di Francesco Floris
(LaPresse) – Non c’è alcuna “traccia” che il denaro movimentato nel 2017 dalla famiglia di Andrea Sempio sia arrivato a Mario Venditti. Con questa motivazione il gip di Brescia, Mauroernesto Macca, ha accolto la richiesta della Procura di Brescia, guidata da Francesco Prete, di archiviare l’accusa di corruzione in atti giudiziari a carico dell’ex procuratore aggiunto di Pavia, indagato nell’inchiesta parallela sul delitto di Garlasco e i presunti depistaggi del 2017-2017 per scagionare Sempio. Un provvedimento di 14 pagine, depositato nelle scorse ore, che chiude – almeno per ora – il filone dell’inchiesta bresciana nato attorno al cosiddetto “pizzino” sequestrato a maggio 2025 nell’abitazione del 38enne, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, di cui proprio Venditti aveva chiesto e ottenuto l’archiviazione 9 anni fa nella prima indagine a suo carico. Il biglietto, erroneamente datato 4 febbraio 2016, riportava la scritta ‘Venditti Gip Archivia X 20.-30. euro’: per gli inquirenti, complice il punto dopo le cifre 20 e 30, avrebbe potuto significare 20mila o 30mila euro, pagati per far cadere le accuse. Proprio su quel ‘pizzino’, su alcuni movimenti di denaro contante e sui conti correnti della famiglia del commesso di Vigevano – sempre giustificati come soldi per pagare gli avvocati o per avere “le carte” – si era fondata l’ipotesi corruttiva.
Il gip, però, boccia la ricostruzione anche sul piano logico: il fatto che i Sempio abbiano definito “gip” l’allora procuratore aggiunto dimostra, scrive Macca, una “conoscenza approssimativa” dei ruoli processuali, che “mal si concilia” con un rapporto corruttivo. Che per essere tale presupporrebbe quanto meno di sapere con quale magistrato si stia trattando la ‘mazzetta’ e che ruolo rivesta. Il fascicolo non è tuttavia chiuso in maniera definitiva e potrebbe essere trasmesso a Pavia a carico di ignoti per approfondire il ruolo nella vicenda di alcuni carabinieri della sezione di polizia giudiziaria di Venditti. A cominciare da Maurizio Pappalardo, l’ex comandante del Nucleo Informativo dell’Arma a Pavia, che pur non avendo mai avuto a che fare con Garlasco, è stato trovato in possesso nel cellulare di 3 foto scattate la mattina della vigilia di Natale del 2016 (il giorno successivo all’iscrizione di Sempio sul registro degli indagati) mentre non era in servizio e fruiva di un permesso ex legge 104. Negli scatti alcune delle carte relative all’indagine difensiva per Stasi della SKP – la società di intelligence privata assoldata all’epoca dai legali dello studio Giarda – e i tabulati telefonici che avevano acceso un faro su Sempio.
Dopo settimane di silenzio sull’argomento è tornato a parlare l’avvocato Domenico Aiello, legale di Venditti, che ha bollato l’inchiesta sul suo assistito, scoppiata un anno fa, come una “pagina triste, indecorosa” in cui la versione del suo assistito non è mai stata ascoltata: Aiello punta il dito contro le due pm che avevano in carico fascicolo fino a pochi mesi fa, accusandole di aver promosso un “vero e proprio linciaggio mediatico” iniziato “all’alba” del 26 settembre 2025, giorno delle perquisizioni in casa della ex toga in pensione, e proseguito “in diretta” televisiva “a reti unificate”. Un’accusa di corruzione senza prima individuare un “corruttore” né sentire la versione dell’ex collega. Il fatto che “altri magistrati, meritevoli e avveduti” vi abbiano posto rimedio, aggiunge, “non compensa le sofferenze dell’uomo, della famiglia”, né ripara al “fango prodotto per l’intera categoria dei magistrati”, divenuta improvvisamente “screditabile, sindacabile o corruttibile all’occorrenza”.
Il filone corruzione resta comunque distinto dall’inchiesta principale sull’omicidio del 13 agosto 2007 in cui perse la vita Chiara Poggi. Giovedì a Roma il pool difensivo di Sempio si è riunito in presenza per fare il punto sul filone pavese a meno di 11 giorni dalla data del 28 settembre in cui scadono i termini – salvo proroghe – per l’inchiesta. Sempio ha incontrato i suoi legali, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, i consulenti di parte Armando Palmegiani e Marina Baldi negli uffici del Laboratorio ‘Genomica’ in via Arduino. Collegati da remoto anche i nuovi consulenti: la medico legale, Sabina Pelosi, e Giacomo De Angelis, specializzato in calzature chiamato a occuparsi di Garlasco per mettere a confronto le misurazioni della scarpa Frau numero 42, che le sentenze di condanna ad Alberto Stasi indicano come l’impronta insanguinata del killer, con il piede dell’indagato. Secondo quanto trapelato il pool difensivo non avrebbe escluso di essere pronto a depositare nuove consulenze tecniche, già in fase di elaborazione, alla Procura diretta da Fabio Napoleone e all’aggiunto Stefano Civardi che coordina il fascicolo affidato al Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano sul delitto.
