Cronaca

Attentato Ranucci: arrestati non rispondono al Gip. Il conduttore, non esclusa nessuna pista

di Emilio Orlando

 

(LaPresse) – Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al Gip di Roma, Iole Moricca, i quattro indagati arrestati nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato dinamitardo contro il giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore di Report. Gli indagati, residenti tra le province di Napoli e Avellino, sono accusati, a vario titolo, di detenzione, porto e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento. L’attentato risale alla sera del 16 ottobre 2025, quando un ordigno esplose davanti all’abitazione del giornalista, a Pomezia, distruggendo due automobili e danneggiando il muro di cinta della proprietà. Le indagini, condotte dai Nuclei investigativi dei carabinieri di Roma e Frascati e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura capitolina, hanno portato all’esecuzione delle misure cautelari nei confronti di Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone e Marika De Filippis, quest’ultima posta agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

Nelle stesse ore degli interrogatori di garanzia, Ranucci è stato ascoltato dai magistrati della Procura di Roma. L’audizione, alla presenza del procuratore capo Francesco Lo Voi, dei pm della Dda titolari del fascicolo e dei vertici dei reparti investigativi dell’Arma, è servita a ricostruire il contesto dell’attentato ed i possibili moventi dell’attentato. Tra gli elementi ritenuti più significativi dagli investigatori figurano alcune intercettazioni che coinvolgono Antonio Passariello. In una conversazione del 24 marzo 2026 con un pregiudicato, l’uomo si attribuirebbe apertamente la responsabilità dell’attentato. “Cercati su internet la notizia dell’esplosione davanti alla casa del giornalista”, avrebbe detto all’interlocutore, vantandosi dell’episodio. Gli investigatori stanno approfondendo anche il possibile movente. Tra le ipotesi al vaglio della Procura ci sarebbe anche un collegamento con le inchieste realizzate da Report sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nelle tifoserie ultrà di Roma e Milano. I servizi giornalistici, infatti, avevano acceso i riflettori sui rapporti tra gruppi ultras, camorra e ‘ndrangheta. Tra i personaggi protagonisti del controllo delle curve anche Antonio Bellocco, esponente dell’omonima cosca, ucciso il 4 settembre 2024 nel parcheggio di una palestra di Cernusco sul Naviglio da Andrea Beretta, storico capo ultrà dell’Inter. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, alla base dell’omicidio vi sarebbero stati contrasti per la leadership della curva e per la gestione dei profitti illeciti legati alla vendita di gadget e allo spaccio di droga negli stadi.

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