di Francesco Floris
(LaPresse) – “Ogni vita merita rispetto, siamo tutti gocce in un grande oceano”. É un Mario Roggero diverso da quello che il 7 dicembre 2023, nello studio di Dritto e Rovescio di Paolo Del Debbio, rispondeva “Sì subito” a chi gli domandava se lo avrebbe rifatto di sparare ancora a un ladro dopo essere stato condannato a 17 anni in primo grado. L’uomo che si presenta mercoledì mattina in Tribunale a Milano non parla ancora di “pentimento” ma si definisce più “riflessivo”. Davanti ai giudici della Sorveglianza, il 72enne gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per l’omicidio di due rapinatori e il tentato omicidio di un terzo, ha rilasciato dichiarazioni spontanee: non ha chiesto scusa alle vittime, né ai familiari ma ha ammesso che, il 28 aprile 2021, il giorno della sparatoria dopo la rapina nel suo negozio, avrebbe dovuto essere meno “impulsivo”. Parole pronunciate da un uomo che, dopo due mesi di detenzione in carcere a Bollate, è apparso dimagrito secondo quanto riferito dal suo legale, avvocato Stefano Marcolini, al termine dell’udienza. Il Tribunale, collegio Bortolato-D’Elia più due esperti, si è riservato sull’istanza con cui la difesa chiede l’istanza di differimento pena in attesa che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, decida sulla sua domanda di grazia presidenziale. Attesa a ore la decisione anche sulla richiesta di detenzione domiciliare. Entrambe le domande sono state già bocciate lunedì dai colleghi del Tribunale di Sorveglianza di Torino, in un’udienza fotocopia. Anche a Milano la sostituta procuratrice generale, Emma Gambardella, ha chiesto di dichiarare l’istanza inammissibile proprio perché il condannato ha riproposto lo stesso tema già affrontato 48 ore prima. Contro quel provvedimento del 14 settembre la difesa ha annunciato ricorso per Cassazione. Uscendo dall’aula, Marcolini, ha spiegato di non essere stato convinto dall’ordinanza dei giudici torinesi e che la impugnerà davanti alla Suprema Corte per difetto di motivazione, soprattutto sulla richiesta di domiciliari. Il legale ha descritto il suo assistito come un uomo “battagliero”, il cui animo “è ancora quello di una persona che crede che la giustizia possa dargli qualcosa”, pur ammettendo che l’esito di questa decisione potrebbe pesare negativamente sul suo umore dopo aver trascorso 60 giorni esatti in cella.
“Ho avuto tempo di pensare” ha detto l’uomo al centro del caso giudiziario che si è concluso a luglio dopo una prima condanna a 17 anni da parte della Corte d’assise di Asti ridotta in appello a Torino. Attorno alla vicenda si è costruita una mobilitazione per la grazia presidenziale, con l’appoggio di esponenti politici tra cui il vicepremier Matteo Salvini. Il 19 luglio era stata la moglie di Roggero a chiedere pubblicamente al Colle di concedere la grazia, sostenendo che il marito non fosse “un pericolo”. Una settimana dopo, il 26 luglio, lo stesso Roggero si è appellato al Capo dello Stato chiedendogli di valutare la sua posizione “fuori dalle polemiche” politiche. Il Quirinale non ha mai citato direttamente il caso, ma in un passaggio pubblico ha ricordato che “la legge non deve adattarsi ai comportamenti dei singoli”. Nel frattempo la vicenda ha raccolto anche una mobilitazione dal basso, con una petizione online per la grazia sottoscritta da decine di migliaia di persone. Sulla domanda formale, a oltre due mesi dalla condanna definitiva, non risulta ancora una decisione: Roggero resta detenuto a Bollate, mentre Tribunali e Cassazione si dividono ora sul se e come alleggerire, nell’attesa, il regime della sua detenzione.
