di Giuseppe Onorati
La storia presenta figure eroiche, che travalicano l’esperienza relativa, per consegnarsi all’epica letteraria. Franco Baresi è una di queste.
A sessantasei anni se n’è andato, scuotendo la commozione ed il sentimento di molti: appassionati di calcio e non, ex compagni di squadra ed ex avversari e di tutto il mondo del Calcio, perché ci sono figure che vanno oltre l’appartenenza ad una squadra, oltre alle contingenze di periodi, assurgendo a mito che supera la finitudine.
Franco Baresi è un simbolo del Calcio, una figura di leader carismatico, saggio ed autorevole. Uno dei più grandi difensori e calciatori della storia.
Di ruolo libero, viene scartato dall’inter che prende invece il suo fratello maggiore Giuseppe ma la lungimiranza di Galbiati lo fa approdare alle giovanili del Milan, per iniziare un sodalizio che mai finirà.
Siamo nella seconda metà degli anni Settanta e nelle giovanili del Milan si mette in evidenza questo giovincello biondo dall’aria timida, che in campo dimostra già una personalità forte, con una sviluppata visione di gioco ed una grande tecnica: sia in fase difensiva, che di palleggio, nella fase offensiva.
Come spesso avvenuto per tanti astri nascenti nella storia del calcio italiano, a lanciare il giovane Baresi in prima squadra è il barone Nils Liedholm, che lo fa debuttare il 23 Aprile 1978 nella vittoria con il Verona, per confermarlo definitivamente, rendendolo uno dei protagonisti dello scudetto della stella, nella stagione successiva.
Ad inizio anni Ottanta, Franco Baresi è già un certezza di gran valore del Calcio italiano, che inizia ad essere corteggiata da squadre blasonate ma, nonostante le due retrocessioni rossonere in serie B, rimane indissolubilmente fedele al Milan.
Verso la metà degli anni Ottanta ritorna Liedholm sulla panchina milanista, per rilanciare il club rossonero fra i grandi protagonisti del campionato italiano, allora Olimpo del Calcio mondiale. Soprattutto, il tecnico svedese porta la zona come sistema tattico, iniziando a preparare il terreno per il grande Milan dell’era Sacchi.
In questo secondo periodo di Liedholm, Baresi è il leader della squadra, riferimento della difesa e del gioco. Il Milan si “riabilita” come grande protagonista del calcio italiano ma gravi problemi societari lo portano sull’abisso del fallimento. Lo acquista nel 1986 Berlusconi, che salva la società e rilancia un progetto molto ambizioso, trovando grande scetticismo fra i giocatori.
Nell’estate del 1987, come scommessa di Silvio Berlusconi, viene ingaggiato il tecnico Arrigo Sacchi, che porta un sistema di zona pura, veloce, basata sul pressing ossessivo e la trappola del fuorigioco, con la difesa in linea. Di questo sistema Franco Baresi rappresenta il fulcro; è sua la responsabilità di comandare la linea difensiva, di dettarle i tempi d’innalzamento. Nella prima stagione di Sacchi, il Milan dopo un inizio incerto, raggiunge e supera il Napoli di Maradona campione d’Italia in carica, vincendo il campionato ed iniziando quel ciclo favoloso che lo porterà alle vette d’Europa e del Mondo, riconosciuta come squadra dal gioco stellare.
Anche quando nel 1991 finisce il ciclo Sacchi ed inizia quello altrettanto favoloso di Fabio Capello, Baresi continua ad essere il leader che detiene le chiavi della difesa ed è un riferimento fondamentale per il gioco del Milan, introiettato dagli interpreti talmente bene, da far affermare qualche anno fa a Maldini, che ancora oggi potrebbero metterne in pratica i meccanismi.
Il Milan vince ed è protagonista in Italia, in Europa e nel Mondo, con tanti campioni, con allenatori che divengono simbolo di prestigio e con un presidente esuberante e visionario; nonostante tutti questi protagonisti eccellenti però, il leader riconosciuto è Franco Baresi. Grande autorevolezza, eleganza, saggezza, visione di gioco e tecnica sopraffina, lo rendono in campo e simbolicamente il fulcro del grande Milan.
E’ il degno erede di un altro libero di “stirpe regale”, Gaetano Scirea. Già da giovanissimo, pur non giocando mai, partecipa alla spedizione vincente della nazionale di Enzo Bearzot a Spagna 82, per poi divenire uno dei riferimenti su cui si riedificherà la nazionale di Azeglio Vicini, della quale Baresi rappresenterà la fonte dalla quale partono le azioni offensive della squadra durante le ripartenze .
Dopo Italia 90 e la mancata qualificazione al campionato europeo del 1992 in Svezia, vorrebbe lasciare la nazionale ma Sacchi riesce a convincerlo ad andare ai mondiali statunitensi del 1994. Ed è qui che l’immenso campione e leader sfocia nell’eroe.
Alla seconda gara con la Norvegia s’infortuna gravemente al menisco e viene subito operato. Nemmeno un mese per recuperare ed il 17 Luglio scende in campo a Pasadena per giocare la finale contro il Brasile. Gioca una partita stupenda, in cui non sbaglia un intervento difensivo ed è perfetto nei passaggi e nella scelta dei tempi. In campo spiccano la sua autorevolezza e la sua precisone, che conclamano la figura del grande campione, il quale meriterebbe di alzare la Coppa come premio per la grande figura che rappresenta nel Calcio. Come beffa del destino però, si arriva alla spietatezza dei rigori e proprio Baresi tirerà, sbagliandolo, il primo rigore. Ne saranno sbagliati altri ed il Brasile si aggiudica la vittoria , lasciando al Mondo la scena commovente dell’eroe Baresi in lacrime , consolato affettuosamente da Arrigo Sacchi.
Gioca per qualche altro anno, togliendosi soddisfazioni in Italia ed in Europa e poi al termine di una stagione non entusiasmante per il Milan, nel 1997, a 37 anni decide di ritirarsi, rimanendo al Milan in ruoli dirigenziali.
Un fuoriclasse che ha rappresentato in modo magistrale il ruolo di libero nel passaggio dalla vecchia concezione di regista difensivo staccato dalla linea, alla nuova, di guida della linea difensiva. Leader dentro e fuori dal campo, autorevole, umile e stimato da tutti i suoi colleghi (si pensi in merito ad una intervista al termine di un Napoli-Milan d’inizio anni Novanta, in cui Diego Armando Maradona dice di essersi scambiato la maglia con Franco Baresi in quanto sia il più forte difensore che abbia conosciuto).
Con Franco Baresi il calciatore diventa eroe epico ed il calcio letteratura.
