo proliferare di formati alla fine rischi di rendere poco efficace quello che l’Europa può fare, perché sono molti ma nessuno di quei formati alla fine ha l’autorevolezza e l’autorità per parlare a nome dell’Europa nel suo complesso”, aveva affermato la premier al termine del G7.
Forte dell’apertura del primo gruppo di capitoli negoziali per l’adesione, superato l’ostacolo Ungheria con la revoca del veto da parte di Peter Magyar, Kiev ora spera di potere aprire i successivi cinque. “La situazione sta chiaramente cambiando per l’Ucraina. Lo slancio è forte. E l’Europa lo porterà ancora più avanti”, dice la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen accanto a Zelensky in occasione del summit. La speranza, dice, è di potere aprire i prossimi cluster “durante l’estate”. Per Kiev “è stata una settimana storica”, afferma il presidente del Consiglio europeo Costa sottolineando l’unione dei 27 nel sostenere Kiev e intensificare la pressione sulla Russia. Dal canto suo Zelensky ringrazia gli europei parlando di “grande momento” per il proprio Paese. Sull’allargamento “sappiamo tutti che sarà un processo lungo, ma bisogna iniziare dai primi passi”, dice il cancelliere tedesco Friedrich Merz, sponsor di un percorso di integrazione graduale insieme al presidente francese Emmanuel Macron. Nelle intenzioni di Costa c’è di preparare il tema per poi poterlo affrontare poi al vertice di ottobre.
Dopo le notizie sui primi contatti avviati con Mosca dall’ufficio di Costa con l’obiettivo di aprire i canali di comunicazione, riprende quota l’ipotesi di un inviato speciale per la Ue. La mossa si inserisce nel contesto degli appelli arrivati da Zelensky, affinché l’Europa assuma un ruolo più attivo nel creare le condizioni per futuri negoziati di pace. A quanto si apprende a Bruxelles, sarebbe “difficile” convergere su un nome unico in breve tempo. Il punto è che si deve trattare di una figura in grado di rappresentare in modo soddisfacente tutti gli Stati membri, escludendo quindi i formato negoziali con le diverse configurazioni, vedi i formati E3 (Francia, Germania e Regno Unito) o E5 (Francia, Germania, Regno Unito, Italia e Polonia), che rischierebbero di lasciare fuori alcuni partner. Più accreditata l’ipotesi che l’eventuale inviato debba avere uno stretto legame con le istituzioni europee, considerato anche il complesso sistema di sanzioni ora in essere contro la Russia. In ogni caso, la questione fondamentale resta la disponibilità di Mosca al dialogo. Disponibilità che al momento sembra ancora mancare.
