“Per quasi sette decenni, il regime cubano ha condotto una campagna costante di sovversione contro gli Stati Uniti”. E’ l’accusa lanciata dal Dipartimento di Stato americano in un rapporto dal titolo ‘Cuba, la capitale del comunismo del 21° secolo’. “Si tratta di una campagna”, si legge, “che ha infiltrato i livelli più alti del governo statunitense, ha reclutato e formato generazioni di attivisti americani, ha sostenuto un’ondata senza precedenti di terrorismo di estrema sinistra sul suolo americano e ha portato a termine una delle più durature e dannose penetrazioni dell’intelligence straniera nella storia degli Stati Uniti”. “La campagna cubana contro l’America è unica”, spiega ancora il Dipartimento di Stato Usa. “È irregolare e clandestina: anche al culmine della propria potenza militare, L’Avana non ha mai posseduto la capacità di sconfiggere gli Stati Uniti in un conflitto armato convenzionale. Al contrario, i cubani hanno perfezionato un nuovo modello di lunga guerra di logoramento, organizzato attorno allo spionaggio, all’infiltrazione, al sabotaggio, alle reti di intermediari e a un’infrastruttura rivoluzionaria progettata per spingere l’America contro sé stessa”.
Addestrati e armati da Cuba decine di guerriglieri di sinistra
Gli Stati Uniti accusano L’Avana di aver “addestrato e armato decine di migliaia di guerriglieri di sinistra”. I cubani “hanno supervisionato insurrezioni violente che hanno gettato nel caos più continenti e hanno sostenuto attacchi estremisti mortali negli Stati Uniti. L’isola stessa è diventata il principale rifugio sicuro per terroristi americani latitanti – in fuga dalla giustizia per attentati, rapine a mano armata e omicidi – nonché una base operativa avanzata per una successione di potenze straniere ostili. Agenti cubani hanno infiltrato i vertici del Dipartimento di Stato, del Consiglio per la Sicurezza Nazionale e del Pentagono, operando sotto copertura per decenni senza essere scoperti”. Ma secondo il rapporto “la sfera più efficace e duratura della campagna cubana contro l’America si è svolta sul fronte della battaglia ideologica. Dagli anni Sessanta, il regime ha rappresentato il cuore pulsante di una nuova e distinta forma di marxismo, fondata su un profondo risentimento e su un’ostilità radicale nei confronti degli Stati Uniti e dell’Occidente in generale”.
