di Margherita Lopes (*)
Tempi bui per il celebre immunologo statunitense Anthony Fauci. Dopo essere stato uno dei volti della lotta a Sars-Cov-2 – chiamato dallo stesso Donald Trump a far parte della task force dedicata ad affrontare l’emergenza – l’ex direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases nonchè Consigliere medico capo di due presidenti, è tornato nel mirino di Trump, arrivando ad appellarsi al Quinto Emendamento per non rispondere alle domande dei senatori nel corso di un’audizione della commissione guidata dai repubblicani sulla gestione della pandemia da Covid-19. “Fauci è ancora Fauci: nel bene e nel male durante la pandemia ha cercato di spiegare e contrastare gli eventi. E forse anche lui è caduto sull’origine del virus. Certo, sono tempi duri quelli in cui ogni parola viene pesata e la politica fa pressioni sulla scienza. Insomma, resto convinto che sia un grave errore mischiare politica e scienza”, dice a LaSalute di LaPresse Massimo Ciccozzi, responsabile dell’unità di Statistica medica ed Epidemiologia del Campus Bio-Medico di Roma, noto ‘cacciatore di varianti’ Covid. A distanza di anni sull’origine del Coronavirus causa di Covid-19 non ci sono certezze. Gli stessi scienziati da tempo sono divisi fra due ipotesi: lo spillover da un animale all’uomo, magari complice un ospite intermedio ancora sconosciuto, o l’incidente di laboratorio, con la fuoriuscita di un virus sperimentale ‘modificato’ nel laboratorio di Wuhan per esperimenti scientifici. Le missioni dell’Oms in Cina non hanno fatto luce sulla questione, che poi è una di quelle contestate all’immunologo. Fauci avrebbe dovuto rispondere alle domande dei senatori, dopo essere stato citato a comparire dal repubblicano Rand Paul del Kentucky. In vista dell’udienza, il senatore aveva reso pubbliche oltre 1.000 pagine del diario personale di Fauci, rivenute in un computer nell’ufficio dello studioso e relative agli anni della pandemia. Vicende che hanno attirato l’attenzione di quanti incolpano proprio Fauci per l’obbligo delle mascherine, la chiusura delle scuole e altre misure che avrebbero violato i diritti dei cittadini. Ora il silenzio di Fauci ha rinfocolato le tensioni con i parlamentari repubblicani sulla gestione della pandemia, con le accuse di aver mentito sulle origini di Covid-19. “Sulla pandemia è fondamentale non perdere la memoria: dobbiamo regolare gli interventi di prevenzione per non ripetere errori già fatti. Ricordando anche che la verità vera sull’origine del virus non la sapremo mai”, dice Massimo Ciccozzi. “Il caso Fauci è l’ultima puntata di una storia antica – interviene Arnaldo D’Amico, medico giornalista scientifico e autore del libro ‘La memoria del nemico’ (Il Saggiatore) – Quando il potere si fa scienza arrivano i morti. Ma pochi per volta, ce ne accorgiamo solo anni dopo. Durante la peste le autorità avallarono la caccia e la giustizia sommaria di untori e streghe, lasciando mano libera al contagio: questo fece un numero di vittime che la peste, quando finalmente strategie di contrasto efficaci arrivarono, non raggiunse mai più. Un secolo dopo il presidente della Royal Society preferiva il malto agli agrumi contro lo scorbuto: e solo nella Guerra dei Sette Anni quella scelta costò circa 170.000 marinai della Royal Navy, morti di una malattia già curabile”. “Queste invasioni di campo non provocano stragi improvvise, e per questo sembrano innocue, un semplice problema di ignoranza. Ma il lungo corteo di vittime, anno dopo anno, diventa un’ecatombe: che si vede soltanto da lontano, con lo sguardo della storia. Ecco perché non dobbiamo perdere la memoria: per non farci distrarre da processi del tutto inutili e concentrarci sula caccia alle vere cause”, sottolinea D’Amico. “Scene come quelle viste in Usa sono scientificamente inutili. Piuttosto discuterei sugli errori da non fare più, dando più peso alla scienza. Se la sfida è Fauci contro l’Amministrazione, la scienza non centra nulla. Quanto alla vera origine del patogeno che ha tenuto il mondo in scacco per anni, tutto è possibile, ma servono le prove scientifiche”, chiosa Ciccozzi.
(*) La Presse
