La guerra di Trump

Gli Houthi e Bab el-Mandeb: nuove minacce alle rotte dell’energia

di Michelangelo Meta

 

Dopo Hormuz, sale la tensione per lo stretto di Bab el-Mandeb, punto di transito strategico per i rifornimenti globali di petrolio. L’attacco saudita all’aeroporto della capitale yemenita di Sanaa risalente al 13 luglio ha infatti scatenato la reazione degli Houthi, con un blocco annunciato al transito delle imbarcazioni per Bab el-Mandeb, fondamentale chokepoint marittimo da cui passerebbero circa il 12 percento delle merci globali e il 7 percento delle risorse petrolifere mondiali. La ritorsione yemenita segue una lunga guerra che ha contrapposto Houthi e Arabia Saudita dal 2014 al 2022, con la presa al potere della formazione sciita di una grande porzione del Paese. Le riaccese ostilità tra le due fazioni complicano così il contesto mediorientale, caratterizzato da un elevato grado di conflittualità tra gli attori regionali e dai rinnovati attacchi americani in Iran.

L’embargo annunciato aggrava gli equilibri politici dell’intero teatro, destabilizzati dal conflitto tra Israele e Hamas e compromessi dalla guerra contro il regime degli Ayatollah. Guerre dalla portata globale, considerata la presenza di giunture come Hormuz. Il transito marittimo, infatti, funge da importante leva geopolitica per Teheran per il conseguimento dei propri obiettivi, primo fra tutti la sopravvivenza del regime. L’emanazione dell’embargo indusse l’Arabia Saudita a deviare i propri flussi petroliferi nel Mar Rosso, con circa il 70 percento della propria produzione petrolifera trasportato verso il porto di Yanbu attraverso l’oleodotto Est-Ovest.

Ma la chiusura di un altro fondamentale snodo come Bab el-Mandeb costringe Rihad a ripensare alla propria strategia: aumentare i flussi verso i mercati europei tramite il canale di Suez, per affrontare la contrazione degli scambi commerciali con i compratori asiatici. Cina, India e Corea del Sud rappresentano infatti i principali acquirenti del greggio saudita: tre paesi che insieme rappresentano circa un terzo della popolazione mondiale.

La natura trade commodity degli idrocarburi proietta in tal modo i rischi di volume e prezzo ben oltre la Penisola arabica, con effetti immediatamente percepibili sui mercati dell’energia: ad oggi, il prezzo petrolifero Brent e del WTI (West Texas Intermediate) hanno infatti registrato un aumento di tre dollari al barile, parallelamente al valore del gas TTF di Amasterdam, che ha superato i 61 euro al MW/h.

La chiusura annunciata di Bab el-Mandeb rischia così di acuire la crisi energetica innescata da Hormuz, con possibili implicazioni militari nell’intera regione. La postura dell’attuale amministrazione statunitense nella regione non sgombera il tavolo da dubbi circa un intervento manu militari contro gli Houthi. In una dichiarazione del 22 luglio, il Presidente Donald Trump ha infatti affermato che in caso di rischi concreti gli Stati Uniti “si occuperanno del problema”, avvertendo il gruppo yemenita di un eventuale ma non ben definito coinvolgimento americano nella questione.

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