La guerra di Putin

Ucraina, garanzie di sicurezza in cambio del Donbass?

di Giuliano Longo

Nelle ultime 48 ore  una raffica di dichiarazioni da Ucraina, Stati Uniti, Europa e Russia affermano che un accordo di pace è più vicino che mai. Lo hanno affermato Donald Trump, Volodymyr Zelenskyy, diversi leader europei e persino il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov.

A Kiev e in Europa, particolare enfasi è stata posta sulla decisione di Trump di fornire garanzie di sicurezza simili a quelle previste dell’articolo 5 della NATO, ma senza che Kiev aderisca  all’Alleanza, scelta alla quale Zelenskyy sarebbe a rinunciare.

Tuttavia, non ci sono state informazioni su un eventuale accordo raggiunto su un’altra questione controversa: il ritiro dell’esercito ucraino da tutto il Donbass, come ha ammesso lo stesso Presidente Ucraino, il quale ha precisato che la  richiesta di ritiro delle sue truppe non è stata avanzata dagli americani, ma dai russi, mentre lui e sta cercando di convincere Trump a respingere questa condizione e a sostenere solo un cessate il fuoco (congelamento)  lungo la linea del fronte.

Gran parte della stampa europea pubblica invece  articoli secondo i quali gli Stati Uniti sono disposti a fornire le garanzie di sicurezza promesse solo in cambio del ritiro delle truppe ucraine dalla regione di Donetsk, in caso contrario, le offerte di garanzia diventeranno irrilevanti.

Che Washington stia inquadrando la questione in questo modo lo conferma il Primo Ministro polacco Donald Tusk, il quale ha affermato che le concessioni territoriali all’Ucraina rientrano nei termini delle garanzie di sicurezza statunitensi.

Zelenskyy non è disposto ad accettare questa proposta, e gli europei stanno lavorando nella stessa direzione. Proprio l’altro ieri  hanno presentato le loro proposte di garanzie, che includono il dispiegamento di una forza multinazionale in Ucraina dopo la fine della guerra.

Che Putin accetti tali condizioni è piuttosto improbabile, ma da Washington è trapelata la notizia  che Mosca non si opporrà alle garanzie di sicurezza delle quali, tra l’altro, lo stesso Trump aveva parlato subito dopo il vertice in Alaska, definendo l’accordo della Russia sulle garanzie per l’Ucraina una “svolta importante” .

L’articolo 5 della NATO OBBLIGA i paesi dell’Alleanza a entrare in guerra se uno dei loro viene attaccato ed è formulato  in termini piuttosto ampi con  un’ampia gamma di opzioni per rispondere all’aggressione, oltre all’azione militare.

Ma pochi credono che Trump sarà disposto a dare all’Ucraina garanzie tali da obbligare gli Stati Uniti a entrare in guerra con la Russia in caso di un’altra invasione. Persino lo stesso Joe Biden, che aveva bloccato l’adesione dell’Ucraina alla NATO, ha esitato a farlo, sulla base del teorema che per l’Ucraina non si può rischiare un conflitto nucleare.

Per lo stesso motivo è molto improbabile anche l’accordo di Washington a sostenere i piani europei per il dispiegamento di truppe in Ucraina e, senza tale sostegno, l’Europa non è disposta a inviare unità.

Senza contare che l’originale piano di pace di Trump conteneva una clausola che vietava la presenza di truppe straniere in Ucraina e non ci sono ancora informazioni che questa clausola sia stata rimossa.

Pertanto, Washington continuerà probabilmente a fare pressione su Kiev affinché accetti la formula delle “garanzie in cambio del Donbass” nei prossimi giorni. Ed è possibile che Zelenskyy determini la sua posizione sulla  base della concessione del miliardario “prestito di riparazione” che verrebbe deciso in questi giorni dalla UE anche utilizzando i fondi russi congelati in Europa e soprattutto in Belgio, il quale appare molto refrattario a dare il suo consenso.

Ma come al solito  il Diavolo è nei dettagli.

 

L’idea di offrire garanzie di sicurezza unilaterali degli Stati Uniti all’Ucraina potrebbe anche  significare che gli Stati Uniti sono disposti a entrare in guerra per difendere l’Ucraina lasciandole in futuro la possibilità di fomentare provocazioni e trascinare l’America in uno scontro con la Russia.

Una simile garanzia mette anche a repentaglio l’Europa. Se gli Stati Uniti inviassero truppe in Ucraina, i russi contrattaccherebbero e le loro forze non si concentrerebbero solo sull’Ucraina, ma sull’intero  edificio della NATO con una guerra mondiale.

Mentre Ogni studio (incluse numerose simulazioni) dimostra che una guerra in Europa sarebbe devastante e porterebbe alla rapida sconfitta delle forze NATO che non è (ancora)  è preparata, né lo sono gli Stati Uniti da soli.

L’Europa 8 per ora) non può competere con la Russia, la cui macchina bellica è completamente industrializzata. L’unico ingranaggio rimasto nella macchina russa è la piena mobilitazione.

Se un accordo di sicurezza simile all’Articolo 5 venisse effettivamente invocato, gli Stati Uniti sarebbero esposti ance ad uno scontro nel Pacifico, poiché la Cina non esiterebbe a muoversi se gli Stati Uniti fossero impantanati in Ucraina e in Europa, con l’impossibilità di difendere Taiwan, esponendosi anche ad attacchi dalla Corea del Nord, alleata della Russia.

Un impegno degli Stati Uniti nei confronti dell’Ucraina simile a quello previsto dall’articolo 5 esonererebbe inoltre il Congresso dalla responsabilità di dichiarare guerra perché si riferirebbe ad un trattato internazionale esistente, mentre una Garanzia di Sicurezza per l’Ucraina toglie flessibilità e crea un obbligo giuridico di entrare in guerra.

Trump continua a insistere sul fatto che la guerra in Ucraina non è la sua guerra e che vuole restarne fuori, ma una tale garanzia di sicurezza  renderebbe la guerra in Ucraina una guerra americana. Non sorprende che questo sia l’obiettivo di Zelensky e dei volenterosi europei che è quello di coinvolgere gli americani nel conflitto intrappolandoli nel  rischio di conflitto con la Russia.

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