Il Senato ha approvato una risoluzione che impegna il presidente Trump a ritirare le forze Usa militari dal conflitto con l’Iran. L’iniziativa è stata ripetutamente promossa dai Democratici, sia alla Camera che al Senato, ma solo nelle ultime settimane ha raccolto un crescente sostegno anche tra i Repubblicani. I senatori repubblicani Rand Paul, Susan Collins, Lisa Murkowski e Bill Cassidy si sono uniti ai Democratici nel voto a favore della risoluzione, mentre il senatore democratico John Fetterman ha votato contro. Il risultato finale è stato di 50 voti favorevoli e 48 contrari. Il provvedimento era già stato approvato dalla Camera all’inizio del mese. Tuttavia, trattandosi di una cosiddetta ‘concurrent resolution’, non richiede la firma del presidente e, per definizione, non ha forza di legge. La risoluzione impone al presidente Trump di porre fine alla guerra in Iran o di richiedere l’autorizzazione del Congresso per proseguirla. Si tratta della più significativa critica bipartisan mossa finora al conflitto. La risoluzione non ha valore di legge e, di conseguenza, difficilmente imporrà un immediato cambio di rotta. Tuttavia, il voto ha segnato una netta presa di distanza da parte del Congresso a guida repubblicana nei confronti di un presidente che, finora, aveva incontrato scarsa opposizione interna al proprio partito su qualsiasi tema, in particolare in materia di guerra e sicurezza nazionale. Il provvedimento è giunto in un momento in cui i Repubblicani del Congresso hanno espresso scetticismo e preoccupazione riguardo all’accordo di cessate il fuoco raggiunto da Trump con gli iraniani dopo quasi cinque mesi di conflitto. La misura evidenzia inoltre l’insofferenza dei Repubblicani nel continuare a rimettersi alle decisioni del presidente, che non ha mai chiesto l’approvazione del Congresso per la guerra, proprio mentre i negoziati per la sua conclusione appaiono precari e Trump minaccia ulteriori azioni militari. Il voto ha inoltre confermato le tensioni interne al Partito repubblicano riguardo al conflitto, in un clima politico difficile in vista delle elezioni di metà mandato, che vedono in gioco il controllo del Congresso da parte del Gop.
