La principale autorità mondiale che monitora l’insicurezza alimentare, l’Integrated Food Security Phase Classification (Ipc), ha affermato che la situazione nella Striscia di Gaza è migliorata rispetto allo scorso anno, quando in alcune aree del territorio palestinese era stata dichiarata la carestia. Tuttavia ha anche avvertito che le condizioni restano critiche e potrebbero nuovamente precipitare.
L’Ipc ha spiegato che la riduzione dei combattimenti, con il cessate il fuoco raggiunto a ottobre, e l’aumento degli aiuti autorizzati da Israele hanno avuto “un impatto significativo, seppur disomogeneo tra le diverse aree”. Ciononostante, la maggior parte delle famiglie che vivono nell’enclave devastata dalla guerra continua a non avere cibo a sufficienza. “Anche piccole interruzioni nell’accesso agli aiuti umanitari potrebbero rapidamente vanificare i progressi raggiunti”, avverte il rapporto. Dall’8 ottobre 2025 – data dell’annuncio del cessare il fuoco tra Israele e Hamas – oltre 1.185 persone sono morte a causa di attacchi aerei e bombardamenti israeliani, secondo il ministero della Salute di Gaza.
Sistema di classificazione del rischio di 5 livelli
L’Ipc valuta le crisi alimentari misurando indicatori quali la malnutrizione acuta, la carestia, la percentuale di famiglie colpite da gravissime carenze alimentari, il numero di bambini con segni evidenti di malnutrizione e i decessi attribuibili alla fame. Il sistema utilizza una classificazione in cinque livelli. Nell’agosto dello scorso anno l’Ipc aveva confermato la carestia nel governatorato di Gaza, che comprende Gaza City, il livello più grave della scala. Nel rapporto pubblicato tutti e cinque i governatorati della Striscia sono classificati al Livello 3 (“crisi”), mentre oltre 200mila residenti sono stimati in Livello 4 (“emergenza”). In passato l’Ipc ha dichiarato situazioni di carestia anche in altre aree del mondo, tra cui parti del Sudan e della Somalia. Quella annunciata nell’agosto scorso in alcune zone di Gaza è stata la prima dichiarazione di carestia in Medioriente. Israele ha sempre respinto con forza le accuse di una fame diffusa e di una carestia provocata dall’uomo, definendole false. Tuttavia, dopo aver imposto tra l’inizio di marzo e la metà di maggio dello scorso anno un blocco quasi totale degli aiuti umanitari, ha successivamente aumentato l’accesso degli aiuti alla Striscia. La valutazione diffusa questa settimana è la prima dell’Ipc dal dicembre 2025, quando l’organizzazione aveva affermato che la carestia a Gaza City non si era estesa come inizialmente temuto, declassando il governatorato al Livello 4. Il Cogat, l’organismo del ministero della Difesa israeliano che coordina gli affari civili e umanitari nei Territori palestinesi, ha dichiarato di “respingere con forza le affermazioni e le conclusioni” del rapporto, sostenendo che manchi di obiettività e che non tenga conto dei dati israeliani sulla quantità di aiuti entrati nella Striscia.
Circa 1,4 mln di persone continueranno a soffrire di insicurezza alimentare
L’Ipc avverte inoltre che alcuni indicatori mostrano segnali di un possibile nuovo peggioramento. Sebbene il consumo alimentare delle famiglie sia aumentato e la malnutrizione acuta sia “diminuita in modo significativo”, circa 1,4 milioni di persone continueranno a soffrire di insicurezza alimentare acuta fino alla fine dell’anno, circa 200mila in più rispetto alle stime formulate nel precedente rapporto, che copriva il periodo tra metà aprile e giugno di quest’anno. Il protrarsi della crisi ha inoltre determinato un aumento dei casi di ritardo della crescita (‘stunting’) tra i bambini, una condizione irreversibile causata dalla malnutrizione cronica. Secondo l’Ipc, questo fenomeno riflette “l’impatto cumulativo di condizioni inadeguate” e avrà conseguenze durature sulla crescita fisica e sullo sviluppo cognitivo dei minori. Da qui all’aprile 2027 quasi 75mila bambini sotto i cinque anni avranno bisogno di cure per la malnutrizione acuta. Nello stesso periodo, circa 25mila donne in gravidanza o in allattamento dovrebbero soffrire di malnutrizione acuta. Il numero delle persone assistite dai programmi di alimentazione supplementare è però diminuito a causa dei vincoli di finanziamento e dell’incertezza sulla possibilità che Israele continui a consentire alle organizzazioni umanitarie internazionali di operare nella Striscia. Lo scorso anno Israele ha inoltre introdotto nuove regole per la registrazione delle organizzazioni non governative internazionali, imponendo la divulgazione di un’ampia serie di informazioni che, secondo gli operatori umanitari, potrebbero mettere a rischio il personale e compromettere le operazioni di soccorso. Le organizzazioni umanitarie avvertono che tali norme potrebbero costringere alcune di esse a interrompere le proprie attività nella Striscia di Gaza.
