La guerra di Putin

Il cambio ai vertici a Kiev: Giudizio politico-militare, profilo di Drapatyi e i rischi del fronte

L’avvicendamento alla guida delle Forze Armate Ucraine, con la rimozione del Generale Oleksandr Syrskyi e la nomina del Generale Mykhailo Drapatyi, rappresenta la risoluzione d’imperio di una grave crisi istituzionale, politica e sociale. La decisione di Volodymyr Zelenskyy interrompe un corto circuito profondo tra la leadership politica, la truppa di prima linea e la popolazione civica, segnando l’abbandono definitivo della dottrina d’attrito difensiva di matrice sovietica.

Giudizio Politico-Militare sulla Rimozione di Syrskyi

Syrskyi incarnava un’impostazione rigida, focalizzata sulla tenuta statica delle posizioni, la cui massima espressione è stata la logorante difesa di Bakhmut. Le crescenti proteste di piazza e il malcontento tra i ranghi inferiori avevano reso la sua gestione insostenibile per la coesione interna e per il morale del Paese.

La sua estromissione nasce anche dalle insanabili tensioni tra la vecchia guardia gerarchica e i riformatori della “guerra tecnologica”, come l’ex Ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, che chiedevano una conduzione del conflitto fondata sull’asimmetria e sull’automazione.

 

Il Profilo del Successore: Mykhailo Drapatyi (43 anni)

Drapatyi incarna la figura del comandante di nuova generazione cresciuto direttamente sul campo di battaglia dal 2014 a oggi.

A differenza dell’accentramento caratteristico di Syrskyi, Drapatyi adotta il modello occidentale del Mission Command, concedendo un’ampia autonomia decisionale ai comandanti di brigata sul terreno.

E’ inoltre tra i principali sostenitori dell’integrazione capillare delle Unmanned Systems Forces (droni aerei, terrestri e navali) con la fanteria e l’artiglieria, per velocizzare il ciclo di decisione tattica (OODA loop)

 

La Valutazione dei Think Tank Indipendenti (RUSI, IFRI, Carnegie)

I principali istituti di ricerca strategica europei e neutrali analizzano la svolta evidenziandone sia i punti di forza sia le pericolose illusioni. Se da un lato la nomina ridà morale alla truppa, dall’altro emerge il limite del “soluzionismo tecnologico”.

Come dimostrato dalle recenti dinamiche in Medio Oriente — dove la superiorità tecnologica di Israele e Stati Uniti non ha azzerato le minacce asimmetriche dell’asse iraniano — la tecnologia non occupa il terreno. I droni sono un moltiplicatore di forza, non un sostituto della fanteria.

I centri come il RUSI di Londra e lFRI di Parigi avvertono che una dipendenza eccessiva dai sistemi remoti espone le truppe a gravi paralisi qualora la Guerra Elettronica russa riesca a oscurare le frequenze. Per l’intelligence di Mosca (GRU/SVR), questa riorganizzazione apre una “finestra di vulnerabilità” da sfruttare con attacchi di saturazione e guerra psicologica.

 

Impatto sul Donbass e Prospettive Internazionali

L’impatto di Drapatyi nel Donbass si tradurrà in una “difesa elastica” basata su ritirate manovrate, posa intensiva di mine tramite droni e fuoco guidato, per massimizzare le perdite russe a fronte di cessioni territoriali minime.

Sul piano internazionale, il cambio rassicura il Pentagono e gli alleati europei, che chiedevano una conduzione meno dispendiosa in vite umane. Resta l’incognita temporale: riorganizzare il comando mentre la pressione russa a Pokrovsk e Chasiv Yar è ai massimi livelli è la vera prova del fuoco per il nuovo Comandante in Capo.

Red

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