di Loredana Vaccarotti
C’è un momento in cui capisci che i cartoni non sono più cartoni: sono briefing segreti dell’universo travestiti da merendine. E quel momento arriva quando guardi Le nuove avventure di Scooby‑Doo, episodio “Il Mistero di Nibiru”, e ti ritrovi davanti a una trama che manco la NASA dopo tre caffè, due cornetti e un massaggio prostatico cosmico: allineamento dei pianeti, portale dimensionale, città che rischia di saltare come una pentola a pressione, e un cane che dice “Ruh‑roh” come se fosse un astrofisico del CERN in burnout.
E tu pensi: “Ma scusate… questa roba la spiegano ai bambini? E noi adulti ancora non abbiamo capito come funziona un modem, figuriamoci un portale interdimensionale.”
Scooby assomiglia a stranger things – Il Sottosopra spiegato ai minori di 12 anni (mie figlie incluse)
Stranger Things ci ha insegnato che sotto la realtà c’è un’altra realtà, più scura, più appiccicosa, più piena di gente che non paga l’affitto. Scooby‑Doo lo fa da anni: botole, passaggi segreti, tunnel che spuntano come funghi dopo la pioggia o come ex dopo che pubblichi una foto in costume.
Nel “Mistero di Nibiru”, il Sottosopra diventa il Sottoildivano: un luogo dove ogni bambino ha nascosto almeno un giocattolo, un biscotto e un trauma leggero. E almeno un vibratore della mamma che non doveva vedere, ma che vibra esattamente come la teoria delle stringhe.
Dana riflette: non è che i bambini stanno imparando cos’è un portale prima ancora di capire cos’è un compito in classe? E forse va bene così: meglio un Demogorgone che un’equazione di matematica.
Il Demogorgone, se vedesse l’episodio, direbbe: “Ragazzi, io almeno ho un costume decente”.
C’è davvero un filo conduttore a piu serie e film, tra cui interstellar. InterstellScoob – La gravità delle merendine (e dei desideri)
Interstellar ci ha spiegato che l’amore trascende il tempo. Scooby‑Doo ci spiega che la fame trascende le dimensioni. McConaughey si lancia nel buco nero per salvare l’umanità. Scooby si lancia nel portale di Nibiru per salvare… un panino.
Eppure finiscono entrambi in un posto dove il tempo non esiste. Coincidenze? No. È che la fisica, oggi, la capisci meglio se c’è un cane che vibra come un frullatore quando vede un biscotto. O come il vibratore che ti ha regalato l’ex quando vede che lo stai ignorando.
Dana annota: “Il mio primo contatto con la relatività è stato quando Scooby ha mangiato un biscotto in slow motion. Il secondo quando ho capito che il mio vibratore aveva più velocità del mio Wi‑Fi.”
Chiara e forte la teoria delle Scooby‑Stringhe – Vibrazioni quantistiche, merendine e vibra cosmici
Nel cartone, l’allineamento dei pianeti crea una vibrazione cosmica. E tu pensi: “Fantasia”. Poi ti informi e scopri che la teoria delle stringhe dice che tutto vibra: materia, energia, universi, emozioni, e anche il tuo telefono quando ti scrive l’ex, che vibra più di Scooby quando vede un panino.
E allora Dana si chiede: non è che Scooby‑Doo sta insegnando ai bambini la fisica quantistica senza farli piangere? Perché se gliela spieghi con un professore, scappano. Se gliela spieghi con un cane che dice “Scooby‑Snack”, ridono e imparano.
Einstein, se fosse vivo, direbbe: “Finalmente qualcuno che mi spiega la teoria delle stringhe senza farmi venire il mal di testa. E senza farmi comprare un vibratore.”
E poi lui Nibiru – Il pianeta che appare quando la trama ha bisogno di un colpo di scena (o di un orgasmo cosmico)
Nell’episodio, Nibiru non è un meme: è il motore della storia. L’allineamento dei pianeti apre un portale. Il portale minaccia la città. La città rischia di sparire. E i bambini guardano tutto questo mentre mangiano i Pop Corn.
E allora Dana riflette: non è che i cartoni stanno preparando i bambini al fatto che la realtà è piena di misteri? Che ci sono cose che non sappiamo. Che il mondo non è tutto spiegato. E che va bene così.
Nibiru, se potesse parlare, direbbe: “Ragazzi, io non c’entro niente, smettetela di tirarmi sempre in mezzo. Io volevo solo stare in orbita tranquillo, non diventare il vibratore cosmico della trama.”
Il vero complotto è che i cartoni raccontano la realtà meglio degli adulti
Ed io, vista la puntata, chiudo il taccuino e penso: non sono io che vedo complotti. Non sono io che collego tutto. È che la realtà è diventata talmente assurda che un cartone per bambini la racconta meglio di un telegiornale. E con più vibrazioni.
E allora la domanda finale è una sola:
“È giusto che un bambino veda cose surreali che potrebbero essere vere? Sì, se gliele racconti con ironia. Sì, se gli insegni a non avere paura. Sì, se gli fai capire che la realtà è un mistero… e che il mistero, a volte, vibra più di Shaggy.”
E così, dopo venti minuti di Scooby‑Doo, Nibiru, portali, vibrazioni cosmiche, città che esplodono e bambini che guardano tutto come se fosse Peppa Pig, io chiudo la puntata e mi dico: “Va bene. Basta. Io mollo. Se un cane parlante ha capito il multiverso prima di me, io domani mi iscrivo a un corso di ceramica e non se ne parla più.”
Perché alla fine, mentre Scooby salva il mondo inseguendo un panino, mentre Nibiru minaccia la città come un parente che arriva a Natale senza avvisare, mentre l’allineamento dei pianeti vibra più del mio telefono quando mi chiama il commercialista, io realizzo la verità suprema:
Il multiverso non è complicato.
Il multiverso è Scooby‑Doo che corre.
E noi dietro, con la dignità che ci scivola via come una saponetta.
E allora mi immagino la scena finale dell’episodio: Nibiru si apre, il portale lampeggia, la città trema, la gang urla, e Scooby‑Doo — con la saggezza di un monaco tibetano che ha fatto il liceo con Shaggy — si gira verso la telecamera e dice:
“Ragazzi… tranquilli. Se il mondo finisce, almeno non dobbiamo fare i compiti.”
E lì capisci tutto. Capisci che i bambini hanno ragione. Capisci che il mistero non è Nibiru. Il mistero non è il portale. Il mistero non è il multiverso.
Il mistero è come cavolo faccia Scooby‑Doo a risolvere problemi cosmici mentre noi non riusciamo neanche a capire perché il telecomando non cambia canale.
E allora, con la serenità di chi ha visto troppo, io chiudo definitivamente il taccuino e dico:
“Signore del multiverso, fate come volete. Se dovete entrare, entrate. Ma almeno bussate. Che qui siamo gente educata.”
Dana sorride. E i Graffiti continuano a graffiare. E Nibiru, per stavolta, resta fuori dalla porta.
