Veruska D’Angelo, assistente sociale che segue la vicenda della cosiddetta famiglia del bosco, “non è stata sostituita. Non c’è stata nessuna sostituzione. Si tratta di una fandonia messa in circolo per rafforzare ragioni, pretese, parole d’ordine che non hanno alcun fondamento. La propaganda sta da una parte, la realtà sta da un’altra”. Lo dice a LaPresse il legale dell’assistente sociale, avvocato Luca Bauccio. La nuova assistente nominata per il caso, sottolinea, fa parte “di un team. Ci sogno gli assistenti, gli psicologi. Almeno la mia assistita non ha sulle spalle tutto il peso delle attività che devono essere svolte che sono anche abbastanza complesse vista l’ordinanza del tribunale dei Minori. C’è un mare di cose: bisogna gestire il rientro graduale dei bambini, l’iscrizione a scuola. Il fatto che un’assistente si affianchi è diventata una sostituzione. Sarei curioso di sapere chi è quel genio che ha messo in giro questa menzogna. Io ho qualche idea”, ha aggiunto.
Siamo sereni per procedimento disciplinare
Il procedimento disciplinare aperto dall’Ordine degli assistenti sociali d’Abruzzo nei confronti di Veruska D’Angelo, l’assistente sociale che si occupa della vicenda della cosiddetta ‘famiglia nel bosco’ “è un atto che interpretiamo come un atto a nostra tutela di voler dare la possibilità alla dottoressa D’Angelo di documentare, di spiegare. Cosa che abbiamo fatto. Siamo così sereni che oggi depositiamo un’istanza al Consiglio di Disciplina per anticipare l’udienza finale. Non temiamo alcuna decisione”. Lo dice a LaPresse il legale dell’assistente sociale, avvocato Luca Bauccio. Per quanto riguarda le accuse che hanno portato all’esposto, spiega il legale, un’accusa è “che avesse inventato la vicenda dell’avvelenamento dei bambini. Abbiamo però prodotto documenti ospedalieri che provano che nell’immediatezza del ricovero i bambini sono stati curati secondo il protocollo antiveleni. Tutto questo per dare un’idea dell’invenzione che si è fatta attorno a questa vicenda”. “Le testimonianze scritte dei superiori, presenti alle operazioni, hanno potuto documentare che la dottoressa D’Angelo si è sempre comportata con estrema misura e neutralità. Basta leggere le relazioni”, conclude il legale.
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