di Giuliano Longo
“Comprereste un’ auto usata quest’uomo” come disse Kennedy riferendosi a Nixon?” Dubbio che serpeggia in USA, ma non solo, sulla svolta filo Atlantica e rigorosamente filoamericana del presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan, recentemente ri-eletto per altri 5 anni. Sin dal tentativo di colpo di stato del 2016 cui è seguì una durissima repressione, Erdogan ha accusato l’Occidente, e in particolare gli Stati Uniti che ospitano il suo rivale politico in esilio Guelen, di aver sostenuto i suoi avversari, se non di aver ordito il golpe fallito. Ma l’anti-occidentalismo di Erdogan non è una novitàse si pensa che Ankara ci ha messo 12 mesi per approvare l’adesione di Svezia alla Nato, ancora in attesa di ratifica del Parlamento turco. Si pensava che questo atteggiamento fosse una sua prova di forza in vista delle elezioni, poi il Sultano sarebbe rientrato nei ranghi, profezia avveratasi. In realtà sulla sua rielezione ci puntava anche Putin che oggi gli fa saltare fra le mani il giocattolo (si fa per dire) dell’accordo sul grano ucraino su cui lui vantava una sorta di primazia.L’economia Turca fra inflazione e svalutazione non se la passa proprio bene,senza contare i danni del devastante terremoto all’inizio del 2023, eppure il successo di Erdogan fu garantito per un decennio da quel “miracolo economico turco “ nel nuovo secolo, esaurito il quale lui si butta sulla politica estera, mostrando i muscoli della Turchia. Così comincia a fare l’aggressivo sul Mediterraneo orientale in una retorica esasperata sul ritorno delle isole greche alla Turchia, minaccia di annettere Cipro settentrionale, rivendica bacini per l’estrazione in bacini dello stesso mare internazionalmente contestati. Poi rifiuta di partecipare alle sanzioni internazionali contro la Russia, mentre ci fa affaroni vendendo armi a destra e manca, ospitando oligarchi russi in fuga , mettendoci lo zampino nel Nagorno Karabakh dove sostiene attivamente e militarmente l’Azerbaigiancontro l’Armenia debolmente sostenuta da Mosca. Senza contare le sue mire espansive nell’Asia Centrale territorio di caccia russo. Nonostante il suo ok per l’ingresso della Svezia nell’Alleanza e la richiesta urgente e inderogabile di far parte della UE a pieno titolo, in patria non applica le sentenze vincolanti della Corte europea dei diritti dell’uomo,che ha ordinato il rilascio di prigionieri politici. Ma dopo la sua ri-elezione qualcosa sta cambiando:abbandona la sua posizione aggressiva nei confronti della Grecia, non minaccia più di reclamare le isole greche, cala il numero di violazioni dello spazio aereo greco nell’Egeo, ripristina misure bilaterali di rafforzamento della fiducia tra i governi greco e turco sulla questione di Cipro, si dà un gran da fare per riattivare l’accordo sul grano, rafforza le relazioni con Israele, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita (ma con l’Iran proprio no). È inoltre probabile che Erdogan incontrerà il primo ministro israeliano Netanyahu, e ha già stretto la mano al leader egiziano, Abdel Fattah el-Sisi, che una volta definì un tiranno. Questo oltre a condurre un tour negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita dopo la sua rielezione per assicurasi investimenti e accordi commerciali. Tutto ciò suggerisce che Erdogan potrebbe aver abbandonato il marchio di indipendenza in politica estera spinto dagli Stati Uniti, soprattutto, che hanno sempre più bisogno della Turchia in funzione anti-russa. Insomma una sorte di “do ut des” che gli consenta il “perseguimento di tre idee fondamentali di politica estera: indipendenza strategica, potere e prosperità” obiettivi diversamente interpretati da Erdogan e dalle sue controparti occidentali. Ma c’è chi proprio in Occidente non si fida. Ad esempio, se Ankara riesce ad acquisire gli F-16 da Washington (pecunia non olet) , non vi è alcuna garanzia che non si impegnerà in un comportamento antagonista nei confronti dei suoi vicini ellenici. Dando per scontata la ratifica parlamento turco per l’adesione della Svezia, siamo certi che nel prossimo futuro Erdogan non bloccherà gli affari dell’Alleanza, magari in funzione degli sviluppi del conflitto ucraino più favorevoli a Mosca? Appare quindi illusorio credere che la Turchia di Erdogan, a cavallo fra Oriente e Occidente, fra Russia e Nato si ancorerà definitivamente all’Occidente. Erdogan, come Viktor Orban in Ungheria, hanno capito che l’impegno assoluto per qualsiasi causa o alleanza paga bassi dividendi, paga invece sfruttare la propria posizione all’interno della NATO o l’Unione Europea per ottenere vantaggi. In Turchia terrà nel maggio 2024 si svolgeranno elezioni locali e l’economia non si sarà certamente in ripresa, quindi il sultano potrebbe sorprenderci con un altro giro di valzer in politica estera, magari con la Russia,ecco perché vuole a tutti i costi l’accordo sul grano e continua ad atteggiarsi quale mediatore di un conflitto alle porte di casa sua.
“Would you buy a used car from this man?” lo chiediamo soprattutto agli Europei.
