La guerra di Putin

L’Ucraina al bivio: la sfida silenziosa di demografia, esercito e opinione pubblica

 

di Balthazar

A oltre quattro anni dall’inizio dell’invasione su vasta scala, l’Ucraina combatte una duplice battaglia. Accanto allo scontro lungo centinaia di chilometri di trincee e linee difensive, il Paese affronta una silenziosa crisi strutturale che ne sta ridefinendo le fondamenta sociali: il prosciugamento demografico, l’usura delle forze armate e un profondo mutamento nell’orientamento della popolazione civile.

I numeri descrivono una trasformazione drastica. Prima del febbraio 2022, la popolazione contava circa 44 milioni di abitanti. Oggi, all’interno dei territori controllati dal governo di Kiev, risiedono tra i 27 e i 29 milioni di persone.

Il calo delle nascite – crollato a un tasso di fecondità inferiore a un figlio per donna –  prefigura una complessa sfida per la futura ricostruzione. Nel frattempo, la presenza dei rifugiati in Europa si è consolidata: 4,3 milioni di ucraini beneficiano dello status di protezione temporanea nell’Unione Europea, con i nuclei più numerosi concentrati in Germania (oltre 1,2 milioni), Polonia (950.000) e Repubblica Ceca (380.000).

Un secondo fattore critico riguarda la tenuta interna delle truppe. Il prolungato sforzo bellico e l’assenza di rotazioni sistematiche hanno portato a galla le difficoltà legate al logoramento psicofisico dei soldati.

Secondo i report dell’Ufficio del Procuratore Generale dell’Ucraina (Prokuratura), dal 2022 a oggi sono stati aperti complessivamente oltre 350.000 procedimenti penali per abbandono non autorizzato della posizione (SZCh) e più di 45.000 casi per desertione.

Per limitare l’impatto di questi numeri sulla catena di comando, il Parlamento (Rada) è intervenuto con riforme legislative volte a consentire il reintegro senza condanna penale per chi sceglie di rientrare volontariamente in servizio dopo il primo episodio.

Questo scenario ha inevitabilmente inciso sul morale della popolazione. Se nei primi mesi di guerra la determinazione a combattere fino al ripristino completo dei confini era quasi unanime, i rilevamenti del Gallup World Poll confermano un netto cambio di prospettiva.

Secondo un recente sondaggio, gli ucraini favorevoli a cercare una fine negoziata il prima possibile è del 70% (rispetto al 22% del 2022), Favorevoli a proseguire i combattimenti fino alla vittoria il 22% (rispetto al 73% del 2022)

Tra i cittadini favorevoli a un tavolo negoziale, oltre la metà si dice disposta a valutare eventuali concessioni territoriali di fatto, a patto di ottenere garanzie di sicurezza internazionali solide per prevenire futuri attacchi.

Sullo sfondo, la possibilità di indire le elezioni presidenziali. I dati dei sondaggi più recenti condotti dall’Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev (KIIS) mostrano una netta distinzione tra la fiducia nell’operato di Volodymyr Zelensky durante la guerra e il desiderio di riconfermarlo alla presidenza a lungo termine.

Permanendo lo stato di guerra, la maggioranza della popolazione continua a sostenere Zelensky come figura di guida e simbolo di stabilità.  Tra il 58% e il 61% degli ucraini dichiara di fidarsi del Presidente considerando Zelensky il leader legittimo per condurre il Paese fino alla conclusione del conflitto.

Ma se si guarda alle elezioni successive alla fine del conflitto, la maggioranza dell’elettorato esprime una forte richiesta di cambio di guardia con sol il 28% degli intervistati che dichiara di volere Zelensky nuovamente alla presidenza dopo la fine della guerra. Un altro 16% preferirebbe vederlo rimanere in politica, ma con ruoli diversi (ad esempio come leader di partito o deputato).

Il 65% degli ucraini ritiene opportuno un profondo rinnovamento delle istituzioni centrali (Presidenza, Governo e Parlamento) una volta raggiunta la pace anche se  i cittadini ucraini rimangono fortemente contrari a svolgere consultazioni elettorali immediate:

Circa il 57-60% sostiene che le elezioni debbano tenersi soltanto dopo il termine definitivo della guerra, mentre meno del 10% ritiene che si debba votare mentre le ostilità sono in corso.

I sociologi evidenziano che il consenso di Zelensky è guidato da una dinamica “di stato”: da un lato i cittadini si stringono attorno alla presidenza per senso di unità nazionale di fronte all’invasione, dall’altro emergono insoddisfazioni legate a politiche interne, gestione delle nomine di governo, scandali di corruzione negli apparati statali e la generale usura politica accumulata nei suoi anni di mandato.

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