Economia e Lavoro

Carburanti: autotrasporto verso il fermo a maggio, Palazzo Chigi ci convochi

 

Un blocco diffuso dei mezzi pesanti, con ripercussioni sull’intera filiera logistica e sull’economia nazionale, è il rischio che si intravede all’orizzonte a fronte del caro-gasolio che erode i profitti. Unatras, il coordinamento che rappresenta circa l’80% delle aziende autotrasporto, alla luce delle ultime riunioni, avverte che il 17 aprile si riunirà il comitato esecutivo nazionale e senza “un intervento adeguato e mirato” saranno avviate le procedure per il blocco, che prevedono un preavviso di 20 giorni. Per le imprese di autotrasporto italiane il costo del carburante incide per circa il 30% sul totale dei costi di esercizio. Una quota che, con il gasolio stabilmente sopra i 2 euro al litro, sta erodendo in modo significativo i margini, mettendo in difficoltà sia le piccole aziende, sia quelle impegnate nei trasporti internazionali. La situazione è aggravata, denunciano le associazioni dell’autotrasporto, da una compressione dei prezzi riconosciuti dalla committenza, con riduzioni fino a 40 centesimi al litro, giudicate “insostenibili”. Il presidente di Unatras, Paolo Uggè, sottolinea a LaPresse che il danno economico medio può arrivare a circa 9mila euro al mese su base annua per azienda. Da qui la richiesta urgente di misure per creare liquidità e per compensare i maggiori costi, anche attraverso un credito d’imposta. Ma soprattutto, ribadisce Uggè, serve un confronto immediato: “Chiediamo un interessamento diretto della Presidenza del Consiglio. È il momento di passare dalle parole ai fatti”. Secondo i dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy, i prezzi dei carburanti, anestetizzati dal taglio delle accise di circa 25 centesimi fino al primo maggio, si stanno stabilizzando: il diesel si attesta in media 2,16 euro al litro sulla rete ordinaria, mentre supera i 2,19 euro in autostrada, la benzina a 1,783 euro e 1,815 in autostrada. Ma i prezzi potrebbero tornare a salire. Il fallimento dei colloqui di pace e la minaccia del blocco navale da parte degli Usa a Hormuz hanno spinto verso l’alto il prezzo del petrolio a livello internazionale. Le quotazioni sul Brent si attestano intorno ai 103 dollari al barile, mentre quelle sul Wti superano i 104 dollari al barile. Secondo il presidente di Unem, l’associazione dei produttori, Gianni Murano, la recente flessione dei prezzi, dopo lo spiraglio dei negoziati, è solo temporanea. “I prezzi stanno scendendo, ma dai segnali del Brent e del mercato internazionale del gasolio è probabile che tornino a salire a breve”, ha spiegato. Alla base c’è un aumento sensibile dei costi della materia prima e dei costi logistici, a cui si aggiunge un elemento strutturale: la carenza di raffinazione in Europa, con oltre 30 impianti chiusi negli ultimi 15 anni.

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