Politica

Ue: Giorgetti, pronti a chiedere il massimo per l’energia e 0,9% per difesa

 

di Antonella Scutiero (*)

L’Italia è pronta a chiedere il massimo della flessibilità prevista dall’attivazione della clausola di salvaguardia per l’energia, cioè lo 0,6% del Pil, e lo 0,9% per la Difesa, che calcolatrice alla mano sono 14 e 22 miliardi, circa 36 in totale. E’ quanto annunciato dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, nelle sue comunicazioni in Parlamento al termine del quale è arrivato l’autorizzazione ad avviare la richiesta in Ue. La Camera ha approvato la risoluzione di maggioranza con 181 voti favorevoli, 126 voti contrari e 12 astenuti. Il Senato ha espresso 98 sì, 60 contrari e 2 astenuti.

Per l’energia, ha spiegato Giorgetti, “faremo ricorso alla potenzialità massima consentita che è in totale lo 0,6, non può oltrepassare lo 0,3 annuale. Visto che il 2026 è ormai giunto a esaurimento si concentrerà sul 2027 e 2028”. Per quanto riguarda la Difesa “riteniamo di usare in senso cumulato, fino al 2028, lo 0,9% e concentrare la prevalenza di questo scostamento nel 2028 perché nel 2027 riteniamo difficile mettere a terra questo tipo di investimenti”. La richiesta di attivazione della clausola verrà inoltrata alla Commissione entro metà mese, con un elenco delle misure di massima e una stima preliminare dei costi attesi. Il via libera finale è atteso “alla riunione Ecofin di ottobre”, dopodiché si avvierà la procedura per lo scostamento di bilancio, su cui il Parlamento si esprimerà a maggioranza assoluta e sarà “giuridicamente vincolante”. Per avere un quadro chiaro delle misure e della ripartizione delle risorse, insomma, bisognerà aspettare la manovra in autunno, anche perché “molto si interseca con l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo, che si chiarirà a fine settembre”. Il quadro è chiaro: le misure realizzate nell’ambito della Nec, la National Escape Clause, “hanno pieno impatto sul deficit”. Questo significa che, senza l’uscita anticipata, l’Italia potrebbe restare più a lungo nella procedura, anche se il deficit oltre il 3% fosse interamente riconducibile a spese realizzate nell’ambito della clausola.

Quanto all’impiego delle risorse, gli interventi sull’energia “potranno interessare famiglie, attività produttive, infrastrutture energetiche di trasporto e più in generale il settore pubblico” ma sono escluse misure temporanee come gli interventi sulle accise o altri sussidi. Per quanto riguarda le spese per la difesa, non serve per “una identificazione e quantificazione degli interventi alla base dell’incremento del livello di spesa”. Non è semplice, chiosa il ministro, “è anche una scelta impopolare e difficile venire a chiedere lo scostamento per la Difesa” ma “ho giurato sulla Costituzione e all’articolo 52 c’è scritto che è sacro dovere del cittadino sostenere la difesa. E davanti al dovere non si diserta”. Sull’utilizzo del Safe però, che tanto agita la maggioranza, il titolare del Mef assicura che “verrà valutato rispetto alla convenienza complessiva” visto che “non esiste una verità assoluta di convenienza. A oggi sicuramente l’interesse offerto da Safe è vantaggioso rispetto a quello che offre un titolo di Stato. Peccato che la struttura del prestito Safe è leggermente diversa e non è paragonabile a nessun tipo di titolo di Stato oggi disponibile”. Ma richiama l’attenzione sul fatto che “Safe ha originato anche progetti di investimenti comuni con altri Paesi europei da parte dei cosiddetti campioni nazionali dell’industria della difesa e di questo non possiamo ignorare l’esistenza”.

(*) La Presse

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