di Giuliano Longo (*)
Putin ha firmato un decreto che modifica l’organico autorizzato delle Forze Armate russe. Secondo il documento, l’organico autorizzato delle Forze Armate russe è fissato a 2.426.130 unità, di cui 1.535.000 militari. Pertanto, a partire dal 1° agosto di quest’anno, l’organico autorizzato dell’esercito russo è aumentato di 27.000 unità, di cui 25.000 militari.
Inoltre ha firmato una legge che amplia l’accesso del Ministero della Difesa e della Guardia Nazionale russa alle informazioni contenute nel Registro Unificato degli Uffici di Stato Civile.
Ma questa è solo la versione ufficiale perchè quando Vladimir Putin firma un decreto per aumentare l’organico autorizzato delle forze armate russe – sia pure modesto come inquesto caso – il significato in pratica si sviluppa su più livelli, tra aspetti burocratici, logistici e strategici.
Espansione legale e di bilancio (non reclutamento istantaneo)
Un decreto presidenziale stabilisce il tetto massimo legale (organico autorizzato) di militari e personale civile. Non significa che centinaia di migliaia di nuovi soldati vengano arruolati dall’oggi al domani. Significa che il Ministero della Difesa ottiene fondi ufficialmente stanziati. per coprire stipendi, equipaggiamenti, logistica e addestramento per le nuove posizioni previste.
Nella sostanza è l’autorizzazione per creare nuove brigate, divisioni e distretti militari. come la ricreazione dei distretti di Mosca e Leningrado in risposta all’espansione della NATO a nord-est.
Ma ancora più importanti sono il rimpiazzo e la logica di Logoramento
La guerra in Ucraina impone un tasso di consumo di risorse umane molto elevato. L’aumento dei tetti di organico serve a mantenere una rotazione costante e a compensare le perdite senza dover ammettere ufficialmente deficit di personale nelle varie unità al fronte.
Per coprire questi posti autorizzati, il Cremlino cerca di evitare una nuova e impopolare mobilitazione generale forzata,come quella parziale del settembre 2022. Si affida invece a contratti volontari a lungo termine (kontraktniki), favoriti da bonus di ingaggio e stipendi molto alti rispetto alla media nazionale russa. Inoltre le chiamate di leva ordinarie ampliano gradualmente la platea dei coscritti e la pressione affinché passino al servizio permanente sotto contratto.
Militarizzazione a lungo termine ed economia di guerra
Aumentare la forza attiva a oltre 1,5 milioni di soldati colloca l’esercito russo tra i più numerosi al mondo per personale in servizio. Questo richiede una porzione sempre più vasta del PIL russo destinata alla Difesa, trasformando l’apparato statale ed economico in una vera e propria struttura a lungo termine orientata al conflitto.
Verso l’esterno (NATO e Occidente), la Russia ostra la volontà di sostenere un confronto prolungato e di rafforzare la presenza militare sui confini occidentali. All’interno della Russia normalizza l’idea di una società e di uno Stato strutturati in permanente assetto militare.
Il decreto non fa così apparire magicamente nuovi soldati al fronte l’indomani – in questo caso 25.000 soldati – , ma crea il quadro normativo, finanziario e organizzativo affinché l’esercito possa continuare ad assorbire nuove reclute e sostenere una guerra prolungata nei prossimi anni.
(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali
