La guerra di Trump

La scacchiera di Bab el-Mandeb: la presa di Perim e il dilemma strategico di Washington

di Giuliano Longo (*)

​L’escalation nello stretto di Bab el-Mandeb ha raggiunto un nuovo punto critico: secondo indiscrezioni della stampa mediorientale e russa, i militanti del movimento yemenita Ansarullah (Houthi) avrebbero conquistato l’isola di Perim (Mayun), punto focale che divide lo stretto in due canali navigabili.

La neutralizzazione delle Forze di Resistenza Nazionale filo-saudite nell’area segnerebbe il passaggio del controllo diretto del collo di bottiglia del Mar Rosso nelle mani degli Houthi, consentendo loro di posizionare sistemi d’arma e missili a cortissimo raggio per monitorare il traffico marittimo.

Il valore strategico di Perim e le garanzie sul greggio

​L’isola di Perim non è una semplice striscia di terra vulcanica: è la “chiave di volta” della navigazione tra l’Oceano Indiano e il Canale di Suez. Il comando degli Houthi ha ribadito che le navi commerciali di paesi estranei al conflitto mediorientale possono transitare liberamente, lanciando però un monito diretto ai navigli legati a Israele e all’Arabia Saudita.

​Secondo analisi diffuse dal Center for Strategic and International Studies (CSIS) e da Reuters, l’instabilità strisciante e i continui attacchi lungo queste rotte hanno spinto le principali compagnie di navigazione a circumnavigare l’Africa. Ciò ha inevitabilmente generato forti tensioni sui mercati energetici: i prezzi del greggio tipo Brent registrano impennate a causa dei timori di strozzature permanenti nei flussi petroliferi della regione.

Il vicolo cieco della diplomazia e della sicurezza americana

​L’aspetto più complesso della crisi riguarda l’atteggiamento di Washington. Stando ai report citati, la leadership saudita avrebbe cercato un supporto aereo immediato dagli Stati Uniti per condurre raid volti a ricacciare gli Houthi dall’isola. Tuttavia, la diplomazia americana appare estremamente cauta nell’aprire un ennesimo fronte di scontro diretto nello Yemen.

​Sulla carta, la risposta militare anglo-americana condotta nell’ambito di operazioni di pattugliamento marittimo (come l’operazione Prosperity Guardian) ha dimostrato la difficoltà intrinseca nel degradare completamente le capacità belliche degli Houthi. Come sottolineato da pubblicazioni specializzate come Jane’s Defence Weekly e dalle analisi del US Naval Institute (USNI), il gruppo armato yemenita adotta tattiche asimmetriche efficaci e a basso costo, contro le quali i costosi intercettori navali occidentali rischiano un logoramento economico e operativo nel lungo periodo. Il viaggio d’urgenza del comando del CENTCOM a Riyadh conferma la gravità della situazione e la necessità di coordinare le prossime mosse strategiche con gli alleati del Golfo.

Un nuovo equilibrio nel Golfo

​La vicenda di Perim dimostra come il controllo dei chokepoints marittimi rimanga l’arma geopolitica più incisiva del XXI secolo. Fino a quando la pressione diplomatica non riuscirà a stabilizzare le dinamiche regionali nel Vicino Oriente, lo stretto di Bab el-Mandeb rischia di rimanere un’area ad altissimo rischio, capace di condizionare l’intera economia globale con il semplice posizionamento di forze d’assalto su un’isola di soli tredici chilometri quadrati.

(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali

nell’immagine l’area strategica scenario della crisi

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