Economia e Lavoro

Italia e Grecia allarmati per la Libia, ma gli alleati sono indifferenti

 

di Balthazar

Roma e Atene hanno individuato il coinvolgimento della Turchia e della Russia in una crescente minaccia alla sicurezza proveniente dal Nord.  Africa.

 

Troppo concentrati sull’Ucraina e scarsamente attenti alle minacce alla sicurezza vengono anche dalla Libia. Questo il messaggio che Italia e Grecia stanno cercando di trasmettere ai loro alleati dell’UE e della NATO, ma, a quanto pare, nelle completa indifferenza.

La preoccupazioni di Atene e Roma

I flussi migratori dalla Libia stanno nuovamente aumentando e Roma è preoccupata dalla  crescente influenza della Russia nell’instabile nazione nordafricana, con la presenza della potenziale nuova base navale  nel porto nordorientale di Tobruk.

 

Atene ha  invece  inviato due navi da guerra per pattugliare il largo della Libia non per controllare i russi (con i quali Atene non ha un comportamento ferocemente ostile), ma per monitorare le mosse della sua rivale storica, la Turchia, che sya collaborando con i libici per suddividere il Mediterraneo in zone marittime destinate all’esplorazione energetica.

 

Le zone rivendicate e contestate sono situate a sud dell’isola greca di Creta in uno scontro ormai decennale che pare inestinguibile.

Qualche giorno fa il Commissario europeo per le migrazioni, Magnus Brunner, accompagnato dai ministri di Italia, Grecia e Malta, sono stati dichiarate “persone non gradite” a Bengasi, territorio del leader libico orientale Khalifa Haftar, e sono stati costretti ad andarsene.

L’Italia e la Grecia sanno però che per affrontare un problema complesso come la Libia, un Paese più di tre volte più grande della Spagna, sarà necessario il sostegno di grandi alleati come gli Stati Uniti e la Francia.

La quale peraltro con il Presidente Sarkozy e il governo britannico  fu  promotrice dei bombardamenti sulla Libia  che determinarono la caduta di Gheddafi nell’ottobre del 2011, con il conseguente caos della successiva  e sanguinosa guerra civile .

 

I migranti, un problema senza soluzioni

Mercoledì il governo greco ha annunciato nuove e severe norme sull’immigrazione, mentre cerca di gestire l’ondata di arrivi dalla Libia a Creta nel pieno della stagione turistica.

“Una situazione di emergenza richiede misure di emergenza e pertanto il governo greco ha deciso di informare la Commissione europea che … sta procedendo a sospendere l’elaborazione delle domande di asilo, inizialmente per tre mesi, per coloro che arrivano in Grecia dal Nord Africa via mare”, ha detto ai legislatori il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis.

Dall’inizio dell’anno sono arrivate a Creta circa 9.000 persone dalla Libia, la maggior parte delle quali nelle ultime settimane, quasi il doppio rispetto al numero previsto per l’intero 2024.

A fine giugno la Grecia ha schierato due navi da guerra nel tentativo di arginare la recente ondata di arrivi di migranti. Alti funzionari governativi ne hanno tuttavia dubitato l’efficacia, avvertendo che le pattuglie navali potrebbero incoraggiare i migranti a gettarsi in acqua per cercare soccorso. In effetti, solo nell’ultima settimana oltre 2.000 migranti sono sbarcati a Creta.

Nel complesso , nella prima parte dell’anno si è registrato un aumento del 7% degli attraversamenti irregolari nel Mediterraneo Centrale (quasi interamente dalla Libia) rispetto al 20%  su tutte le altre rotte principali.

 

La repressione greca ha suscitato in Italia il timore  che altri migranti possano essere spinti nelle sue acque territoriali.

La  missione diplomatica della scorsa settimana era un tentativo di determinare quali soluzioni potessero essere praticabili, i fondi UE avrebbero probabilmente giocato un ruolo importante.

L’UE ha stipulato un accordo molto controverso con la Tunisia nel 2023, in cui ha pagato le autorità per arginare le migrazioni, ma un modello del genere non può essere replicato in un paese destabilizzato da milizie rivali come la Libia.

Mamma li russi!

Una recente esibizione   di armi russe a Bengasi durante una parata militare ha evidenziato la crescente vicinanza del Cremlino ad Haftar.

La Russia vuole una roccaforte nel Mediterraneo, soprattutto dopo che le nuove autorità in Siria hanno rescisso   il contratto di locazione di Mosca per il porto di Tartus dopo la caduta di Bashar al-Assad.

Il ministro degli Esteri italiano Tajani ha già avvertito della destinazione più probabile per una base navale sostitutiva a Sebha, nella Libia meridionale controllata da  Haftar.

Molti analisti e diplomatici seri non credono che Mosca sia già in procinto di puntare razzi contro l’Europa dalla Libia, ma anche senza può già utilizzare una manciata di basi militari in Libia per scopi logistici.

Finora la Russia ha utilizzato principalmente le basi libiche per gestire le sue operazioni nel resto dell’Africa, operando con l’Africa Corp (già Wagner)  nelle repubbliche  del Mali e del Niger anche contro il terrorismo Jihadista dopo l’espulsione della Legione Straniera francese.

Ma pare che i costi della guerra in Ucraina stiano privando l’Africa Corps dei fondi necessari per pagare anche le milizie libiche. Questa l’opinione di espertissimi occidentali i quali dimenticano che le milizie si pagano anche con risorse naturali, come faceva appunto la Wagner con miniere e altro.

Peraltro molti ricercatori non vedono  i russi prendere il controllo del traffico di migranti ai fini di una guerra ibrida contro l’Europa, soffiando sul fuoco della emigrazione. 

 

Gli alleati latitanti NATO sulla Libia

Italia e Grecia stanno faticando a convincere i loro alleati a farsi avanti. Giorgia Meloni ha discusso della Libia con  Emmanuel Macron nel corso dell’incontro a Roma. La Libia è un tema di fondamentale importanza sia per l’Italia che per la Francia con “preoccupazioni comuni”, soprattutto in materia di sicurezza, ma in termini pratici si sta muovendo ben poco.

Mentre l’Italia vuole  l’adesione della potenza militare francese, la questione non è vitale per Parigi quanto lo è per Roma, sopra tutto dopo che i francesi sono stati espulsi dal Mali e dal Niger, mentre  la Russia ha aumentato la sua presenza.

E poiché gli Stati Uniti guardano sempre più al Pacifico, ci sono scarse speranze che Washington investa molto capitale politico nella stabilizzazione di quel Paese nord africano.

Ci sarebbe la NATO che nella dichiarazione del 25 giugno nemmeno menziona l’Africa contrariamente alla strategia di espansione globale della Alleanza prima del conflitto russo ucraino.

Per di più la Turchia di Erdogan è il potente membro dell’Alleanza  e sta virando verso gli interessi occidentali, per cui dei timori della piccola Grecia non interessa proprio a nessuno.

L’Occidente guarda con distacco al Mediterraneo contrariamente alle politiche italiane di almeno 30 anni  fa che puntavano sul Mare “nostrum” come portaerei di pace e benessere estesa su tutto questo mare, dall’Africa al Medio Oriente.

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