La guerra di Putin

Per Zelensky la guerra è persa, ma in Europa bisogna dirlo sottovoce

di Giuliano Longo

Dopo aver assassinato, e rivendicato, l’assassinio del generale Kirillov e del suo vice ad uso e consumo dei suoi alleati, Zelensky candidamente ammette di non avere la forza per “liberare” il Donbass e la Krimea, che è come dire “abbiamo perso la guerra”.

Nel frattempo il segretario della NATO Rutte avverte che non bisogna parlare troppo di pace perché senno i russi si rilassano e (aggiungiamo noi) magari vincono la guerra. Siccome la signora Von der Leyen non può essere da meno, la UE si appresta a varare il 16° o 17° pacchetto di sanzioni (ormai non le contiamo più) che da tempo dovevano sdraiare la Russia che ancora sta in piedi.

Anche Biden da parte sua raschia il barile di soldi ed armi a spese di contribuenti americani che nemmeno sanno dov’è l’Ucraina, prima che Trump chiuda i rubinetti.

Sembra il gioco del cerino che resta nella mano del più fesso, in questo caso l’Europa, la cui forza è dimostrata dal fatto che i governi cadono uno dopo l’altro (leggi Francia e Germania che non sono le ultime ruote del carro). Anzi la leader dell’anno, Giorgia Meloni ,vara l’ultimo pacchetto di aiuti a Kiev, mettendo in competizione a chi è più filoatlatico fra destra e sinistra.

Poi furbescamente (come suo solito) annuncia (udite udite, bontà sua!) che con Trumpo occorre essere “realisti” in attesa di baciare la pantofola del nuovo inquilino della Casa Bianca.

Una serie di scemenze e di menzogne, da destra come da sinistra, che nemmeno ricordano il fallimento degli accordi di Istanbul Russo-ucraini di tre anni, fa sabotati da Biden e dai suoi vassalli britannici.

I quali, credendo ancora di essere l’ectoplasma del passato Impero, avranno pure l’Atomica ma hanno   un miniesercito vessato dai tagli di bilanci, si sono divertiti con l’MI5 ad aizzare i Servizi ucraini con i più sofisticati strumenti di provocazione a poco prezzo.

Tanta allegra baraonda in un lago di sangue ucraino e russo alimentato da trasfusioni di miliardi di dollari per “ricostruire” l’Ucraina, già fallita prima della guerra, con un Hub di lucrosi investimenti occidentali. Giusto un per le recuperare le spese, mentre ai migranti e agli sfollati ucraini ci sta già pensando la generosa Europa, quella che butta a mare o relega nei lagher africani, siriani, bengalesi ecc..

Non sappiamo ancora se questo illuminato disegno potrà aver luogo dopo che per tre anni questi luminari della democrazia e teorici badogliani de “la guerra continua”, hanno aizzato Zelensky a combattere “sino all’ultimo ucraino”, mentre il criminale Putin, con il quale non si va nemmeno a prendere un caffè, demoliva sistematicamente l’economia e le infrastrutture del Paese, sperimentando, già che c’era, nuovi ordigni.

“A gera è guera” e la vince il più forte, lasciandoci tuttavia rimuginare alcuni dubbi

O l’Occidente era davvero convinto di far saltare la cadrega di Putin, che non è poi così isolato dal Mondo (leggi Brics e Cina), oppure gli Stati uniti di Biden pensavano che mettendo un cuneo missilistico NATO, magari un domani nucleare, per colpire Mosca in 20 minuti, la Russia avrebbe ceduto, un po come è successo in Siria.

L’altra ipotesi, la più benevola, ma non ci crediamo, è che l’Occidente abbia creduto alle promesse di vittoria di Zelensky il cui obiettivo è sempre stato quello di pompare armi e soldi con la sua ultima smargiassata di pochi mesi fa quando ha rifilato con gran clamore l’ultimo “pacco” (o sola) del suo “piano della vittoria”, mentre oltre il 50% degli ucraini è stanco della guerra e i suoi coscritti obbligati, anche con la forza, fuggono all’estero o disertano.

E allora “che fare?”

Nessuno ha le idee chiare, probabilmente nemmeno Trump che sogna solo lo scontro con la Cina, ma dai fumi della propaganda (buona e giusta quando si è in guerra e questa è già una guerra mondiale) qualcuno (non da sinistra, ci mancherebbe!) comincia a parlare di pace.

Non quella “senza se e senza ma” come implora papa Francesco, ma basterebbe una pacetta, una pacicchia, tanto per prendere fiato, la sciando ai russi il Donbass (dove la guerra è in corso dal 2014) e la Crimea che storicamente è sempre stata russa.

Un attimo di tregue e poi a Putin gliela faranno vedere loro Rutte e la Von der Leyen (ma ve li immaginate?) alfieri di una democrazia che a Kiev invece langue rattrappita dalla legge marziale e dalla corruzione della sua classe dirigente, monitorata dagli USA i rendiconti, e ben poco dalla sempre generosa Unione Europea.

Purtroppo il Trumpone cercherà il contatto diretto con “ l’amico Putin” e alla UE (che considera un organismo inutile) lascerà uno strapuntino giusto per educazione, sul quale potranno appoggiare il sedere in terza fila Gran Bretagna e Francia.

Quanto alla narrazione di Zelensky destinato a scomparire politicamente, rappresenta sicuramente il più grande spettacolo mediatico di questo secolo, ma lui, nella pratica, non avrà alcun ruolo nelle trattative con la Russia, anche perché la stessa costituzione ucraina glielo impedisce.

Probabilmente la guerra non finirà tanto presto, nemmeno con Trump e men che meno finirà quella mediatica. Anzi i contratti con le major degli armamenti pluriennali vanno rispettati e poi bisogna subito armare l’Europa, e rafforzare la Nato, ma ci credete veramente?

Senza il grande fratello americano l’Europa non va da nessuna parte e probabilmente The Donald, contrariamente al vecchio Joe che però ci ha giocato un po sporco, non crede proprio che la Russia, che non ne ha la forza, si appresti ad invadere l’Europa.

Ci credono i Paesi Baltici, ma poveretti, cosa contano?

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