Economia e Lavoro

Il grande incubo dell’ex Ilva

Ex Ilva: sindacati annunciano 8 ore di sciopero e assemblee con i lavoratori. Il vertice a Palazzo Chigi

 

di Proto Casciani

 

Un pacchetto di 8 ore di sciopero e assemblee con i lavoratori è stato annunciato dai sindacati Fiom, Fim e Uilm al termine del confronto a Palazzo Chigi con il governo sull’Ex Ilva.

Mantovano a sindacati, non intendiamo rassegnarci, condividiamo obiettivi

“Due le premesse innanzitutto credo sia doveroso riconoscere reciprocamente il senso di responsabilità dimostrato da tutti. Allo stesso modo, ritengo si possa riconoscere l’impegno del Governo, che non è rimasto inerte di fronte alla situazione ereditata. Inoltre, mi auguro che le considerazioni svolte sugli effetti del decreto della Corte d’Appello di Milano non ingenerino equivoci: deve essere chiaro che non è nostra intenzione fasciarci la testa né rassegnarci. Non dobbiamo considerarci parti contrapposte, poiché condividiamo i medesimi obiettivi”. È quanto sottolineato, secondo quanto si apprende, dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, nell’intervento di sintesi al tavolo sull’ex Ilva con i sindacati. Nell’intervento di sintesi il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, ha poi delineato un’ipotesi di lavoro fondata sulla costituzione immediata di un tavolo tecnico, già a partire da martedì prossimo, con la partecipazione delle organizzazioni sindacali, della Regione Puglia, del Comune di Taranto e dei Ministeri interessati, al fine di elaborare proposte concrete da sottoporre al più presto al confronto a Palazzo Chigi. “Desidero ribadire – le parole di Mantovano – che non vi è alcuna decisione già assunta né alcun esito prestabilito: saranno prese in esame tutte le ipotesi di lavoro, senza pregiudizi e senza scelte predefinite”. Nel corso del confronto è stata richiamata l’espressione “piano straordinario”. Affinché non rimanga uno slogan, ma si traduca in un progetto concreto – per Mantovano – è necessario definirne con chiarezza i presupposti, a partire da un’approfondita valutazione tecnica delle ricadute del decreto della Corte d’Appello di Milano. Occorre, inoltre, verificare la possibilità di coinvolgere ulteriori investitori, a partire da quelli italiani, e analizzare congiuntamente tutte le ulteriori ipotesi di investimento riguardanti Taranto, nonché le risorse disponibili a sostegno di tali interventi. Ciò anche nella prospettiva di garantire un futuro occupazionale a coloro che, in conseguenza della situazione determinatasi, dovessero perdere il lavoro. È altresì necessario rafforzare il coinvolgimento degli enti territoriali, in particolare della Regione Puglia e del Comune di Taranto. L’intero percorso dovrà condurre all’elaborazione di proposte concrete, a partire dal contributo delle organizzazioni sindacali. “Per rendere possibile questo lavoro in tempi rapidi, ma con il necessario approfondimento e senza soluzioni superficiali, proponiamo l’immediata costituzione di un tavolo tecnico, con la partecipazione dei Ministeri competenti, delle organizzazioni sindacali, della Regione Puglia e del Comune di Taranto. Il tavolo – ha spiegato il sottosegretario – potrà insediarsi già martedì mattina della prossima settimana nella sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con un calendario di lavoro definito e tempi contenuti, così da consentire la presentazione delle proposte al tavolo di Palazzo Chigi entro circa un mese e poco più”.

Fiom, fallimento non sia scaricato su lavoratori, governo trovi soluzione

“Il fallimento dell’ex Ilva non può essere scaricato sulle lavoratrici e sui lavoratori, per questo abbiamo deciso di indire 8 ore di sciopero e assemblee in tutti gli stabilimenti. Il Governo ha la responsabilità di trovare soluzioni vista la situazione determinatasi con il decreto della Corte di Appello di Milano che stabilisce la chiusura dell’area caldo entro 90 giorni. C’è una questione di sicurezza nazionale che riguarda 20.000 occupati diretti e indiretti dell’Ilva con ricadute devastanti per la città di Taranto e la cessazione delle attività di tutti gli altri stabilimenti, a partire da Genova, Novi Ligure, Racconigi. La produzione di acciaio nel nostro Paese rischia di chiudere definitivamente. Serve un piano straordinario di messa in sicurezza dell’occupazione e del salario delle persone per evitare che 20mila persone siano licenziate o messe in cassa integrazione a zero ore, senza un piano e nessuna prospettiva futura”. Così in una nota congiunta Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil e Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil “Sono necessarie – continuano – le risorse per i lavoratori e per il progetto industriale per rilanciare la produzione decarbonizzata dell’Ilva. È paradossale che la società DRI sia stata svuotata delle risorse. Ribadiamo che l’unica soluzione è una garanzia da parte dello Stato per salvaguardare l’industria del nostro Paese.  Dall’ultimo incontro di marzo, siamo stati convocati oggi a Palazzo Chigi, in seguito alla nostra dichiarazione di autoconvocazione. La prossima settimana partiranno i tavoli di confronto al Mimit anche con le Istituzioni locali per arrivare ad una soluzione condivisa. In questo mese di discussione non ci saranno azioni unilaterali da parte del Governo e dell’azienda”.

Fim-Cisl, a tavoli tecnici trovare soluzione alternativa a chiusura

“Abbiamo ottenuto da parte del governo che non si entrasse in una logica in cui ci si arrende rispetto a una situazione oppure è un modo per scappare da responsabilità che devono essere esercitate”. Così il segretario generale della Fim Cisl Ferdinando Uliano parlando con i giornalisti al termine del tavolo sull’ex Ilva a Palazzo Chigi “Noi confidiamo che negli incontri ci sia un lavoro puntuale sul trovare alternative rispetto alla chiusura che ci avevano prospettato a inizio incontro, perché l’incontro da subito era orientato nel dire ‘c’è una sentenza, bisogna chiudere le aree a caldo’ e di conseguenza le aree a freddo, che è una cosa per noi insostenibile. Ci serve un intervento straordinario”.  Il destino di Cornigliano e degli altri siti “è collegato al destino dell’Ilva di Taranto, perché chiudere le aree a caldo significa chiudere anche le aree a freddo – ha sottolineato -. Oggi le aree di a freddo di Taranto sono completamente ferme, spesso in disuso, servono investimenti significativi importanti. Le aree a freddo di Genova e Novi Ligure sono condizionate dall’area degli altiforni di di Taranto”. “Nel frattempo noi faremo delle iniziative di sciopero in tutti gli stabilimenti di 8 ore perché comunque il problema c’è del tentativo di chiudere la realtà di Ilva e quindi per noi la presa di posizione ferma e forte dei lavoratori deve essere consapevole delle difficoltà che abbiamo di fronte”, ha concluso.

Uilm, prossima settimana tavoli anche con istituzioni locali

“La prossima settimana partiranno dei tavoli anche con le istituzioni locali e regionali. E’ il momento di stare tutti dalla stessa parte e trovare soluzioni per tutti i lavoratori”. Così il segretario generale Uilm, Davide Sperti, al termine dell’incontro con governo e commissari sull’Ilva a Palazzo Chigi, spiegando che “ci vedremo già la prossima settimana, presumibilmente martedì”. Al momento la vendita resta limitata alla parte a freddo, “ci è stato detto – ha riferito Sperti – che dopo gli approfondimenti si ragionerà su come modificare il bando di gara. Abbiamo 90 giorni per trovare soluzioni e mettere fine a una storia che va avanti da troppo tempo”. “No soldi pubblici a privati stranieri per licenziare la gente, si diano i soldi alle comunità per riappacificarsi, cambiare il volto e trovare soluzioni alternative”, ha aggiunto Sperti.

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