“Le banche italiane premiano la stabilità del governo italiano tornando a puntare con decisione sui titoli di Stato nazionali. A marzo 2026 gli istituti di credito detenevano nei propri bilanci 407,3 miliardi di euro di titoli pubblici italiani, con un incremento di 27,2 miliardi rispetto ai dodici mesi precedenti e una crescita annua del 7%. Il dato conferma il consolidamento di una tendenza iniziata nel corso del 2025 e segna una netta inversione rispetto al biennio precedente, quando il peso dei Btp nei portafogli bancari era progressivamente diminuito”.
È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo la quale, “dopo una flessione del 6,8% nel 2023 e del 2,5% nel 2024”, gli investimenti delle banche in titoli di Stato italiani “hanno registrato una forte accelerazione nel 2025, con una crescita del 9,9%, per poi attestarsi al 7% nel marzo 2026”. Complessivamente, i titoli di Stato rappresentano oggi “circa il 75,6% dell’intero portafoglio obbligazionario detenuto dalle banche italiane, che ammonta a 538,8 miliardi di euro”, sottolinea il Centro studi di Unimpresa. L’aumento degli acquisti di Btp, si sottolinea, “avviene in un contesto caratterizzato dalla riduzione dello spread, dal graduale allentamento della politica monetaria della Banca centrale europea e dal rafforzamento della stabilità finanziaria italiana. Parallelamente, le banche stanno riducendo la loro dipendenza dalla Bce: le attività verso l’Eurosistema sono diminuite del 15,2% su base annua e si attestano a 90,6 miliardi di euro, contro livelli nettamente più elevati negli anni successivi alla pandemia”. ‘incremento dei Btp in portafoglio si inserisce inoltre “in un quadro di miglioramento generale dei bilanci bancari. A marzo 2026 i prestiti complessivi risultano in crescita del 2,5% su base annua, dopo il +0,7% registrato a fine 2025, mentre il valore complessivo dei titoli detenuti dagli istituti è aumentato dell’8% rispetto all’anno precedente”, sottolinea il Centro studi di Unimpresa. “Il ritorno delle banche sul debito pubblico nazionale rappresenta un segnale di fiducia nei confronti dell’Italia e contribuisce a rafforzare la capacità del Tesoro di collocare sul mercato i titoli necessari a finanziare il fabbisogno dello Stato. Al tempo stesso, il fenomeno fa emergere la ricerca di investimenti caratterizzati da un equilibrio favorevole tra rendimento e rischio in una fase di graduale riduzione dei tassi ufficiali”, commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. “Quando gli istituti di credito aumentano la propria esposizione verso i titoli di Stato significa che considerano affidabile il quadro economico e sostenibile la gestione dei conti pubblici. Non è soltanto una scelta di investimento, ma anche una valutazione sulla credibilità complessiva dell’Italia. La riduzione dello spread, la stabilità politica degli ultimi anni e una gestione prudente della finanza pubblica stanno contribuendo a rafforzare la percezione del nostro Paese sui mercati”, aggiunge Longobardi. “Naturalmente l’obiettivo finale deve restare quello di sostenere sempre di più famiglie e imprese attraverso il credito all’economia reale. Tuttavia, in una fase caratterizzata da forti tensioni geopolitiche e da persistenti incertezze internazionali, il fatto che le banche continuino a investire nel debito sovrano italiano rappresenta un elemento di fiducia che contribuisce alla stabilità dell’intero sistema economico nazionale”, conclude Longobardi.
