di Andrea Muratore (*)
Aprire la Fifa a capitali esterni e privati? Gianni Infantino, dopo il Mondiale in Usa, Canada e Messico, ci starebbe pensando e avrebbe in mente un veicolo finanziario appositamente creato e orientato alla gestione delle attività economiche della Fifa, capace di mettere sul mercato una quota di minoranza per portare investitori a sostegno dell’organismo di governo del calcio globale. Lo riporta il Financial Times, sottolineando che a guidare l’operazione dei “capitani coraggiosi” pronti a unirsi alla Fifa in un’alleanza finanziaria ci sarebbe Joshua Kushner, 41 anni, fondatore e leader del fondo Thrive Capital e fratello del più noto Jared, alla guida di Affinity Partners e, soprattutto, genero del presidente Usa Donald Trump, di cui è stato anche un inviato de facto in diversi affari legati al Medio Oriente, con particolare focus su Gaza.
La rete dei Kushner e l’apertura della Fifa
Thrive è un venture capital che opera nel settore tech e nell’innovazione di frontiera e può vantare investitori nel gotha del capitalismo americano. Kushner ha fondato Thrive mentre il fratello maggiore Jared ha creato Affinity nel 2021, rendendola protagonista di diversi affari importanti della finanza americana come la campagna per scalare Electronic Arts. Formalmente, parliamo della possibile operazione di un finanziere di indubbia abilità nei confronti di un’apertura di capitale di un ente di rango globale come la Fifa, ma se quanto scrive il Financial Times fosse confermato non sarebbero pochi i sospetti di una circolarità relazionale e di un tempismo che desterebbe quantomeno polemica. Infantino ha appena finito di celebrare un Mondiale che ha ricoperto d’oro la Fifa e in cui il rapporto con Trump è emerso in tutta la sua ampiezza, ed ecco che esce la notizia della possibile apertura di mercato a un soggetto non lontano dalla famiglia Trump, per interposta relazione del fratello.
Il Ft parla di un piano da 20 miliardi di dollari per il veicolo che conterrebbe le attività economiche della Fifa, aggiungendo che sul mercato potrebbero esserne piazzati circa il 20%: a conti fatti, parliamo di 4 miliardi di dollari di capitali che entrerebbero direttamente nelle tasche della federazione e potrebbero alimentare capacità d’investimento e espansione, consolidando strutturalmente le possibilità di Infantino di gestirne lo sviluppo. Sarebbe inoltre una conferma della volontà del segretario generale di rafforzare la sua agenda puntando a un quarto mandato nel voto previsto per il marzo del prossimo anno per il quale, secondo fonti mediatiche, potrebbe contare già su un supporto solido.
La mossa sarebbe senza precedenti nel calcio globale e nelle maggiori federazioni transnazionali sportive, anche se l’ingresso di capitali privati nello sport non è una novità: solo poche settimane fa, per fare un esempio, la Lega Calcio Serie A ha avviato un progetto per mettere sul mercato quote di minoranza di una società ad hoc creata per la gestione dei diritti di trasmissione all’estero del campionato. E in Spagna, la Liga ha compiuto in precedenza un’operazione simile col fondo Cvc.
Lo sport in vendita?
Si tratta però di operazioni commerciali ben perimetrate, volte a promuovere l’attrattività del campionato e ben focalizzate su un processo di mercato. Di scala più grande quanto sta venendo pensato dalla Fifa, le cui conseguenze vanno valutate ovviamente anche tenendo conto della potenza di fuoco che l’organo di governo del calcio globale ha e all’ampiezza dei suoi interessi commerciali, strategici e politici. Se fosse confermato lo scoop del Ft e se si confermasse anche la presenza del fratello del genero e alleato politico di Trump, leader globale più vicino al segretario svizzero della Fifa, a questo si aggiungerebbe quantomeno un dilemma sul rischio di un conflitto di interessi e sull’opportunità che una federazione dimostratasi, come abbiamo scritto, una gallina dalle uova d’oro, ceda parte della gestione delle sue attività a fondi privati quando, formalmente, la sua struttura sarebbe quella di una no-profit. E non sappiamo se in un mondo già scosso da incertezze siamo pronti alla notizia di veder messo in vendita anche un pezzo, per quanto non maggioritario, di ciò che rappresenta il calcio mondiale. Fatto che sarebbe emblematico della sovrapposizione tra interessi politici e pressioni finanziarie che ormai tocca ogni fenomeno sociale e collettivo di rango globale.
(*) InsideOver
