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Incendio nel carcere di Viterbo, detenuto si suicida durante l’emergenza: era indagato per un omicidio

di Giulia Rocchetti

 

Notte di paura nel carcere di Viterbo, dove tra il 25 e il 26 luglio si sono verificati un incendio, il suicidio di un detenuto e un secondo tentativo di togliersi la vita sventato dagli agenti della polizia penitenziaria. A perdere la vita è stato Abdelkabir Talha, cittadino marocchino di 29 anni, che si è impiccato mentre all’interno del penitenziario erano ancora in corso le operazioni per fronteggiare le conseguenze dell’incendio. L’uomo era detenuto ed era stato recentemente iscritto nel registro degli indagati per la morte di Mohamed Chaanoun, avvenuta il 16 luglio scorso all’interno dello stesso istituto penitenziario.

Secondo quanto emerge, nei suoi confronti gli inquirenti avevano contestato i reati di rissa aggravata e concorso in omicidio volontario. Sul caso è stato aperto un fascicolo per ricostruire le circostanze del suicidio e degli eventi che hanno caratterizzato la notte dell’emergenza. Le indagini sono coordinate dal pubblico ministero Veronica Buonocore, che ha affidato i rilievi alla Squadra Mobile e al personale della Polizia Scientifica. Gli investigatori dovranno chiarire sia la dinamica dell’incendio sia la sequenza temporale che ha portato al gesto estremo del detenuto, verificando eventuali responsabilità e il rispetto delle procedure previste per la sorveglianza.

L’allarme era scattato quando, nel reparto precauzionale del carcere, alcuni materassi sarebbero stati incendiati. Le fiamme hanno sprigionato una nube di fumo che si è rapidamente propagato all’interno dell’edificio, raggiungendo anche l’infermeria e altri ambienti dell’istituto. Le esalazioni tossiche hanno provocato un bilancio di 23 persone intossicate, tra cui 17 detenuti e 6 appartenenti alla polizia penitenziaria. Sette di loro hanno dovuto fare ricorso alle cure ospedaliere. Tra i ricoverati vi sarebbe anche una persona in condizioni particolarmente gravi, monitorata dai sanitari.

L’intervento degli agenti e dei soccorritori ha consentito di mettere in sicurezza l’area interessata dall’incendio e di evacuare le persone più esposte al fumo. Nelle stesse ore, tuttavia, il personale della polizia penitenziaria è stato chiamato ad affrontare una seconda emergenza: un altro detenuto ha tentato di suicidarsi, senza però riuscire nel suo intento. La concomitanza di episodi così gravi riporta l’attenzione sulle condizioni di forte tensione che caratterizzano molti istituti penitenziari italiani, dove il sovraffollamento, la carenza di personale e il crescente disagio psicologico della popolazione detenuta rappresentano criticità denunciate da tempo sia dalle organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria sia dalle associazioni che si occupano della tutela dei diritti delle persone private della libertà.

Il carcere di Viterbo era già finito al centro dell’attenzione della cronaca nei giorni scorsi proprio per la morte di Mohamed Chaanoun, il detenuto deceduto il 16 luglio in seguito a una violenta aggressione che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe avvenuta nel corso di una rissa all’interno dell’istituto. Per quel delitto Abdelkabir Talha risultava tra gli indagati insieme ad altre persone. La sua morte, avvenuta prima della conclusione delle indagini preliminari, estingue la sua posizione processuale, ma non interrompe gli accertamenti sulla vicenda principale, che proseguono per ricostruire le responsabilità degli altri soggetti coinvolti.

Gli investigatori stanno lavorando per accertare le cause dell’incendio. Sarà necessario stabilire se il rogo sia stato appiccato volontariamente, da chi e con quali finalità. Le perizie della Scientifica e le testimonianze potranno chiarire se il gesto sia stato collegato al clima di tensione all’interno del penitenziario o se si sia trattato di un episodio isolato.

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