di Giuliano Longo (*)
La Norvegia non è più considerata dal Cremlino come un “vicino nordico cauto”, ma come il perno avanzato della NATO nell’Artico e nel Nord Atlantico.
Il cambio di passo di Oslo — sancito dal piano di difesa a lungo termine (Norwegian Defence Pledge) e dagli aumenti record della spesa militare (oltre il 3% del PIL) — ha trasformato la dinamica di confine e la sicurezza dell’Alto Nord.
Cosa c’è di “nuovo” nell’impostazione militare norvegese
Rafforzamento al confine di Finnmark: Creazione della nuova Brigata Finnmark nel nord, potenziata con obici semoventi K9 e sistemi di lanciarazzi multipli K239 Chunmoo a lungo raggio.
Capacità di attacco a lungo raggio: L’integrazione di missili Tomahawk e Joint Strike Missile (JSM) sulla flotta di 52 caccia F-35A e il dispiegamento di lanciatori Mk-41 terrestri statunitensi durante esercitazioni congiunte.
Integrazione della difesa nordica.
L’ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO ha eliminato la profondità strategica “neutrale”, consentendo a Oslo di coordinare piani operativi unificati per tutta la Penisola Scandinava.
Sorveglianza marittima e sottomarina
Nuovi sottomarini Type 212CD, nuove fregate e pattugliatori P-8A Poseidon per tracciare la flotta sottomarina russa nel Mar di Barents e nel “GIUK Gap”.
Le specifiche reazioni della Russia contro la Norvegia
Mosca vede questa trasformazione come una minaccia diretta alla Flotta del Nord (con base nella vicina penisola di Kola) e alla sua componente di deterrenza nucleare sottomarina (SSBN) a Severomorsk.
La risposta russa si sviluppa su quattro assi principali
1. Rilocalizzazione del Targeting Strategico e Riconfigurazione Militare
Puntamento missilistico prioritario. Il Ministero della Difesa russo ha dichiarato che le infrastrutture norvegesi che ospitano o supportano vettori ad alta precisione USA/NATO (come i lanciatori Mk-41 per Tomahawk) diventano obiettivi primari per le forze di deterrenza strategica russe.
Rafforzamento del Distretto Militare di Leningrado: Mosca sta incrementando la presenza di brigate motorizzate e sistemi di difesa aerea/costiera (come i missili antinave Bastion) lungo il tratto di confine di 198 km con la regione del Finnmark e di fronte alla Scandinavia settentrionale.
2. Guerra Ibrida, Jamming e Disturbo delle Linee di Comunicazione
Guerra elettronica (EW) nell’Artico: Intensificazione dei blocchi e delle interferenze GPS/GNSS sulle regioni settentrionali della Norvegia (Finnmark e Troms), con impatti sia sull’aviazione militare che sui voli di linea civili.
Pressione sulle infrastrutture energetiche e sottomarine:
Con la Norvegia diventata il primo fornitore di gas naturale dell’Europa dopo il taglio dei flussi russi, Mosca impiega operazioni della “flotta fantasma” e navi di ricerca per mappare e potenziale monitoraggio di gasdotti sottomarini (come l’Europipe) e cavi di fibra ottica nel Mare del Nord.
3. Tensione sull’Arcipelago delle Svalbard e Diritti Marittimi
Innalzamento della pressione diplomatica sulle Svalbard: Mosca contestando l’applicazione rigida delle sanzioni occidentali al trattato del 1920 (Trattato delle Svalbard), accusando Oslo di militarizzare l’arcipelago o di ostacolare l’attività dei minerari e ricercatori russi a Barentsburg.
Guerra delle ZEE e dei diritti di pesca: Contestazioni sulle quote di pesca e sui confini della Zona di Protezione Marittima attorno alle Svalbard, utilizzate come leva di molestia normativa e navale.
4. Escalation delle Esercitazioni e Proiezioni di Forza
Provocazioni aeree e marittime: Aumento delle intercettazioni Quick Reaction Alert (QRA) con bombardieri strategici Tu-95/Tu-160 e pattugliatori Tu-142 lungo la costa norvegese per testare i tempi di reazione dei caccia F-35 norvegesi e della catena di comando NATO.
Esercitazioni navali aggressive: Esecuzione di manovre a fuoco reale nel Mar di Barents e nel Mare di Norvegia, mirate ad “interdire” l’accesso navale alle forze alleate durante le esercitazioni NATO.
(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali
