“È possibile che Serena Mollicone sia stata portata nel boschetto ancora viva e che le mosche abbiano iniziato ad essere interessate al suo corpo prima della morte stessa. Morte che poi è sopravvenuta e le mosche hanno continuato durante la decomposizione”. Così l’entomologa forense Paola Magni, rispondendo in video collegamento alle domande della procura generale della corte d’assise di Roma, durante l’udienza d’appello bis, per l’omicidio di Serena Mollicone, la studentessa di Arce scomparsa il 1º giugno 2001 e ritrovata morta due giorni dopo. In merito all’ipotesi che il sacchetto usato per avvolgere la testa della vittima e la copertura con i rami possano in qualche modo aver ritardato l’accesso delle mosche, la professoressa ha spiegato che “il ritardo avrebbe un effetto importante se il sacchetto fosse molto vicino al collo, se fosse veramente chiuso strettamente perché la mosca dovrebbe fare fatica per entrare” e in quel caso “probabilmente avremmo trovato mosche senza ali o ali spezzate all’interno, che non sono visibili in nessuna immagine per quanto ne so. Ci sono altre situazioni in cui gli insetti devono mangiare la plastica per entrare all’interno del sacchetto: questo non è successo perché c’era lo spazio sufficiente per entrare. Quindi un limite fisico c’era, ma era minimo. La vegetazione era presente, ma dalle immagini non mi sembrava essere edera velenosa o piante con particolari odori. Quindi un ritardo sì, ma minimo”, ha concluso l’entomologa forense. La prossima udienza è fissata per il 1 luglio.
