Economia e Lavoro

Risparmio: First Cisl, in 10 anni +22% ricchezza famiglie, crescita più bassa Eurozona

 

La crescita della ricchezza netta delle famiglie italiane è la più bassa soprattutto nel confronto con le principali economie europee. Al 31 dicembre 2025 il suo ammontare è infatti di 11.333 miliardi di euro, contro i 19.867 della Germania, i 14.054 della Francia e gli 8.484 della Spagna. La ricchezza netta dell’area euro ha raggiunto nel 2025 i 68.521 miliardi di euro. Lo sottolinea un’analisi dell’Osservatorio della Fondazione Fiba di First Cisl sulla ricchezza delle famiglie tra il 2015 e il 2025, il nuovo progetto della Fondazione Fiba di First Cisl presentato oggi a Roma nel corso della tavola rotonda “La ricchezza delle famiglie e lo sviluppo del Paese”.

Rispetto al 2015, si sottolinea, l’incremento italiano è stato del 22,8%, a fronte dell’87,3% della Germania, del 42% della Francia e del 56,6% della Spagna. Di conseguenza il peso della ricchezza delle famiglie italiane sul totale di quelle dell’area dell’euro è calato dal 21,7% al 16,5%. In particolare, dal 2015 la crescita totale dell’Italia, pari a 2.107 miliardi, è stata determinata per il 45% circa (937 miliardi) da azioni non quotate e da altri titoli di capitale (+ 102,7%) detenuti per la quasi totalità (98,3%) dal decile delle famiglie più abbienti. È stata anche una crescita a due velocità, nettamente più marcata nel secondo quinquennio: dal 2020 al 2025 l’aumento della ricchezza è stato di 1.829,6 miliardi, contro i soli 277,4 miliardi del periodo dal 2015 al 2020.

Il divario emerge anche guardando alla ricchezza netta per famiglia. Nel 2015 le famiglie italiane disponevano mediamente di 366.790 euro, più delle famiglie tedesche (263.390) e spagnole (291.480) e anche delle francesi (330.980). Nel 2025 il valore italiano sale a 452.300 euro, sempre al di sopra di Spagna (436.900) e Francia (441.080), ma al di sotto della Germania (480.390).

La debole dinamica della ricchezza si spiega con una crescita modesta dei redditi rispetto alle principali economie europee. Tra il 2015 e il 2025 il reddito disponibile lordo delle famiglie italiane è passato da 1.132,8 a 1.455 miliardi di euro, con un incremento del 28,4%. Nello stesso periodo la crescita è stata del 48,3% in Germania, del 41,1% in Francia e del 53,8% in Spagna. Come per la ricchezza, anche l’incremento dei redditi in Italia è maturato in gran parte dal 2020. Per quanto riguarda il risparmio lordo delle famiglie italiane, si passa dai 125,7 miliardi del 2015 ai 161,1 miliardi del 2025, con una crescita di appena il 28,2%. Germania e Francia registrano rispettivamente incrementi del 64,4% e dell’80,7%, mentre la Spagna arriva al 134,2%. Nel 2025 il tasso di risparmio lordo italiano è pari al 10,7%, il più basso tra i principali Paesi e nettamente inferiore alla media dell’area euro, pari al 14,32%. Germania e Francia si collocano rispettivamente al 19,2% e al 17,2%, mentre la Spagna raggiunge l’11,9%

5% famiglie italiane detiene oltre 50% ricchezza

La ricchezza delle famiglie italiane è sempre più concentrata nelle mani della fascia più abbiente della popolazione. Nel 2010 il 10% più ricco deteneva il 52% della ricchezza netta complessiva; al 31 dicembre 2025 la quota è salita al 60,6%. Ancora più marcata la crescita della concentrazione al vertice: il 5% più ricco è passato dal 39,9% della ricchezza nel 2010 al 50,2% nel 2025. In quindici anni la sua quota è quindi aumentata di oltre 10 punti percentuali.  Da evidenziare, si sottolinea, è anche la distribuzione delle passività. I cinque decili più poveri devono fare fronte al 37,9% dell’indebitamento complessivo. Se poi si guarda al rapporto tra passività e ricchezza lorda il decile più povero è al 95,6%, un dato più basso di quello che si registra nella maggioranza dei Paesi dell’area dell’euro, nei quali per lo stesso decile la ricchezza è negativa. L’indebitamento complessivo delle famiglie italiane è pari invece a circa il 10,2% dell’area dell’euro (804,7 miliardi su 7.927,7), contro il 27,4% della Germania, il 22,2% della Francia e il 9,1% della Spagna. L’incidenza del debito italiano sul totale è in diminuzione: era l’11,1% nel 2015.  La distribuzione delle singole attività finanziarie è fortemente sbilanciata verso il decile più ricco, aggiunge l’analisi. Il 10% più abbiente detiene il 43,4% dei depositi, il 76,7% dei titoli di debito, il 93,3% delle azioni quotate, l’82,5% delle quote di fondi comuni, il 76,9% delle assicurazioni ramo vita e il 98,3% delle azioni non quotate e delle altre partecipazioni. La concentrazione è quindi particolarmente elevata proprio nelle forme di ricchezza finanziaria più direttamente collegate all’investimento e alla partecipazione ai mercati dei capitali. Altra caratteristica della composizione della ricchezza degli italiani è la quota elevata di titoli di debito posseduti, che rappresentano il 54,8% del totale di quanto hanno in portafoglio le famiglie europee (515 miliardi di euro su 939,4). Gli immobili hanno ancora un ruolo rilevante nella struttura del patrimonio delle famiglie italiane: il loro peso sulla composizione della ricchezza lorda è infatti del 46%, anche se nell’eurozona è pari al 56,9%. Questo nonostante l’andamento tutt’altro che brillante del mercato immobiliare. Ponendo pari a 100 il valore del 2015, i prezzi delle abitazioni italiane (calcolati sulla base delle compravendite – fonte Eurostat) salgono nel 2025 a 116,1, mentre nell’area euro raggiungono 153,7. Germania e Francia si collocano rispettivamente a 152,7 e 127,3 mentre la Spagna arriva a 180,6. L’aumento del valore degli immobili italiani è dunque molto più contenuto rispetto a quello registrato nelle principali economie dell’area dell’euro.

Aumentare Pil e salari contro boom diseguaglianze

“Senza un significativo e duraturo aumento del prodotto interno lordo e un forte rialzo delle retribuzioni con ragionevole certezza aumenterà ancora la quota della ricchezza netta italiana detenuta dal 5% delle famiglie più ricche, già passata negli ultimi 15 anni dal 39,9% al 50,2%, il livello più alto nell’eurozona ad eccezione di Austria e Lettonia”. Lo sottolinea il Segretario generale nazionale della First Cisl, Riccardo Colombani, commentando l’analisi dell’Osservatorio della Fondazione Fiba di First Cisl sulla ricchezza delle famiglie, il nuovo progetto della Fondazione Fiba di First Cisl presentato oggi a Roma nel corso della tavola rotonda “La ricchezza delle famiglie e lo sviluppo del Paese”.

“Ci troviamo però di fronte ad un nodo gordiano: servono ingenti investimenti ma non possiamo fare affidamento sulla finanza pubblica. È un problema che riguarda la gran parte dei Paesi europei. Con questa consapevolezza, lo scorso anno la Commissione europea ha elaborato l’evoluzione dell’Unione dei mercati dei capitali in Unione del risparmio e degli investimenti. Più in dettaglio – prosegue Colombani – per stimolare la canalizzazione delle ricchezze delle famiglie nell’economia reale europea, la Commissione ha proposto ai Paesi dell’Unione l’utilizzo dei conti di risparmio e di investimento. L’obiettivo è strategico e irrinunciabile, considerato che ogni anno centinaia di miliardi di euro, attraverso prodotti di risparmio gestito, vengono investiti in società non europee quotate in gran parte negli Usa, anche a causa della ridotta dimensione e della frammentazione dei mercati finanziari europei”.

“Siamo convinti che la mobilitazione della ricchezza delle famiglie verso l’economia reale possa essere decisiva. Siamo però scettici riguardo a soluzioni che puntino solo alle agevolazioni fiscali sugli eventuali benefici economici rivenienti dagli investimenti, perché temiamo che non si rivelino efficaci. L’esperienza dei piani individuali di risparmio – osserva – corrobora il nostro dubbio: a qualche anno dal varo e dopo i tentativi di rilanciare lo strumento, le masse gestite non sono considerevoli, non sempre divengono capitale di rischio e soprattutto manca un approccio olistico”.

“Riteniamo debbano essere praticate scelte più nette. La sfida deve consistere nella valorizzazione delle milioni di micro, piccole e medie imprese italiane non quotate che incidono molto sul Pil e occupano la gran parte delle persone. A tal fine abbiamo avanzato insieme alla Cisl la proposta di costituire un fondo nazionale a sostegno dell’economia reale che preveda: garanzie pubbliche integrali sulla ricchezza che gli italiani volontariamente destineranno a tale progetto, con limiti di ammontare e temporali per evitare speculazioni; un governo della ricchezza raccolta affidato alla regia di CdP, con l’attività indispensabile di banche, assicurazioni e altri intermediari finanziari; un’architettura articolata di allocazione che, facendo leva su consorzi di filiera, magari con prerogative potenziate da una legislazione di sostegno, crei quelle condizioni di fiducia negli imprenditori, necessarie ad aprire le porte delle loro imprese. È opportuno evidenziare che, dai conti distributivi della ricchezza forniti da Bce, emerge che proprio le partecipazioni delle famiglie nelle società non quotate ha registrato un incremento di ben il 102,7%, il maggior tra tutte le componenti della ricchezza”.

“È poi necessario elaborare e attuare un’efficace politica dei redditi che si ponga l’obiettivo dell’elevazione economica del lavoro. Il robusto rafforzamento delle retribuzioni, attraverso la contrattazione collettiva, non può limitarsi alla tutela del potere d’acquisto, ma deve fare leva soprattutto sulla partecipazione agli utili d’impresa. Servono incentivi efficaci e strutturali. Diversamente – conclude Colombani – senza investimenti, senza una crescita forte e duratura e soprattutto senza retribuzioni significativamente più alte, si amplieranno ancora le diseguaglianza economiche”.

RED

Related posts

Sanità: sciopero medici di famiglia 15 e 16 settembre, le ragioni della protesta

Redazione Ore 12

Imprese in crescita: +29.489 nuove attività tra aprile e giugno. Dati Unioncamere-Infocamere

Redazione Ore 12

Vendite al dettaglio, avanti sia in valore, che in volume

Redazione Ore 12