Milioni di persone hanno preso parte in Iran al terzo giorno dei funerali dell’ayatollah Seyyed Ali Khamenei. Come riferisce l’agenzia di stampa Tasnim, le celebrazioni sono iniziate intorno alle 10 ora locale, con la folla che avrebbe iniziato a radunarsi già a partire dalle 5 del mattino per seguire il feretro della Guida suprema, assieme alle bare degli altri quattro membri della famiglia rimasti uccisi negli attacchi israelo-statunitensi lanciati a partire dal 28 febbraio.
Le esequie avrebbero infatti dovuto tenersi a marzo, ma sono state rinviate per motivi di sicurezza. Dopo le giornate nella capitale proseguiranno domani a Qom, per spostarsi poi in Iraq, a Najaf e Kerbala, città sacre per l’islam sciita. Infine giovedì 9 luglio la salma sarà trasportata a Mashhad, località iraniana in cui Khamenei è nato e dove troverà sepoltura nel santuario dell’imam Reza. Nelle immagini della diretta televisiva condivise dalle testate iraniane, migliaia di persone lungo viale Azadi e piazza Enqelab in processione sventolano bandiere e immagini dell’ayatollah: “Sembra che il sangue della Guida suprema abbia reso la gente più integrata e coesa”, dice un giornalista di Press Tv. “Possiamo vedere qui persone di ogni contesto sociale, di ogni opinione, supportare la Repubblica islamica, dopo la guerra imposta dagli Stati Uniti e dal regime israeliano”.
Se da un lato le esequie pubbliche della seconda Guida suprema dell’Iran – in carica dal 1989 – appaiono come un’azione di propaganda pubblica, dall’altra sembrano voler segnare il fallimento dell’operazione militare lanciata da Washington e Tel Aviv. I due Paesi in un primo momento hanno giustificato l’offensiva come il tentativo di rovesciare con le armi il sistema degli ayatollah, portando libertà e democrazia alla popolazione iraniana dopo le fallite proteste di gennaio. Ad Ali Khamenei è infatti succeduto il figlio Mojtaba, rivelando la capacità dell’establishment politico di restare al potere. Tuttavia, di Mojtaba Khamenei ancora nessuna traccia: ieri a compiangere il defunto padre sono stati visti gli altri tre figli, Masoud, Meysam e Mostafa. Secondo le autorità israeliane, Mojtaba sarebbe stato ucciso a marzo in un attacco, mentre fonti di stampa lo danno per gravemente ferito. A evidenziare l’assenza del nuovo leader in queste ore sono anche vari attivisti e giornalisti iraniani residenti all’estero, tra cui Masih Alinejad. La giornalista e difensora dei diritti residente negli Stati Uniti, tra le voci di denuncia più forti contro la Repubblica islamica, in un post sui social si domanda: “Dov’è Mojtaba? Stiamo aspettando di vedere la sua umiliazione”.
E poi, commentando il video dei tre fratelli in lutto, accusa: “I figli di Khamenei lo piangono. Le nostre madri invece piangono da anni sulle tombe dei loro figli. La differenza è che mentre noi piangiamo per le vittime, voi piangete per l’assassino”. Le organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International, puntano il dito contro l’attuale sistema di governo, denunciando migliaia di manifestanti, oppositori, dissidenti e attivisti per i diritti umani – tra cui anche minori – incarcerati, scomparsi o uccisi.
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