di Melania Di Giacomo
(LaPresse) – Esplode la rabbia all’ex Ilva. Dopo l’assemblea tenuta davanti allo stabilimento di Taranto, Fim, Fiom, Uilm e Usb annunciano uno sciopero di 24 ore di tutti i lavoratori dell’appalto, mentre partivano i blocchi stradali. I lavoratori hanno attraversato in corteo la statale, il quartiere Tamburi, il più vicino allo stabilimento siderurgico, fino a raggiungere il Municipio, per incontrare il sindaco Piero Bitetti. Nella vertenza industriale più delicata, la conseguenza immediata sono i 2.500 posti di lavoro dell’indotto e degli appalti a rischio. Le procedure di licenziamento collettivo, avviate da 28 aziende, erano state congelate la scorsa settimana dopo il confronto a Palazzo Chigi, in attesa della decisione della Corte d’Appello di Milano sulla sorte dell’area a caldo. Quella tregua è però durata pochi giorni. Venerdì la corte ha respinto la richiesta di sospensiva presentata da Acciaierie d’Italia e dall’ex Ilva in amministrazione straordinaria, confermando il provvedimento che impone di spegnere di altoforni entro il 28 ottobre. Le imprese hanno fatto quindi ripartire le procedure, che erano state sospese in via temporanea. E a Taranto la risposta è arrivata oggi con lo sciopero. “Non ci fermeremo se non ci saranno soluzioni e misure straordinarie per tutti i lavoratori”, hanno avvertito i sindacati. La richiesta dei metalmeccanici è ora soprattutto politica. Un nuovo confronto con il governo, inizialmente atteso per domani, è stato convocato per mercoledì mattina alle 10 a Palazzo Chigi. I sindacati, però, non vogliono che il nuovo incontro si trasformi in un’altra riunione interlocutoria. Hanno presentato un loro piano e chiedono che sia quello il punto di partenza del confronto. L’obiettivo è ottenere strumenti straordinari per evitare che lo stop dell’area a caldo si traduca, nel frattempo, in una fuoriuscita di migliaia di lavoratori nel siderurgico e nelle aziende che vi ruotano attorno. Per il segretario generale della Fiom, Michele De Palma, è necessario “un provvedimento d’urgenza” da parte della premier con il “blocco dei licenziamenti ora”. “Il tempo delle attese, dei tavoli rinviati e delle promesse non mantenute è finito”, affermano in una nota unitaria le segreterie di Fim, Fiom, Uilm e Usb di Taranto, “l’iniziativa di oggi non rappresenta una protesta isolata, ma l’inizio di una fase di mobilitazioni se non arriveranno le risposte”. “Capisco l’ansia e la tensione dei lavoratori dell’ex Ilva e dell’indotto. Tornerò a parlare con il governo per dire che dobbiamo fare presto, che dobbiamo trovare soluzioni per tutelare concretamente ambiente e salute, garantire i posti di lavoro e garantire le alternative economiche che abbiamo richiesto”, ha detto il sindaco Bitetti, “serve che ognuno faccia la sua parte, se non governiamo questo passaggio epocale nessuno si salverà. Taranto non può essere lasciata da sola”.
