“I fatti che sono stati accertati in tre gradi di giudizio restituiscono l’applicazione della legge per quella che è da parte della magistratura. Poi credo che non vada tirato per la giacchetta il Capo dello Stato per quello che riguarda la concessione della grazia”. Così il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi in una intervista al Tg1 delle 20 in merito al caso di Mario Roggero. “C’è un ampio dibattito creato dal fatto dell’enormità del caso, di una persona che ha difeso il proprio lavoro e la propria famiglia anche sulla base di quanto gli era accaduto in precedenza e che adesso si trova condannato in maniera apparentemente abnorme da una condanna penale molto importante ma soprattutto anche da una condanna civile molto importante”, ha aggiunto il ministro. Poi il Guardasigilli, Nordio che esprime una posizione analoga.
Nordio, concessione grazia è prerogativa di Mattarella
Con il presidente Sergio Mattarella “le cui osservazioni vengono sempre accolte con deferente attenzione, il dialogo è stato sereno e squisitamente tecnico. È ovvio che la prerogativa delle concessione della grazia è esclusivamente sua. Qui si trattava del potere di impulso. Il diritto è sempre materia opinabile, tanto che le supreme magistrature cambiano spesso orientamento, e talvolta entrano in contrasto tra loro. Non c’è nessun reato di lesa maestà neanche in un conflitto di attribuzioni, come una volta è avvenuto proprio tra Quirinale e via Arenula: la Corte Costituzionale è li proprio per risolverli. Mi dispiace solo che, come nel caso Minetti, una certa stampa abbia enfatizzato quel colloquio in modo eccessivo”. Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intervistato dal Corriere della Sera, in merito alla grazia a Mario Roggero, il gioielliere piemontese condannato a una pena definitiva di 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due uomini che avevano rapinato la sua gioielleria. Aprire l’istruttoria non è un gesto politico ma “un gesto umanitario”, assicura.
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