Dall’inviato Marco Bottiglieri (*)
Amatrice (Rieti) – “Polvere, tantissima polvere, dolore e urla. Da quel giorno il terremoto ha cominciato a far parte della mia vita”. Sergio Pirozzi (nella foto) era il sindaco di Amatrice (Rieti) quando alle 3.36 di notte del 24 agosto 2016 un sisma di magnitudo 6.0 devastò il paese, provocando 239 morti dei 299 totali. In occasione dei 10 anni dal terremoto, Pirozzi racconta a LaPresse quei momenti nel luogo in cui li ha vissuti in prima persona: “Appena sento la scossa corro verso il centro, passando da quello che resta di Porta Carbonara. Il tempo di capire cosa fosse successo in mezzo alla polvere e mi rendo conto delle urla. Si vedeva poco, perché la corrente era saltata e c’era solo la luce della luna piena. Ricordo un forte odore di gas”. Poi alle 4.30 una seconda scossa: “Da quel momento il silenzio. Non si è sentito più nulla. Molte persone che erano ancora vive sotto le macerie non c’erano più. E io da sindaco sapevo dove abitavano le persone e quindi sapevo chi non ce l’aveva fatta”. Pirozzi racconta le ore concitate dei soccorsi e le difficoltà nelle ricerche: “Dopo un’ora sembrava il film Apocalypse Now.
Tantissimi elicotteri che portavano via le persone. Non solo dal centro storico, ma dalle 69 frazioni del Comune. C’erano dei referenti delle frazioni di Amatrice che non rispondevano al telefono, quindi capii che c’era stata la devastazione. All’alba i primi mezzi di Protezione civile, ma arrivavano tutti qui in centro, non conoscendo il territorio, e io scrissi su un pezzo di carta trovato per terra che bisognava anche andare in quelle frazioni che non rispondevano al telefono”. “Dopo che si riattivarono i telefoni mi chiamò la Rai, oppure Sky, non ricordo, per chiedermi notizie. Io dissi: ‘Amatrice non c’è più. Amatrice non c’è più’. Perché stavo in mezzo alla mia gente. Quella frase aiutò anche la Protezione civile nazionale a capire che l’epicentro era in questa zona”, ricorda Pirozzi, che da quel momento suo malgrado diventerà ‘il sindaco del sisma’: “Con un’indennità di 600 euro, fai il sindaco di Amatrice solo per amore di questa terra. Era diventato uno dei borghi più belli d’Italia, in controtendenza rispetto allo spopolamento di tante zone. Mai avrei immaginato di essere ricordato come il sindaco del terremoto. Abbiamo fatto comunità e siamo stati aiutati dal popolo italiano”. Durante le ricerche dei superstiti, “si alternavano il senso di morte per parenti e amici al senso di vita che grazie ai soccorritori tornava. La parte più dura fu il riconoscimento delle vittime a 24 ore dall’evento.
Ricordo ogni tanto i visi delle persone. Chi aveva il viso sereno perché era morto per schiacciamento e chi lo aveva gonfio a causa del soffocamento. Ma quello che mi porterò sempre dentro è l’amore dell’Italia per questa terra. È stato un lutto collettivo. Non so se siamo riusciti tutti a elaborarlo. Chi se l’è presa con Dio, chi con se stesso, chi con il destino. Tanti amici che hanno avuto lutti non sono tornati più ad Amatrice. Non perché non amino questa terra, ma perché tornare qui significa risvegliare il dolore”. Oggi Pirozzi ha cambiato vita, tornando alla sua vecchia passione per il calcio. Fa l’allenatore e si occupa della Lucchese, che nell’aprile di quest’anno ha vinto il campionato di Eccellenza Toscana e da luglio milita in Serie D. “Anche oggi che faccio tutt’altro – conclude -, la gente mi apprezza non perché sono io, ma perché in quel momento ho rappresentato un popolo che non si è arreso”.
(*) La Presse
