Torna libero il 20enne arrestato mercoledì dalla Polizia di Stato di Milano per la presunta aggressione con un “calcio” e insulti a un rabbino di 60 anni, a cui sarebbe stato sottratto un copricapo, avvenuta nel pomeriggio del 16 settembre in piazza Bande Nere, storico quartiere ebraico di Milano. Lo ha deciso il Tribunale di Milano. La giudice Sofia Fioretta oggi in servizio alla sezione Direttissime ha accolto la richiesta di misura cautelare chiesta dal pubblico ministero Luca Gaglio, che coordina le indagini della Digos, ritenendo più che sufficiente l’obbligo di presentazione alla polizia rispetto alla detenzione. Il giovane dovrà affrontare un processo per propaganda e istigazione per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. La prima udienza è stata fissata per il 12 novembre. Con lui sono indagati anche un amico e il fratello, denunciati a piede libero. Il fratello, parlando con i giornalisti, ha fornito una versione opposta dell’aggressione: ha negato che ci sia mai stata una colluttazione con l’uomo invitando ad andare a visionare le telecamere di sorveglianza e ha detto di non aver mai proferito insulti in lingua araba perché “non siamo razzisti”. Secondo i verbali redatti in Questura e fondati sulla denuncia della vittima che ha scatto alcune fotografie e girato un video in cui si vedono i tre giovani allontanarsi, i fatti descritti rappresenterebbero un “grave pericolo sociale” tale da giustificare il foglio di via da Milano per un anno. L’aggressione sarebbe stata commessa con “brutale violenza fisica” in “orario pomeridiano” senza considerazione per “l’incolumità” dell’uomo e alcun “timore” per le “conseguenze” penali del proprio gesto. Così avrebbero causato “diffuso allarme sociale” che “accentua il senso di insicurezza della comunità” ebraica a Milano.
Post precedente
