Esteri

Fernando Cerimedo e la conquista dell’America Latina: ora nel mirino c’è il Messico di Claudia Sheinbaum

Dopo l’arresto di Fernando Cerimedo per l’agguato alla sua ex compagna, emerge l’esistenza di una rete transnazionale legata a Brad Parscale, consulente MAGA e del governo israeliano. Dalla Bolivia alla Colombia, la macchina di Cerimedo e del suo socio, Javier Negre, avrebbe puntato anche al Messico di Sheinbaum.

 

di Marianna Lentini (*)

 

«Grazie a Brad Parscale per aver creduto in me in ogni momento e per avermi dato la sua tecnologia». A pronunciare queste parole, durante un evento di gala tenutosi lo scorso febbraio nella residenza di Donald Trump a Mar-a-Lago, è stato l’argentino Fernando Cerimedo (nella foto La Presse) — fondatore del media argentino La Derecha Diario e dell’agenzia di marketing digitale Numen — che ha così reso manifesto il suo legame con Parscale, il “guru digitale” artefice dell’ascesa della destra radicale e del movimento MAGA negli Stati Uniti e consulente del governo israeliano. In seguito all’arresto di Cerimedo per il presunto tentato omicidio della sua ex compagna, sono emersi elementi che comproverebbero il suo ruolo all’interno di una rete transnazionale dedicata alla manipolazione elettorale, alla disinformazione e alla destabilizzazione politica della regione latinoamericana, un complesso ecosistema all’interno del quale Parscale è una figura chiave e che è parte del più ampio piano statunitense di dominio della regione, coerente con la recente formulazione della Dottrina Donroe.

 

Il caso Cerimedo: dal tentato femminicidio a una vicenda continentale

Cerimedo , consulente politico e stratega di marketing digitale — come si definisce —, ex consigliere di Javier Milei Jair Bolsonaro tra gli altri, è stato accusato di essere il mandante dell’agguato alla sua ex compagna, l’avvocata e attivista Nadia Beller, avvenuto, per mano di due sicari, lo scorso 17 agosto a Santa Cruz de la Sierra. La donna ha sporto denuncia contro l’argentino, sostenendo di essere stata presa di mira perché sapeva troppe cose e doveva, dunque, essere messa a tacere. Beller ha formulato affermazioni molto gravi sull’influenza politica e sulle presunte attività economiche del suo ex partner, dichiarando che quest’ultimo sarebbe un agente della CIA. Inoltre, l’attivista boliviana — secondo quanto riportato da El País — ha denunciato una rete di corruzione legata a benzina, gasolio, oro e assicurazioni, che a suo dire includeva il presidente Paz, sua moglie Vivian Urquidi e lo stesso Cerimedo. Intervistata dal quotidiano argentino Clarín mentre si trovava ancora nella clinica Las Américas di Santa Cruz de la Sierra, Beller ha affermato che l’esperto di marketing politico le avrebbe anche parlato della più grande bot farm dell’America Latina, situata a Buenos Aires, precisando che ne esistono anche altre che operano nella regione, analoghe alla fabbrica di disinformazione operante a favore del governo israeliano e gestita da Parscale negli Stati Uniti.

 

 

 

 

Non è, dunque, un caso che la polizia boliviana abbia rinvenuto nell’abitazione di Cerimedo proprio una fabbrica di bot e migliaia di dollari in contanti. Nei suoi confronti è scattata anche un’indagine per arricchimento illecito e per traffico di droga.

 

In Argentina, la giustizia ha ordinato il congelamento generale dei suoi beni e di quelli della sua società Numen per un debito insoluto di circa 90.000 dollari con il Banco Galicia, mentre in Colombia l’ex presidente Gustavo Petro ha chiesto un’indagine formale sulla base delle informazioni estratte dal telefono di Cerimedo, ipotizzando che la sua rete abbia utilizzato circa due milioni di profili falsi gestiti da Miami per manipolare le elezioni presidenziali colombiane dello scorso giugno 2026, terminate con la vittoria di Abelardo De la Espriella, il candidato gradito a Stati Uniti e Israele.

 

Così, quello che in principio sembrava essere un tentato femminicidio si è convertito in altro: una vicenda di respiro continentale con al centro la figura di quello che Soledad Vallejos ha definito «l’incantatore di serpenti della nuova destra latinoamericana».

 

Dai falsi titoli accademici a consulente di Milei

La giornalista argentina nel ritratto che fa dell’“uomo MAGA in America Latina” — come lo ha definito il quotidiano britannico The Economist  — ricorda che «il nome di Cerimedo è legato alla sconfitta del progetto costituzionale in Cile nel plebiscito del 2022, all’ascesa dell’attuale presidente argentino Javier Milei e, più recentemente, a quella dei suoi omologhi Rodrigo Paz Pereira in Bolivia e Nasry Asfura in Honduras».

 

Prima di emergere come figura di rilievo nella politica regionale, questo personaggio opaco —  nato in Argentina nel 1981 — ha avuto una traiettoria segnata da insuccessi, truffe, problemi legali e falsi titoli accademici. Millantava, tra le altre cose, lauree e master a Harvard — dove asserisce di aver conosciuto Eduardo Bolsonaro — e al MIT, addestramenti militari con i Navy Seals, un dottorato a Phoenix e persino un ruolo di consulente per l’amministrazione di Barack Obama alla Casa Bianca. Nessuna di queste istituzioni possiede registri del suo passaggio.

 

Dopo l’esordio come docente digitale nel 2018, Cerimedo ha registrato il dominio di La Derecha Diario e ha fondato l’agenzia Numen, piattaforme che si sono presto trasformate in fucine per noti influencer della destra argentina. Con Numen ha prestato servizi di marketing sia per la coalizione di centrodestra di Mauricio Macri sia, pragmaticamente, per amministrazioni peroniste come quella de La Matanza, il distretto più popoloso della provincia di Buenos Aires. Dal 2021 si è legato a Milei, diventando il secondo donatore individuale della sua campagna presidenziale nel 2023 con 28 milioni di pesos — una cifra ritenuta sproporzionata rispetto ai redditi dichiarati dalle sue società — e agendo come intermediario per la celebre intervista con Tucker Carlson, prima che i suoi accessi ufficiali alla Casa Rosada si interrompessero bruscamente a metà del 2024.

 

 

 

Cerimedo, secondo il Cubadebate Media Observatory, ha costruito una base aziendale a Miami — una rete mediatica transnazionale il cui centro operativo si trovava negli Stati Uniti — e ha beneficiato dei suoi legami privilegiati con le principali strutture di potere dell’amministrazione Trump, in particolare con Marco Rubio, grazie al ruolo decisivo dell’argentino-americano Damián Merlo.

 

Obiettivo: screditare le forze progressiste e ottenere trionfi elettorali in America Latina ricorrendo frequentemente alla frode. Ma non mancano legami nemmeno con un controverso personaggio europeo: Javier Negre.

 

La rete Cerimedo-Negre punta al Messico

«Festeggio con il mio socio @FerCerimedo_ok un anno di vittorie elettorali e di crescita esponenziale @laderechadiario. Come sapete, Bolivia, Ecuador, Argentina, Honduras e Cile sono stati vinti dalla destra, e i media hanno giocato un ruolo fondamentale. Inviamo i nostri saluti a @Claudiashein affinché possa avere una nostra foto insieme per la sua conferenza stampa mattutina». Sono le parole contenute in un post su X pubblicato lo scorso dicembre sul profilo del socio di Cerimedo, lo spagnolo Javier Negre, con cui veniva di fatto indirizzato un messaggio alla presidente messicana Claudia Sheinbaum, proiettando un’ombra sulle prossime elezioni statali che si terranno nel Paese latinoamericano, come peraltro paventato dalla stessa Beller nelle sue dichiarazioni. Il giornalista di Marbella — con una complessa storia giudiziaria legata alla diffusione di falsità quando lavorava per El Mundo, vicende per le quali nel luglio 2019 è stato condannato in Spagna — è proprietario del conglomerato spagnolo Right News Media e del Grupo EDA, vicino al partito di estrema destra Vox, e ha acquistato nell’agosto del 2024 il 50% di La Derecha Diario.

 

All’interno dell’ecosistema guidato dalle tecnologie di microsegmentazione di Parscale, Cerimedo e Negre si occupano della costruzione e dell’amplificazione mediatica. Un modello la cui espansione in Messico è potuta avvenire grazie alla stretta relazione politica e mediatica dei due con il magnate messicano Ricardo Salinas Pliego, deciso a lanciare una “battaglia culturale” contro la sinistra e il governo di Sheinbaum.

 

Petro: «Così nasce il tecnofascismo»

Secondo diversi analisti, la maquinaria di Brad Parscale è progettata per sopravvivere alla caduta dei suoi singoli operatori. Anche se Cerimedo dovesse rimanere fuori gioco a causa dei suoi procedimenti penali, l’infrastruttura tecnologica e le reti di lobby rimangono intatte, pronte a essere messe al servizio del miglior offerente della destra radicale. Oltre al piano statunitense volto a ristabilire la propria sfera d’influenza in America Latina — con un ruolo chiave giocato da Tel Aviv —, quello che si profila dalle vicende che stanno travolgendo il Sud America sembre essere una dinamica di respiro ben più ampio — e con potenziali ramificazioni ovunque — messa in luce da Gustavo Petro.

 

 

 

In una recente intervista rilasciata al quotidiano La Jornada, l’ex presidente colombiano, commentando l’ultimo appuntamento elettorale nel suo Paese e il ruolo di Cerimedo e Negre all’interno di esso, ha sottolineato che «non è un caso solo colombiano, è una questione che tende a diventare globale e che è diretta da un centro di potere privato, anch’esso di scala mondiale, i cui proprietari sono multimiliardari, padroni dell’intelligenza artificiale e delle reti. Così affiora il tecnofascismo, l’iperfascismo».

 

(*) InsideOver

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