di Giulia Rocchetti
Ankara si prepara a diventare per due giorni il centro della diplomazia euro-atlantica. Il 7 e l’8 luglio la capitale turca ospiterà il vertice dei capi di Stato e di governo della Nato, il primo organizzato dalla Turchia dopo quello di Istanbul del 2004 e il secondo nella storia del Paese. L’appuntamento riunirà i leader dei 32 Paesi membri dell’Alleanza atlantica insieme ai rappresentanti delle istituzioni europee e ad alcuni partner strategici dell’organizzazione. L’incontro arriva in una fase particolarmente delicata per la Nato. La guerra in Ucraina continua a ridefinire gli equilibri di sicurezza del continente europeo, mentre le recenti tensioni in Medio Oriente hanno riacceso il dibattito sul ruolo dell’Alleanza nelle aree limitrofe ai propri confini. A questo si aggiungono le discussioni sul peso finanziario della difesa comune e sui rapporti tra gli Stati Uniti e gli alleati europei. Il presidente Recep Tayyip Erdogan punta a valorizzare il ruolo della Turchia come attore centrale nello spazio euro-atlantico, per rafforzare il proprio peso negoziale sia nei confronti dell’Europa sia degli Stati Uniti. La scelta della capitale turca come sede del vertice era stata annunciata nell’agosto 2025 dal segretario generale della Nato Mark Rutte, che aveva sottolineato il contributo fornito dalla Turchia alla sicurezza dell’Alleanza nel corso di oltre settant’anni. Secondo le autorità turche, il vertice dovrà essere innanzitutto un’occasione per riaffermare l’unità della Nato. Già nei mesi scorsi il ministro degli Esteri Hakan Fidan aveva indicato il summit di Ankara come un passaggio fondamentale per confermare l’integrità dell’organizzazione e la sua capacità di adattarsi alle nuove sfide strategiche. Uno dei temi centrali sarà quello della spesa per la difesa. Gli alleati sono impegnati da tempo in una discussione sul rafforzamento delle proprie capacità militari e sulla ripartizione degli oneri. La Turchia ha già annunciato l’intenzione di raggiungere entro il 2030 l’obiettivo del 5% del prodotto interno lordo destinato alla sicurezza e alla difesa. La questione del cosiddetto “burden sharing”, ovvero la condivisione degli oneri, dovrebbe occupare una parte significativa dell’agenda dei lavori. La presenza del presidente degli Stati Uniti Donald Trump è considerata particolarmente significativa da Ankara, che negli ultimi anni ha cercato di mantenere un dialogo privilegiato con Washington nonostante le divergenze. Erdogan ha dichiarato che è probabile un incontro bilaterale con il leader statunitense a margine del summit. Negli ultimi mesi Trump ha accusato alcuni alleati europei di non contribuire sufficientemente alla difesa comune. Proprio per questo il summit è un’opportunità per favorire una maggiore stabilità nei rapporti transatlantici. La posizione geografica della Turchia, tra Europa, Medio Oriente e Mar Nero, la rende uno degli alleati più esposti alle conseguenze delle crisi regionali. Cresce dunque l’attenzione verso le minacce provenienti dal Mediterraneo, dal Nord Africa e dal Medio Oriente, comprese le questioni legate ai flussi migratori, al terrorismo e alla sicurezza energetica. Diversi analisti ritengono che Ankara possa sfruttare il vertice per chiedere un maggiore coinvolgimento dell’Alleanza nelle problematiche della regione. Al summit parteciperanno partner della Nato nell’area Asia-Pacifico, tra cui Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda, oltre a delegazioni dai Paesi del Golfo che collaborano con l’organizzazione. La presenza di questi attori riflette la crescente attenzione dell’Alleanza verso il rafforzamento delle partnership oltre l’area euro-atlantica tradizionale. Per Ankara il vertice rappresenta anche un’importante vetrina internazionale. Ospitare il summit offre a Erdogan l’opportunità di riaffermare il ruolo del Paese all’interno della Nato e di consolidarne l’immagine come ponte tra diverse aree strategiche del mondo. Le decisioni che emergeranno dall’incontro potrebbero contribuire a definire l’agenda dell’Alleanza per i prossimi anni.
