La guerra di Trump

La disfatta di Trump: il no della Corte Suprema sull’abolizione dello ius soli

donald-trump-foto-LaPresse-AP

di Andrea Maldi

 

“Lo ius soli è un male per gli Stati Uniti, il Congresso approvi una legge per mettervi fine. Non è necessario alcun emendamento costituzionale. Il Congresso dovrebbe iniziare oggi stesso a lavorare per abolire una pratica costosa e ingiusta per il nostro Paese. Avranno il mio pieno e totale sostegno… dovremmo prendere esempio dalla grande Cina per la loro enorme vittoria sul diritto di nascita!”, lo scrive il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul suo social Truth, subito dopo aver incassato il no dalla Corte Suprema sull’abolizione dello ius soli, ossia il diritto alla cittadinanza statunitense per chiunque nasca sul territorio americano. I giudici, con 6 voti a favore e 3 contrari, hanno bocciato il tentativo di abrogare lo ius soli per i figli degli immigrati sprovvisti di documenti o con visto provvisorio dichiarando incostituzionale il decreto attuativo firmato dal commander in chief. Ottenendo però il placet per il divieto alle atlete transgender di partecipare alle competizioni sportive femminili.

Un’amara sconfitta per il Tycoon che, insieme a quella dei dazi, era uno dei cavalli di battaglia della sua campagna elettorale. Trump infatti aveva dimostrato quanta priorità dava alla revoca dello ius soli, assistendo al dibattito nell’Alta Corte dei nove giudici sul diritto alla cittadinanza per nascita.

 

La decisione dei giudici ha confermato il 14esimo emendamento della Costituzione USA: “Tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e sottoposte alla relativa giurisdizione sono cittadine degli Stati Uniti e dello Stato in cui risiedono”.

Il presidente del Supremo Tribunale John Roberts, declamando il verdetto finale dei togati, ha dichiarato: “La cittadinanza, allora come oggi, rappresentava il diritto di avere diritti: quello di prendere parte liberamente alla nostra comunità politica. Il 14mo emendamento estese tale promessa a ogni persona nata libera in questa terra. Noi oggi manteniamo quella promessa”.

 

È difficile che i repubblicani approvino una legge che vieti lo ius soli a pochi mesi dalle elezioni del midterm del prossimo novembre, a maggior ragione che gran parte degli americani sono favorevoli al diritto basato sull’appartenenza al territorio, ed è improbabile che i candidati alla  guida dello Studio Ovale si cementino in un argomento così tanto discusso.

 

Intanto il vicepresidente, JD Vance, in un’intervista a Fox News ha dichiarato che “Si tratta di una sentenza molto deludente, la battaglia allo ius soli è tutt’altro che conclusa, stiamo valutando come chiudere questo impasse, creato da un errore gravissimo della Corte Suprema. Abbiamo argomentazioni valide e dobbiamo solo continuare a batterci su tale fronte. Temiamo che le future successioni tra i giudici che compongono la Suprema Corte potrebbero produrre effetti importanti sull’argomento”.

Sulla questione si è espresso anche Mike Johnson, presidente della Camera e grande sostenitore del Tycoon: “Sono profondamente deluso per la sentenza della Corte Suprema che ha bloccato il tentativo del presidente Trump di porre fine allo ius soli, abusato da un turismo ad hoc”.

Infatti sia Trump che gran parte della base MAGA da tempo accusano il turismo negli States esclusivamente per ottenere la cittadinanza.

 

Nel frattempo Papa Leone XIV si è schierato pienamente a difesa dello ius soli negli Stati Uniti, criticando duramente i tentativi di abolire il diritto di cittadinanza per nascita per i figli degli immigrati.

Related posts

Flotilla, Tajani: “Ben-Gvir indegno, ci saranno conseguenze”

Redazione Ore 12

Araghchi (Iran): “Mettere fine a senso superiorità e impunità Usa”

Redazione Ore 12

Libano: Herzog, enorme rispetto per Mattarella, incidente con Unifil un errore

Redazione Ore 12