di Mattia Mallucci
Si allarga ancora il fronte dei Paesi europei pronti a trasferire in Italia i cosiddetti ‘dublinanti’ dopo l’entrata in vigore del nuovo Patto Ue su migrazione e asilo. Dopo Austria, Svizzera, Svezia e Finlandia, anche l’Olanda avvia il processo con Roma. La Germania conferma la collaborazione ma non si sbilancia sui trasferimenti, mentre la Spagna guarda ai meccanismi di solidarietà europei e l’Ungheria ribadisce il suo netto no all’accoglienza obbligatoria. “Stiamo avviando questo processo anche con l’Italia”, ha detto a LaPresse Julia Huisman-de Vries, portavoce del ministero olandese della Giustizia e della Sicurezza, spiegando che “sono in corso contatti per definire una procedura efficace per effettuare questi trasferimenti”. Il riferimento è al Patto Ue, entrato in vigore il 12 giugno. “Da quel momento in poi, tutti gli Stati membri sono tenuti a rispettare le norme del Patto”, ha sottolineato la portavoce. “Questo significa anche che i trasferimenti verso l’Italia devono essere nuovamente effettuati conformemente alle norme del Patto”.
L’Aia non ha ancora indicato il numero delle persone interessate. Italia e Olanda avevano concordato a inizio giugno di riprendere i trasferimenti “da zero”, limitandoli alle persone arrivate dopo l’entrata in vigore del nuovo sistema il 12 giugno. Il dossier riguarda anche la Germania. “Germania e Italia collaborano strettamente e in uno spirito di fiducia sulle questioni relative alle politiche migratorie”, ha detto un portavoce del ministero dell’Interno tedesco. Berlino, però, non ha confermato né smentito singoli trasferimenti, limitandosi a ribadire il coordinamento sull’attuazione del Sistema europeo comune di asilo. La Germania, insieme ad Austria, Danimarca, Olanda e Grecia, lavora inoltre alla creazione dei cosiddetti ‘hub di rimpatrio’ in Paesi terzi. Berlino ha avviato i primi colloqui con potenziali partner, ma per ora non intende indicare i Paesi coinvolti.
La Spagna, invece, è favorevole in linea generale all’applicazione dei meccanismi di solidarietà previsti dalle nuove norme Ue, piuttosto che al ricorso a restrizioni bilaterali isolate. Madrid non ha dunque annunciato al momento una procedura analoga a quella degli altri Paesi sul trasferimento dei ‘dublinanti’. Di segno opposto la posizione dell’Ungheria. “Non permetteremo che, come conseguenza delle decisioni di altri Paesi, migranti arrivati illegalmente vengano trasferiti e insediati in Ungheria”, ha affermato il ministero dell’Interno di Budapest, ribadendo il no al ricollocamento obbligatorio previsto dal Patto Ue. L’Ungheria non sostiene né il sistema delle quote né l’obbligo di versare un contributo finanziario in alternativa all’accoglienza. Budapest conferma quindi la linea della “tolleranza zero” sull’immigrazione illegale, pur assicurando di voler continuare a collaborare con gli altri Stati membri sul rafforzamento delle frontiere esterne e sulla lotta ai trafficanti. La posizione ungherese, ha concluso il ministero, è “sì a una protezione comune delle frontiere europee, no all’accoglienza obbligatoria di migranti illegali”.
(*) La Presse
