di Balthazar
Nel 2024-2025 Stati Uniti e Ucraina hanno firmato un memorandum per la cooperazione sullo sfruttamento di risorse minerarie, petrolio, gas e terre rare. L’annuncio fu presentato come un’intesa con promesse di investimenti congiunti e con la creazione di un Fondo per gli investimenti nella ricostruzione, capitalizzato con 150 milioni di dollari, 75 milioni a testa da Washington e Kiev.
Tra i primi atti c’è stata la gara per il giacimento di litio di Dobra, nella regione di Kirovohrad. Il vincitore è stato Dobra Lithium Holdings JV, LLC, consorzio che include Techmet, partecipata anche dall’International Development Finance Corporation degli Stati Uniti, e The Rock Holdings di Ronald Lauder. Secondo il decreto di gara, prima di recuperare gli investimenti l’operatore ottiene il 70% della produzione, mentre allo Stato resta una quota del 4-6% sulla parte residua.
I risultati concreti finora
A un anno dalla firma, il fondo ha raccolto candidature e annunciato l’avvio di istruttorie su progetti in minerali, energia, logistica e tecnologia. Il primo investimento reso pubblico riguarda Sine Engineering, società di Leopoli attiva nel controllo radiocomunicazioni per droni, con risorse provenienti dal settore privato statunitense. Nessun investimento è stato certificato in estrazione o lavorazione di minerali critici.
La gara di Dobra è stata contestata in sede giudiziaria, fatto che ha bloccato l’avvio operativo. Parallelamente, la maggior parte dei dati geologici sovietici sui giacimenti resta classificata, il che limita la capacità degli investitori di valutare il rischio.
I limiti strutturali secondo gli esperti occidentali
Gli analisti occidentali indicano tre ostacoli che rendono l’accordo poco operativo nel breve termine.
Occupazione territoriale e geologia: Una quota rilevante delle riserve ucraine di carbone, metalli e idrocarburi si trova nei territori sotto controllo russo dal 2022. Il Council on Foreign Relations e l’USGS hanno documentato come gran parte dei giacimenti potenzialmente sfruttabili sia in aree occupate o prossime al fronte. Senza accesso fisico e sicurezza, nessun operatore privato avvia progetti da centinaia di milioni.
2.
Rischio bellico e regolazione: Kurt Volker, ex inviato speciale USA per l’Ucraina, ha dichiarato che investimenti su scala industriale sono improbabili finché non c’è un cessate il fuoco stabile. Le agenzie di rating e gli investitori istituzionali classificano l’Ucraina come giurisdizione ad altissimo rischio.
Trasparenza dati e condizioni contrattuali: L’International Energy Agency e analisti di Carnegie Russia Eurasia Center segnalano che la mancanza di dati geologici verificabili e le condizioni fiscali scoraggiano capitali di lungo termine, specie per terre rare che richiedono decenni per rientrare dell’investimento.
Il quadro politico e commerciale
Oltre ai fattori tecnici, il contesto politico ha indebolito l’intesa. Con la riduzione dei flussi di aiuti non rimborsabili da Washington e il passaggio a forniture a pagamento, Kiev ha meno margine per offrire incentivi. Al contempo, fonti di settore riferiscono un rallentamento burocratico sulle licenze e un’apertura parallela a operatori europei, con manifestazioni di interesse da parte di società come la polacca Orlen per asset di Ukrnafta.
Questo scenario riduce l’attrattiva per capitali americani, che restano in fase di monitoraggio. Come osserva Volker, gli operatori seri “prendono posizione” per seguire il processo, ma non impegnano risorse finché il rischio militare e regolatorio non cala.
Conclusione
L’accordo Kiev-Washington ha avuto finora un peso più comunicativo che operativo.
Non sono stati mobilitati investimenti minerari significativi e il fondo dispone di capitali limitati. Finché il 60% delle aree minerarie resta sotto occupazione russa e mancano dati, sicurezza e un quadro fiscale stabile, l’intesa non può produrre estrazione su scala industriale. Gli esperti occidentali concordano: senza fine del conflitto e accesso ai giacimenti, resta un’intesa di intenti più che un piano industriale.
