La guerra di Trump

Il GNL americano è insufficiente a coprire la domanda europea e globale

di Balthazar

 

Sulla base dei dati attuali (2025-2026), la capacità di esportazione di GNL dagli Stati Uniti non è sufficiente da sola a soddisfare l’intera domanda globale, sebbene giochi un ruolo fondamentale nel bilanciare il mercato, specialmente dopo la riduzione delle forniture russe in Europa.

 

Gli Stati Uniti sono diventati uno dei maggiori esportatori mondiali, coprendo una quota significativa della domanda europea e internazionale, trainata principalmente dalla crescita economica in Asia e dalla necessità di decarbonizzazione, rendendo necessaria una diversificazione delle fonti di approvvigionamento.

 

Eppure la capacità USA è limitata dal numero di terminali di esportazione attivi e da decisioni politiche, come le pause temporanee nelle autorizzazioni per nuove licenze di esportazione. In sintesi, il GNL americano è un pilastro cruciale, ma il mercato globale si affida a un mix di fornitori (Qatar, Australia, Russia, ecc.) per soddisfare la domanda complessiva.

 

Probabilmente il “trivellatore” Trump – drill drill disse rivolto ai boss dell’industria energetica, americana – ha fatto i conti sen za l’oste rappresentato dalla guerra con l’Iran e che lui e Netanyahu hanno scatenato.

Ma veniamo ai fatti.

. Entro il 2030, i piani statunitensi prevedono un’espansione della capacità di liquefazione fino a 190 milioni di tonnellate, ma all’inizio del secondo anno dall’insediamento dell’amministrazione Trump, e nonostante il suo incondizionato sostegno, l’industria petrolifera e gasiera americana si è ritrovata in una posizione più complicata rispetto a quella vissuta sotto l’amministrazione Biden.

L’impennata del 70% dei prezzi europei a seguito dell’inizio dell’operazione militare di Stati Uniti e Israele ha garantito un’elevata redditività per le forniture di GNL sul mercato europeo, poiché il divario di prezzo tra gli hub commerciali sulle due sponde dell’Atlantico ha toccato i 15 dollari per MMBtu.

Ma il fattore scatenante per il riassetto del mercato mondiale del GNL è stato il fermo, avvenuto già il 2 marzo, del più grande complesso produttivo al mondo in Qatar.

Il blocco della raffineria di Ras Laffan non è stato causato solo da danni strutturali degli attacchi iraniani, ma anche dal sovraccarico dei siti di stoccaggio dovuto all’impossibilità di esportare il GNL a causa del conflitto.

,Gli attacchi iraniani contro il complesso di Ras Laffan hanno messo fuori uso circa il 17% della capacità qatariota di liquefazione del gas naturale e la .QatarEnergy ha invocato la clausola di forza maggiore sui contratti a lungo termine con Italia, Belgio, Corea del Sud e Cina.

I lavori di riparazione potrebbero durare dai 3 ai 5 anni, mentre le perdite per il Qatar sono stimate in 20 miliardi di dollari all’anno.

Dopo l’attacco missilistico contro il colossale impianto di gas naturale liquefatto in Qatar gli acquirenti di tutto il mondo, presi dal panico, hanno iniziato a correre ai ripari stipulando contratti di fornitura a lungo termine con i produttori statunitensi, anche se per i vertici europei sarebbe ragionevole posticipare i termini per la completa rinuncia al gas russo.

Ma Bruxelles non può prendere una simile decisione poiché,. proprio come nelle dinamiche tra Israele e Iran, un compromesso con il proprio avversario esistenziale, la Russia, risulta impossibile. Quindi nella lotta contro di esso, qualsiasi sacrificio interno appare giustificato.

E’ questo contesto, tra l’Europa e l’Asia si sta innescando un’accesa competizione per accaparrarsi le forniture spot di GNL statunitense. Una dinamica che impedirà al prezzo per il mercato europeo di scendere al di sotto degli attuali 19 dollari per MMBtu e anzi è destinata a salire nei prossimi mesi.

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