Caserme, uffici, carceri, edifici storici e musei: vale 63,2 miliardi di euro il patrimonio immobiliare dello Stato gestito dall’Agenzia del Demanio, che amministra 45.415 immobili e oltre 1,3 miliardi di metri quadrati di terreni. I dati emergono dal Rapporto Annuale 2026, presentato oggi a Montecitorio, che evidenzia un’accelerazione degli investimenti e della rigenerazione del patrimonio pubblico. Dal 2022 al 2025 sono stati attivati investimenti per 5,1 miliardi di euro, con oltre un quinto delle opere già realizzato. “Il percorso di gestione rigenerativa del patrimonio immobiliare dello Stato oggi è ormai strutturato – ha detto la direttrice del Demanio Alessandra dal Verme -. L’immobile pubblico torna a essere visto come strumento attivo del Paese, leva di sviluppo dei territori e di creazione di valore per la collettività”. “Bisogna mettersi tutti al tavolo e riorganizzare la rigenerazione”, ha spiegato la direttrice, che tra sei mesi terminerà il suo mandato iniziato nel 2021: “la garanzia della cura e la garanzia che il cittadino possa continuare a vivere il bene pubblico sono l’eredità più importante”. Dal Rapporto emerge che gli interventi conclusi sono aumentati del 172% rispetto al 2022, mentre quelli avviati sono cresciuti del 55%, arrivando a 619 cantieri. Parallelamente il piano di razionalizzazione degli uffici pubblici ha consentito risparmi strutturali di 144 milioni di euro sulle locazioni passive, mentre le operazioni di valorizzazione hanno attratto 120 milioni di investimenti privati. Uno dei pilastri della strategia è il Piano Città. Al 30 giugno, sono stati sottoscritti 37 accordi con l’obiettivo di raggiungere quota 65 entro il 2028. I piani interessano 439 immobili, pari a 5,1 milioni di metri quadrati, e prevedono la riqualificazione di aree con funzioni miste, nuovi spazi verdi, residenze sociali e servizi. L’impatto economico stimato supera i 18 miliardi di euro, con oltre 65 mila occupati nei cantieri e circa 97.500 posti di lavoro complessivi. Sono previsti oltre 6.700 posti letto per studenti, più di 1.800 alloggi di social housing e la riqualificazione di circa 12 milioni di metri quadrati di spazi aperti. Prosegue anche il recupero dei grandi complessi pubblici, dagli ex arsenali alle caserme, fino ai poli ospedalieri e ai beni storico-culturali, con risorse dedicate rispettivamente per 2,9 e 2,3 miliardi di euro. E quello del patrimonio storico-culturale comprende, che comprende 4.607 beni in uso alle pubbliche amministrazioni e 3.009 beni affidati a soggetti pubblici qualificati o concessi a privati: sono 168 gli interventi in corso di progettazione o esecuzione, con 2,3 miliardi di euro di risorse e 1,1 milioni di metri quadrati di patrimonio rigenerato. Tra questi, la messa in sicurezza e il restauro della Basilica di San Miniato al Monte a Firenze, l’efficientamento energetico e illuminazione su una Chiesa di Stato e la riqualificazione della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma, e l’illuminazione del complesso monumentale di Piazza del Plebiscito a Napoli. “Dobbiamo attivare un circuito di responsabilità reciproca”, ha sottolineato Dal Verme: “Più lo Stato abbandona più il cittadino si sente abbandonato e produce degrado. Più lo Stato è presente, dirige e fa sentire la sua partecipazione dando risposte ai nuovi fabbisogni delle città, più il cittadino si responsabilizza”. Tor Vergata ne è un esempio: “Vi assicuro, la Vela di Calatrava cadeva a pezzi. È stata tutta rimbullonata, ridipinta, riqualificata. I giovani che sono arrivati a Roma per il Giubileo l’hanno vista risplendere”.
