La guerra di Trump

Gli USA sospendono gli aiuti a Israele e li trasformano in qualcosa di più pericoloso?

 

di Balthazar

 

La domanda che gira a Washington e Gerusalemme è la stessa: Trump taglierà gli aiuti a Israele o gli darà armi ancora più pericolose in cambio di “moderazione”? La risposta è che sta facendo entrambe le cose. Ha iniziato a sospendere la logica dell’“aiuto gratuito” e al suo posto sta costruendo una partnership militare più profonda, più integrata e strategicamente più rischiosa. Non è un disimpegno. In sostanza è solo un aggiornamento.

 

L’aiuto che diventa un “affare”

 

Dal 2016 gli USA versano a Israele 3,8 miliardi l’anno per comprare armi americane di difesa missilistica, tecnologia  e non solo, ma l’accordo scade nel 2028 e un nuovo memorandum d’intesa  si sta già negoziando dal giugno 2026 e cambierà tutto.

 

Il 1° giugno 2026 Netanyahu ha scritto a Marlin Stutzman, deputato Repubblicano dell’Indiana: “Il tempo è arrivato di passare da ricevente di aiuti a (diventare) partner”. Stutzman così ha presentato una risoluzione non vincolante per chiudere gli aiuti e far pagare a Israele i propri acquisti, come rilanciato anche dall’ambasciatore USA in Israele Mike Huckabee.

 

Netanyahu stesso da anni dice di voler diminuire gradualmente l’aiuto americano entro un decennio, per portarlo a zero. La motivazione è politica e industriale: Israele ha un’industria della difesa da 110 miliardi di shekel (circa 34 miliarsdi di dollari) e vuole vendere la sua tecnologia, non solo comprare  I caccia F-35.

Quindi sì, gli aiuti classici, come li conosciamo, dovrebbero finire non significa che “cesseranno gli aiuti ma solo che ne cambierà la forma.

 

Il pericolo l’integrazione totale fra le due Difese

 

Mentre le sovvenzioni  spariscono, il Congresso USA sta inserendo nel nel Piano per La Sicurezza Nazionale  del 2027 lo “United States-Israel FUTURES Act”. Sotto il nome ufficiale  Il nome ufficiale è “United States-Israel Defense Technology Cooperation Initiative” quindi niente più dollari  ma fusione di catene logistiche,

 

Così Israele otterrebbe in cambio l’accesso preferenziale ai contratti del Pentagono e le aziende israeliane potranno concorrere direttamente per i contratti del Dipartimento della Difesa USA, senza passare dall’obbligo di spendere le sovvenzioni solo su prodotti americani.

Inoltre parte dei fondi che oggi erano “grant” andranno a progetti comuni su droni, laser, cyber, AI militare,  quindi  l’ “America First” di Trump vuole che Israele sviluppi armi insieme agli USA, non solo che le compri.

 

 

Integrazione fra i due eserciti in cambio “moderazione” su  Iran e Libano

 

Perché Trump accetta di rinunciare alle sovenzioni? Perché ha una leva più forte: l’accordo con l’Iran che prevede cessazione immediata delle operazioni militari “su tutti i fronti, incluso il Libano” cui in cambio gli USA sbloccherebbero (forse)  300-400 miliardi di asset iraniani, mentre nel frattempo Teheran sta riaprendo lo Stretto di Ornuz (a singhiozzo). .

 

Israele è furiosa. Netanyahu ha definito l’accordo solo una  “decisione di Trump” e Katz ha detto che l’IDF resta nel sud Libano e “resiste a ogni pressione”. Ben Gvir è stato più diretto: “l’accordo non ci vincola”.

 

Trump ha risposto a modo suo. Ha detto a Netanyahu che serve un “softer touch” – un tocco più delicato (sic!) –   in Libano e che “senza gli Stati Uniti Israele sarebbe stata spazzata via tempo fa”. Il vicepresidente JD Vance è stato ancora più duro: “Due terzi delle armi difensive che proteggono la vostra patria sono costruite da mani americane e pagate dalle tasse americane. Chiunque in Israele pensi che il suo problema più grande sia il presidente USA, deve svegliarsi”.

 

La logica è semplice: Trump toglie l’assegno, ma offre l’ombrello. Se Israele accetta di moderarsi in Libano e Gaza, ottiene partnership industriale e accesso a tecnologia. Se non accetta, rischia di restare senza difesa missilistica finanziata da Washington mentre l’Iran riceve miliardi.

Non è una sospensione degli aiuti, ma  uno scambio: moderazione geopolitica in cambio di integrazione militare.

 

Perchè quest’accordo è pericoloso?

 

Per cominciare a”Livello tattico”, meno bombe da 2000 libbre a caduta libera e più missili ipersonici, laser Iron Beam, droni swarm e cyber co-sviluppati. L’aiuto diretto era controllabile dal Congresso, ma questa nuova forma di cooperazione, NO. Una volta che le linee di produzione sono intrecciate, quindi è quasi impossibile per un presidente futuro disinnescare l’aggressività di Israele.

 

Ioltre l’integrazione rende Israele meno dipendente dalle sovvenzioni annuali e più resiliente ai cambi di amministrazione USA, ma rende anche gli USA più coinvolti automaticamente in ogni guerra israeliana. Se un drone israelo-americano viene abbattuto in Libano, la risposta USA è già dentro l’accordo.

 

Infine,  l’accordo con l’Iran mette Israele davanti a una scelta. O accetta la “moderazione” chiesta da Trump e ottiene tecnologia di nuova generazione, oppure rifiuta e si ritrova a combattere Iran ed Hezbollah con le scorte di intercettori che scarseggiano; Coinvolta in una sorta di “diplomazia coercitiva”.

 

Gli esperti USA lo dicono chiaro: tagliare l’aiuto forzerebbe Israele a concentrarsi sulla difesa del territorio invece che su guerre all’estero, ma il nuovo accordo fa l’opposto: dà a Israele i mezzi per combattere meglio, a condizione che combatta meno.

 

 

 Conclusione

 

Gli USA non stanno “sospendendo gli aiuti a Israele”, stanno solo smontando il modello assistenziale nato nel 1973 per montarne uno industriale-militare per il 2030. Trump non regala più dollari, ma offre  tecnologia, contratti e integrazione. In cambio chiede a Netanyahu di accettare il deal con l’Iran e di smettere di fare guerra su tre fronti contemporaneamente.

 

È più pericoloso? Si, per due motivi. Il primo perché una partnership militare integrata rende la guerra israelo-americana indistinguibile. Il secondo: perché toglie al Congresso USA la leva principale delle sovvenzioni e le sostituisce con una leva tecnologica che non si vota in Senato.

Netanyahu lo ha capito e vuole l’indipendenza finanziaria, ma l’indipendenza vera si paga con la dipendenza tecnologica.

 

Gli USA non abbandonano Israele., ma lo trasformano da cliente in socio. E un socio, a differenza di un cliente, non puoi scaricarlo quando ti fa comodo perchè lo trascini dentro ogni tua scelta.

L’aiuto finisce., ma la complicità resta ed è più pericolosa.

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