Programma, leadership e armi all’Ucraina. Il campo progressista resta in fibrillazione e per il momento tutti i nodi rimangono sul tavolo. Per il tavolo che dovrà occuparsi della stesura del programma si attende una data che tarda ad arrivare.
“Noi siamo pronti”, dice il leader M5S Giuseppe Conte dopo aver incassato dagli iscritti il mandato sui temi sottoposti al voto online. Ma prima va trovata un’intesa con gli alleati su come procedere, poi va cercata una quadra sui temi. A partire dalla questione dell’invio di armi a Kiev, sulla quale si registrano le principali tensioni. “Io sono fiducioso che si troverà un punto di caduta sul mandato ricevuto da Nova, che non riguarda soltanto la comunità del Movimento Cinque Stelle, ma riguarda tantissimi altri cittadini che esprimono questa chiara sensibilità”, conferma oggi Conte, tenendo una posizione che rischia di produrre le prime fratture con i possibili alleati di coalizione. “Per quanto ci riguarda non potremmo mai stare in una coalizione nella quale prevalesse questo modo di affrontare l’imperialismo di Putin”, dice Riccardo Magi, segretario di Più Europa, in riferimento alla linea dei cinque stelle.
Altro fronte caldo riguarda la leadership, con il balletto ‘primarie sì, primarie no’, che prosegue senza ancora trovare uno sbocco. Sul punto, da Avs, Angelo Bonelli tenta una exit strategy e spariglia: le primarie “penso non sarebbe il caso di farle, la cosa migliore sarebbe trovare una terza figura politica attraverso un’intesa”, e comunque “se ci saranno, in tempi brevi decideremo il nostro candidato”.
Dal Pd il capogruppo al Senato Francesco Boccia ribadisce che “il programma viene prima della scelta della leadership” e Italia viva, per bocca di Maria Elena Boschi, evidenzia: “Possiamo partire dal programma o dalle primarie, a noi va bene tutto. Purché si smetta di parlare soltanto di alchimie, regole e veti. Noi lavoreremo fino all’ultimo giorno utile – conclude l’ex ministra – perché il futuro del Paese non venga lasciato nelle mani di Meloni, Salvini e magari Vannacci”.
Intanto torna sulla scena Beppe Grillo che, intervistato da Pulp Podcast, nega di avere l’intenzione di lanciare un nuovo partito. “Come faccio io a fondare un partito, a organizzarlo? – dice ai conduttori Mr Marra e Fedez – No, no, mi dispiace ma non ho il potere di farlo, non ho le facoltà di farlo. Io posso dare degli input, delle idee straordinarie sull’ambiente, sulla religione, sulle cose”. L’ex garante del Movimento – la cui imprevedibilità non garantisce comunque qualche iniziativa in vista delle elezioni – fa però capire che non rinuncerà alla battaglia legale sul simbolo. Dal Movimento 5 Stelle “sono stato estromesso ma non ho rimpianti perché oggi è un’altra cosa”, prosegue, e oggi nel partito “di progressista c’è solo la paralisi della mente, progressiva”. Per questo dovrebbero cambiare simbolo “anche per dare valore al reverendo Jones, l’uomo che sussurava ai cavilli, perché lui dovrebbe avere il suo stemma, con la sua faccia e andare avanti”. Guardando al futuro “non vedo una rinascita del Movimento e dei suoi valori, perché è passato, quello spirito non c’è più – afferma il fondatore – Però vedo che alcune cose sono compostabili, cioè sono dentro. Hanno detto ‘sei stato polverizzato’, ma nella polvere ci sono ancora dei semi di qualcosa”.
